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Varianti e variabili della politica e della cittadinanza

Possiamo lamentarci fin che vogliamo della politica italiana, ad essa compete legiferare, decretare, “ordinare” e “sanzionare”.
Questo non significa che i cittadini, i lavoratori, possano solo “osservare” e “giudicare”.
No. Possiamo (e dobbiamo) farci sentire attraverso tutti gli strumenti democratici della partecipazione, anche conflittuale, come abbiamo fatto con il recente sciopero generale.
Come faremo in tutte le sedi e le occasioni in cui occorra confrontarsi dialetticamente con la politica e i politici, nel rispetto della reciproca autonomia.
Al Sindacato compete lottare in tutte le situazioni, a maggior ragione in quelle più difficili e complesse che mettono a rischio la Salute e la Sicurezza psicofisica e psicosociale delle persone: una per una, tutte insieme.
Purtroppo si è generata una brutta e talvolta cattiva contrapposizione con una parte dei cittadini-lavoratori che non vogliono assolutamente vaccinarsi, rispetto alla quale non credo che il problema principale sia quello della comunicazione.
Non abbiamo capito cosa sostengono Mattei, Cacciari, Freccero o, viceversa, questi non hanno capito bene le decisioni che sono state prese e le misure adottate?
Non scherziamo.
Non bisogna mai stancarsi di dialogare, ma quando risulta inutile ogni opera di convincimento, attraverso la voce delle istituzioni e della comunità scientifica preposte alla tutela della Salute collettiva, bisogna prenderne atto e procedere con serena determinazione.
Altra cosa è lasciarsi andare al populismo becero delle sanzioni/multe come fa il Prof. Burioni che si dichiara indignato per la loro, a suo dire, modica quantità, anziché starsene al suo posto.

Intanto continua il festival delle invettive, della politica spettacolo, con ampia partecipazione della “società civile”, che rivela a noi stessi come siamo “ridotti”.
Demonizzare è un errore che non lascia sperare nulla di buono.
Per quanto possa sembrare difficile, proprio in queste occasioni occorre dimostrare le superiori virtù della democrazia con le stesse armi della democrazia, che ne uscirà rafforzata o indebolita a seconda di come viene gestita l’emergenza.
Sì, perché non sono i vaccini che stiamo sperimentando, i quali, come ampiamente dimostrato, sono stati testati con frequenza, metodi e strumenti senza precedenti, grazie alla computazione quantistica di cui oggi si dispone.
La sperimentazione vera, in atto, è quella senza precedenti della emergenza che ci costringe a convivere con covid-19 e le sue varianti, la quale incide anche sulla salute mentale delle persone, dei bambini e dei giovani in particolare.
Da questo punto di vista, la litigiosità strumentale dei partiti non aiuta, ma è anche vero che non vengono aiutati da quella parte dei cittadini che pretendono decisioni commisurate alle proprie convinzioni, fino allo scontro frontale che ormai coinvolge dimensioni culturali, filosofiche e antropologiche senza precedenti, perché senza precedenti è lo sviluppo scientifico e tecnologico che nel bene e nel male le condiziona.
Siamo di fronte a una fase storica nuova del rapporto tra natura e cultura, le quali interagiscono e si influenzano tramite apparati tecnologici di potenza senza precedenti che ormai fanno parte della realtà tutt’altro che virtuale.
Il problema dei problemi è metterli al servizio di obiettivi condivisi come ancora non viene fatto, non perché si impone l’obbligo vaccinale, che nell’ottica di chi lo dispone significa semplicemente tutela della salute di tutti e di ciascuno, come bene/valore indivisibile che accomuna l’umanità.
No. Lo scandalo consiste nel fatto che questi vaccini siano proprietà privata delle aziende farmaceutiche, nonostante la gran quantità di denaro pubblico impiegata.
È chiaro che la parola obbligo va maneggiata con cura, ma bisogna anche comprendere che in taluni casi ha un significato protettivo nei confronti dei più deboli, opposto rispetto a quello che, con sconcertante sicumera, si vuole far credere quando si parla di dittatura sanitaria.
A chi verrebbe in mente di sostenere che la scuola dell’obbligo è una dittatura?
Se ai genitori vengono tolti i figli quando non li mandano a scuola, è perché si ritiene intollerabile non assicurare loro istruzione, formazione ed educazione.
Se una pericolosa pandemia ci rende tutti contagiabili e contagiatori potenziali non dipende da nessuno, è un dato di fatto che ci obbliga ad assumere decisioni e comportamenti conseguenti.
I due anni che abbiamo alle spalle purtroppo stanno dimostrando che è più facile convivere con il virus che con noi stessi.
Quanta voglia di protagonismo, di litigare, strumentalizzare, approfittare e minacciare, abbiamo visto in scena nelle piazze reali e virtuali!
Insomma, la politica ha le sue responsabilità, noi abbiamo le nostre.
Esercitiamole al meglio per aiutare il Paese, cioè noi stessi, a superare quella che speriamo sia l’ultima curva, quanto mai pericolosa, prima di intravedere la famosa luce in fondo al tunnel.
Come ci dicono le più ottimistiche previsioni secondo le quali, entro il 2022, l’odiata Pandemia dovrebbe tramutarsi in Endemia. 
Sarà così?
Crederci e nel contempo lottare con determinazione in questo complicato mese di gennaio, è necessario.

G.G.