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Oltre il virus, un mondo migliore

C’era vita prima della Pandemia. Ci dev’essere una vita migliore dopo la pandemia.
Questo è l’obiettivo di chi ha capito la lezione.
Questa è la progettualità del Sindacato italiano rappresentato da CGIL CISL UIL che, con la sua piattaforma, chiede al governo di utilizzare bene e tempestivamente le risorse destinate dall’Europa all’Italia, e di affrontare gli annosi problemi che stanno alla base degli squilibri strutturali, territoriali e sociali che rendono fragile il Paese.
Questa però dev’essere anche la progettualità e l’azione concreta del Sindacato a tutti i livelli, nelle categorie e nelle grandi imprese che fanno sistema, nella contrattazione, negli enti e negli organismi bilaterali, se vogliamo davvero “uscirne meglio di come ci siamo entrati”. 
Un salto di qualità nei rinnovi contrattuali, nel diritto di informazione, negli appalti e nel Welfare, con implicito ed esplicito contrasto alla pirateria contrattuale -che strappa diritti e salario  dalla pelle delle persone-, è necessario.
È necessario e dipende da noi, non da altri.
Quanto meno in quota parte, tenuto conto che le leggi, le manovre finanziarie e le leve delle istituzioni pubbliche sono di competenza della politica, che il Sindacato può solo e deve influenzare.
In tal senso va letta la richiesta di destinare ai lavoratori dipendenti il taglio di 8 miliardi di tasse.

