Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

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Vaccini e brevetti, ma intanto si continua a morire nei luoghi di lavoro

Si continua a morire nei luoghi di lavoro.
Non per mera fatalità, che può accadere, ma solo in minima parte.
Le morti sul lavoro si verificano perché molte aziende e le loro associazioni sanno chiedere e prendere sgravi e decontribuzione, ma non adempiono all’obbligo, anche di legge, ma in primo luogo morale, di adottare dispositivi tecnologici adeguati, formazione e informazione mirata, di riconoscere concretamente il ruolo dei Rappresentanti dei Lavoratori alla Sicurezza, ai quali spesso si nega perfino la conoscenza e la consegna del Documento di Valutazione dei Rischi.
Troppa ipocrisia, le responsabilità sono chiare.
La doverosa lotta alla Pandemia rischia di rappresentare il paravento di quello che si dovrebbe fare e non si fa: lo confermano i morti nei luoghi di lavoro degli ultimi giorni.
Luana era un’apprendista. Apprendista!
Da pagare poco e con la decontribuzione prevista, ma alla quale chiedere molto, ovvero di lavorare a pieno ritmo e carico di lavoro, con il solito ricattino finale della conferma lasciata alla unilaterale decisione del datore di lavoro.
Semplicemente assurdo, ma tristemente vero.
Troppa ipocrisia. Basta con la retorica dei padri contro i figli, dei non tutelati per responsabilità di quelli che ragionevolmente lo sono.
Basta con queste cavolate ripetute a pappagallo per sentito dire da persone che non conoscono realmente il mondo del lavoro, e tra queste ci metterei anche il buon Draghi.
Le tutele ragionevoli e realistiche si estendono, non si tolgono a chi le ha attraverso una miserabile colpevolizzazione.

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1° Maggio 2021: c’è poco da festeggiare, tanto da lottare

C’è poco da festeggiare e tanto da lottare.
Per il lavoro. Dignitoso e con diritti. Ragionevolmente tutelato.
C’è poco da festeggiare, ma la storia continua, lottare si può e si deve in qualunque condizione, oggi è più importante che mai raccogliersi attorno al Sindacato e al sindacalismo confederale rappresentato da CGIL CISL UIL.
Per farsi ascoltare dal governo, contrattare al meglio con le imprese e le loro associazioni, condividere quando è possibile, contestare e lottare quando è necessario, pur privilegiando la via maestra del dialogo che presuppone la disponibilità reciproca.
La pandemia di corona virus continua a mietere vittime ma non cancella la storia.
Piuttosto induce a riflettere sulle cause da cui scaturisce invece di “limitarsi” a curare alla meglio gli effetti in ordine sparso.
Eppure in occasione di eventi catastrofici o di fronte a minacce incombenti doveva e dovrebbe emergere la solidarietà, non solo come valore morale ma anche come autodifesa collettiva che meglio tutela le singole persone e quelle più fragili in particolare.
Il 1° maggio si fonda sulla fraterna solidarietà dei lavoratori di tutto il mondo, oggi più attuale che mai.
Per il lavoro dignitoso come elemento centrale dello sviluppo economico per il benessere delle persone e non viceversa, come tragicamente si sperimentato in troppe situazioni e Paesi.

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25 Aprile: partigiani della libertà per sempre

Celebrare e rinnovare la memoria del 25 Aprile significa essere consapevoli di quanto sia importante la libertà, che in Italia fu riconquistata a seguito della Liberazione dal nazifascismo che, con la violenza, l’aveva soffocata.
Questo fu ed è per sempre il 25 Aprile 1945.
Spartiacque storico, culturale, civile e umano, tra violenza e convivenza, partito unico e democrazia, libertà politica, religiosa e associativa o camicie nere per obbligo.
Spartiacque quindi, tra delirante teorizzazione del razzismo da una parte e uguaglianza nei diritti e nei doveri fondamentali tra le persone dall'altra.
Il ritorno alla libertà non è una festa tra le tante ma quella più grande che un popolo possa concepire e, per tale ragione, si celebra, si rinnova e memorizza nella coscienza collettiva, nelle istituzioni e nella nostra Costituzione.
La quale, in tempo di pandemia, è bene ricordare che rappresenta l’anti-virus senza scadenza per proteggerci da quello che il compianto Umberto Eco definì Fascismo Eterno.
Fascismo che può cambiare il colore della camicia, le forme e gli strumenti, anche più moderni, ma è sempre potere che schiaccia domina e sottomette, perciò da impedire e prevenire.
Per questa ragione, in democrazia, i poteri non possono essere mai assoluti, ma limitati e bilanciati.
E, per la stessa ragione, è importante avere memoria proattiva di ciò che l’Italia e gli italiani avevano perso e poi riconquistato e meglio strutturato, dopo aver pagato un prezzo altissimo al fanatismo fascista che con la violenza squadristica si era imposto e aveva “gestito” l’Italia per un ventennio, come una cosa di sua proprietà.

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Con Speranza

Rischio ragionato.
Con queste due parole il governo annuncia il ritorno al giallo rafforzato, con riaperture graduali.
A partire dal fatto che i parametri di monitoraggio dell’andamento della pandemia sono migliorati grazie alle misure adottate.
Nella situazione in cui ci troviamo, anche il differimento di una settimana (si riapre gradualmente dal 26 aprile) servirà a migliorare la situazione ed a dimostrare l’insensatezza del “riaprire tutto subito” che anche un certo giornalismo definisce “normale gioco delle parti”.
Normale gioco delle parti, con gli ospedali pieni e centinaia di morti al giorno?
Ieri, 16 aprile, sono stati 429.
Qualcuno ha definito vigliacchi gli attacchi mirati al Ministro Speranza, reo di aver difeso con serietà e rigore la salute dei cittadini e di aver puntato con determinazione al rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale.
Il Ministro della Salute ha svolto con serietà e totale dedizione il suo difficile compito.
Se ne usciremo con ritardo e un costo superiore in vite umane, rispetto alle previsioni, lo dobbiamo a chi ha sottovalutato i rischi, non certo a chi li ha presi in seria considerazione e adottato le misure conseguenti, come hanno fatto gli altri Paesi, non solo dell’Unione europea.
Lo sanno tutti che l’arma decisiva è la vaccinazione.
Chi usa la testa capisce che il ritorno a “la vita normale” non potrà che essere graduale e commisurato alla variabilità di parametri medico scientifici, rispetto ai quali la responsabilità politica si esercita tenendoli in debita considerazione, non ignorandoli o sottovalutandoli.