Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

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Quirinale: ora e sempre, Costituzione

Da lunedì 24 gennaio, ogni giorno è buono per avere il nuovo Presidente della Repubblica.
Coincidenza vuole che si voti nella settimana che include il giorno della memoria.
A maggior ragione è bene ricordare che l’Italia ha bisogno di un Capo dello Stato in possesso di requisiti che garantiscano il pieno rispetto e la lealtà verso la Costituzione.
Quella che l’indimenticato Presidente Carlo Azeglio Ciampi definiva la Bibbia laica.
Un testo  con valore pedagogico, politico e culturale ispirato da una tragedia storica  che costituisce il significato autentico e insuperabile della memoria che si irradia nel tempo per generare un futuro di pace e di benessere.
Uomo o donna che sia, questo è, deve essere, il criterio di preselezione dei candidati alla massima carica dello Stato italiano.
Questo è il moderno patriottismo che unisce e unifica all’insegna dei diritti fondamentali della persona, non quello ingannevole che mette contro le persone e i popoli attraverso l’odio fomentato dal dividi et impera.
Solo una minima parte dei nomi che circolano hanno un curriculum adeguato a tale incarico.
Non si tratta di pregiudizi o preferenze verso questo o quel nome, bensì di affermare la non indifferenza rispetto ai valori fondanti della nostra convivenza.
Dimostrabile dalla storia personale dei “papabili” come realistica garanzia nella funzione, durante il settennato di Presidenza della Repubblica.

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Il governo di alto profilo... che non c’è

Con problemi e appuntamenti europei di grande importanza per il futuro del paese, tra i quali spicca la necessità di calare il Pnrr negli enti locali, nelle Regioni e nelle aree metropolitane con asili nido, rigenerazione urbana delle periferie, edilizia scolastica e ospedaliera, economia circolare, interventi per il sociale, siamo dentro una crisi virtuale che può diventare reale e deflagrare.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza può migliorare la qualità della vita dei cittadini, del lavoro e dei lavoratori, alla condizione che si prendano e spendano bene i miliardi destinati all’Italia, cosa che richiede requisiti progettuali, amministrativi e gestionali che nel passato, anche recente, sono mancati.
Questo è uno dei motivi per cui sarebbe assurda una ennesima  crisi di governo per effetto dei giochi politici spregiudicati attorno al Quirinale.
Il Palazzo che fu residenza dei Papi, del Re d’Italia e, dal 1946, del Presidente della Repubblica che rappresenta e custodisce i valori permanenti della Costituzione.
Quella carica non può essere frutto di mera logica numerica e/o di scambio.
L’amara verità è che l’”impresentabile” destra italiana conferma ancora una volta di essere parte del problema, nel momento in cui fa sua la candidatura di un uomo in precarie condizioni di salute, non solo fisica, il cui principale requisito è la ricchezza personale e il potere derivante dalla sua presenza condizionante nel sistema informativo nazionale.

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Varianti e variabili della politica e della cittadinanza

Possiamo lamentarci fin che vogliamo della politica italiana, ad essa compete legiferare, decretare, “ordinare” e “sanzionare”.
Questo non significa che i cittadini, i lavoratori, possano solo “osservare” e “giudicare”.
No. Possiamo (e dobbiamo) farci sentire attraverso tutti gli strumenti democratici della partecipazione, anche conflittuale, come abbiamo fatto con il recente sciopero generale.
Come faremo in tutte le sedi e le occasioni in cui occorra confrontarsi dialetticamente con la politica e i politici, nel rispetto della reciproca autonomia.
Al Sindacato compete lottare in tutte le situazioni, a maggior ragione in quelle più difficili e complesse che mettono a rischio la Salute e la Sicurezza psicofisica e psicosociale delle persone: una per una, tutte insieme.
Purtroppo si è generata una brutta e talvolta cattiva contrapposizione con una parte dei cittadini-lavoratori che non vogliono assolutamente vaccinarsi, rispetto alla quale non credo che il problema principale sia quello della comunicazione.
Non abbiamo capito cosa sostengono Mattei, Cacciari, Freccero o, viceversa, questi non hanno capito bene le decisioni che sono state prese e le misure adottate?
Non scherziamo.
Non bisogna mai stancarsi di dialogare, ma quando risulta inutile ogni opera di convincimento, attraverso la voce delle istituzioni e della comunità scientifica preposte alla tutela della Salute collettiva, bisogna prenderne atto e procedere con serena determinazione.
Altra cosa è lasciarsi andare al populismo becero delle sanzioni/multe come fa il Prof. Burioni che si dichiara indignato per la loro, a suo dire, modica quantità, anziché starsene al suo posto.

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Dove va l’Italia? Buon 2022

Buon anno a tutte le persone che hanno bisogno di recuperare fiducia e speranza.
Che hanno bisogno di aiuto e di sentirsi parte di una comunità che, nelle difficoltà, rema nella stessa direzione.
Direzione che esiste quando si sa dove andare, cosa costruire.
Non basta una generica ripresa come quella in atto.
A parole si è detto che non dobbiamo tornare come prima, concretamente non si è fatto ancora nulla che indichi una inversione di tendenza nel mondo del lavoro come quella in atto in Spagna dove il governo del socialista Pedro Sanchez ha favorito l’accordo tra il Sindacato e le associazioni imprenditoriali per contrastare lo scriteriato ricorso al lavoro a tempo determinato, a favore di quello a tempo indeterminato.
Perché in Italia si fanno ancora solo chiacchiere in tal senso?
È tutto qui l’amore, l’interesse e il rispetto per i giovani e le giovani donne in particolare?
Il 2022 è iniziato con una netta tendenza al peggioramento della pandemia, come si evince dal raddoppio del raddoppio dei contagi dell’ultima settimana, destinato a proseguire. Questo, sia chiaro, non significa che siamo al punto di partenza. No.
Siamo messi molto meglio e le ulteriori misure adottate si spiegano alla luce delle implicazioni prodotte dall’esplosivo incremento dei contagi e delle conseguenze che producono.
Di tutto comunque c’è bisogno, tranne che di deteriorare ulteriormente il clima sociale, facendo diventare dogmi e invettive furiose le proprie convinzioni.