Adesso però siamo ancora alle prese con la pandemia e la sua ultima variante Omicron che da sola è bastata a far crollare i mercati finanziari e a far decretare dall’OMS il “massimo livello di allerta”.
Una variante partita dal Sud Africa, a riprova del fatto che combattere la Pandemia in ordine sparso è un limite che rende più complicato sconfiggerla da tutti i punti di vista.
Da un lato, abbiamo Paesi senza vaccini, che accusano di immoralità quelli più ricchi che fanno incetta di fiale; dall’altro, il fenomeno opposto di milioni di persone che pur avendo i vaccini a portata di mano e gratuitamente, li rifiutano.
Li rifiutano e dicono che costituiscono una minaccia per la salute.
Siamo oltre l’intelligenza e la razionalità, di cui la scienza e i suoi prodotti sono espressione.
Ma evidentemente la razionalità e il metodo scientifico non bastano.
L’omeopatia, il naturalismo e altre visioni del mondo e della vita, che implicano etiche e comportamenti diversi, esistevano anche prima.
In un certo senso potremmo dire che si attenua il nostro stupore anche di fronte a un medico No Vax che si comporta come si è sempre comportato nei confronti della “medicina ufficiale”, anche se lascia allibiti i Pro Vax, come chi scrive.
Allibiti perché evidentemente siamo di fronte a una sconcertante assenza di senso del limite, a diversi modi di concepire la realtà e di concepirsi come persone scollegate da un destino che accomuna, da una interdipendenza che rende impossibile sconnettere del tutto la sfera individuale da quella collettiva, come quotidianamente il Sindacato e i sindacalisti predicano. 
“Io sono io” e “io sono mio/a”, portati all’estremo, che faticano a rapportarsi con entità sociali e collettive, in modo vincolante e solidaristico.
A mio parere è questo il punto di rottura che rende faticoso se non impossibile il dialogo.
Intanto la Pandemia continua ad essere una tragica realtà, rispetto alla quale il fattore tempo è decisivo.
Nonostante tutte le difficoltà, è necessario recuperare umanità,  certo non scollegati da altri fattori. 
Se l’approccio ai problemi non ha questa premessa e non elabora risposte conseguenti, ogni tentativo è destinato a fallire.
Un grande uomo politico del 900, Pietro Nenni, amava dire che il Socialismo “se non è umano, non è niente”.
Vale per qualunque altro orientamento politico. 
O c’è la Persona e il rispetto di tutte le persone, nelle cose che decidiamo e facciamo, oppure ci sono interessi politici particolari e ideologie che per sopravvivere hanno bisogno di alimentare la logica “amico-nemico”.
Credo sia questo il rischio più grande prodotto dal modo di combattere la Pandemia, che una ostinata minoranza di nostri concittadini non condivide, con “argomenti”, dubbi, paure, diffidenza e proteste, anche violente, con le quali è difficile confrontarsi.
Com’è possibile mettere sullo stesso piano il parere dell’Agenzia Europea per i Medicinali, che autorizza anche la vaccinazione dei bambini tra i 5 e gli 11 anni, e quello di un qualsiasi medico scettico che la pensa diversamente?
Dovremmo essere in presenza di veri criminali assoldati in autentiche associazioni a delinquere, nel caso in cui si autorizzassero farmaci pericolosi, non sicuri, perfino per bambini.
Continuo ad essere convinto che la gravità consista nell’alimentare sfiducia nei confronti delle istituzioni sanitarie. 
Va bene avere dubbi, è umano avere dubbi, il dubbio è figlio dell’intelligenza che cerca la soluzione migliore.
Cosa diversa è vedere complotti e imbrogli dappertutto.
Di fronte alle diffuse fragilità psicosociali, che la pandemia ha solo aggravato e fatto più chiaramente emergere, è quanto di peggio possa fare chi ha ruoli di responsabilità.
Va da sè che tutti dobbiamo fare di tutto per evitare di “uscirne peggio di come ci siamo entrati”.
Ciascuno nel proprio raggio di azione, nei contesti in cui può dire e fare qualcosa, negli ambienti di lavoro in particolare e nel Sindacato: casa naturale  di tutte le persone che lavorano e per vivere hanno bisogno di lavorare.
Se l’Italia oggi non è messa male lo si deve principalmente a chi si è vaccinato ed a quanti hanno rispettato e rispettano le misure adottate da chi ne ha titolo.
Soprattutto adesso che i contagi risalgono, favoriti dalla stagione fredda che ci costringe a vivere di più al chiuso.
Ragione di più per ribadire la vigile fiducia nei confronti delle istituzioni scientifiche e del buon utilizzo della tecnologia di cui c’è bisogno, non solo per sconfiggere la Pandemia, ma anche per risanare i guasti prodotti da un modello di sviluppo senza bussola.
Con l’aumento dei contagi, dei ricoveri e dei morti, tutto diventa più difficile, perciò viene chiesto a tutti di partecipare consapevolmente allo sforzo straordinario necessario per tenerla sotto controllo.
Misure perfette e stabili, difronte a un fenomeno variabile, non ne esistono, perciò quelle che, di volta in volta, vengono adottate da chi ne ha titolo, vanno considerate come tentativi proporzionati all’obiettivo da raggiungere, riassumibile nella maggiore tutela possibile della salute delle persone. Limitando così i sacrifici necessari per mantenere il riconquistato livello di vita economica sociale, in attesa di uscirne del tutto.
Stiamo vivendo una esperienza inimmaginabile che ci ha disorientati e questo dovrebbe bastare a renderci più tolleranti verso noi stessi e gli “altri”, invece si sta verificando il contrario.
Dobbiamo recuperare il senso di responsabilità, che è fatto di regole, prudenza e buon senso. L’individualismo anarcoide di fronte a una pericolosa pandemia è semplicemente irrealistico.
Tutti viviamo in modo diverso da come vivevamo prima della pandemia, anche se con meno paura e restrizioni della fase più acuta del contagio. 
Senza vaccini e vaccinazione non saremmo dove siamo adesso.
Una diffidenza radicale che ipotizza un mondo irrimediabilmente corrotto e guasto che può solo peggiorare, come ipotizzano coloro che parlano di dittatura ancor più violenta di quella che, nel 900, ha generato il sonno della ragione, i campi di concentramento, l’olocausto, è assurda. 
Non sembra vero ma siamo arrivati a tanto.
Il fatto che lo dicano degli autentici fascisti sembra non impressionare coloro che fascisti non lo sono sicuramente, ma di certo sottovalutano la Psicologia delle folle e i meccanismi da cui scaturiscono le reazioni violente che conosciamo.
Chi sostiene e propaga false informazioni sotto forma di sospetti fondati sul nulla, ma “comunicati” in modo allarmante e tale da suscitare paura, si assume pesanti responsabilità.
La Pandemia fa paura di suo, non perché ci sia dietro un grande vecchio.
La cultura del sospetto e del complotto all’ennesima potenza non porta da nessuna parte e, se proprio vogliamo dirla tutta, alla lunga produce solo “reazione nera”.
La nostra prospettiva è un’altra, dobbiamo seminare fiducia, non scoraggiamento e rassegnazione.

G.G.