Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

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Non esiste la libertà di fare del male agli altri

Se oggi il Coronavirus fa meno paura di prima è solo perché la campagna di vaccinazione ha sviluppato i suoi benefici effetti su una parte della popolazione, che giorno dopo giorno aumenta.
Sul fatto che i vaccini prodotti in tempo record, grazie alla scienza, alla tecnologia e alla collaborazione (anche se non del tutto virtuosa) tra pubblico e privato, abbiano avuto un effetto liberante, non ci sono dubbi.
Anzi, il come e il perché siano stati raggiunti ottimi risultati così velocemente, come la sola logica del mercato e della concorrenza renderebbe impossibile, dovrebbe costituire motivo di riflessione rispetto ai modelli di sviluppo sostenibili di cui c’è bisogno, salvaguardando il bene prezioso della libertà.
La quale tutto è tranne che banale riduzione all’individualismo egoistico, come vediamo nella vita di tutti i giorni.
Cosa vuol dire per gli altri costruire abusivamente, inquinare l’aria e le acque, frodare il fisco e non pagare i contributi sociali a favore dei lavoratori?
Questa non è libertà. È violazione dei diritti personali, sociali e civili di altre persone, è illegalità, tradimento della Costituzione.

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Diritto al lavoro con diritti, adeguatamente retribuito

Quando queste righe giungeranno a destinazione l’Italia sarà campione o vicecampione d’Europa di calcio, dopo aver disputato la Finale con l’Inghilterra nel mitico Stadio Wembley di Londra, stracolmo di spettatori (senza mascherina), nonostante l’imperversare della variante Delta.
Notte magica, uno o più goal a nostro favore?
Questo lo sapremo dopo il fischio finale dell’arbitro; comunque in finale ci siamo andati e questo vuol dire che non siamo gli ultimi della classe, anzi.
La partita più grande, però, quella che riguarda la vita di tutti, e in particolare di quelli che per vivere hanno bisogno di lavorare, è la partita del cambiamento della politica economica e sociale.
Una partita speciale al centro della quale c’è il lavoro con la sua polivalenza di significati, non riducibili al solo conteggio del numero di persone che risultano occupate o disoccupate, per andare oltre il dato statistico e la sua drammatica evidenza: disoccupazione di massa, milioni di famiglie povere, lavoro nero, irregolare e volutamente precario.
Questo è il paese reale nel quale siamo immersi.
Questa è la realtà da risanare, certo non dall’oggi al domani (sarebbe pura demagogia), mediante una concertazione dialettica, all’interno della quale ciascun attore della vita nazionale, il Sindacato tra questi, deve fare la sua parte.

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Con la Ministra Marta Cartabia

“Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri, poiché è da esse che si misura il grado di civiltà di una nazione”.
Questo scriveva Voltaire tre secoli addietro.
Cosa direbbe il pensatore francese di fronte alla violenza esercitata nei confronti dei detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere da chi li aveva in custodia per conto dello Stato italiano?
Di certo sappiamo cosa hanno detto e fatto o non fatto i ministri competenti e alcune persone con funzioni di responsabilità di cui si sta occupando anche la magistratura.
Sono fatti gravi quelli di aprile 2020, in piena pandemia di coronavirus, che riguardano tutti e hanno a che fare con il nostro ordinamento democratico.
Perciò parlarne all’interno del sindacato, che di democrazia e rispetto della dignità delle persone vive, è importante.
E per quanto possa dispiacere, non si può non prendere atto che all’interno delle nostre istituzioni, e di alcune in particolare, c’è del marcio consistente.
Non si può spiegare diversamente la violenza organizzata ed esercitata scientemente nei confronti dei detenuti, rispetto alla quale la Ministra della Giustizia Marta Cartabia dichiara senza mezzi termini che la Costituzione è stata calpestata.
Calpestata da chi era ed è tenuto a rispettarla, quanto più in alto si trovi nella catena di comando.
Un oltraggio alla dignità della persona e della divisa che ogni uomo e ogni donna deve portare con onore.

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Diritti civili e sociali

I diritti delle persone fondano la civiltà.
Corrispondono al dovere delle istituzioni di farli rispettare. Anche con la forza della ragione che si tramuta in legge per prevenire e sanzionare la violenza che si abbatte nei confronti delle persone più esposte.
Se in Italia abbiamo una legge Mancino (25 giugno 1993n. 205) contro l’incitamento all’odio e alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, e oggi si propone di rafforzarla mediante il Disegno di legge Zan, che “aggiunge” l’orientamento sessuale tra i motivi di istigazione all’odio, è del tutto evidente che lo richiede la realtà di fatto.
La nostra è società complessa nella quale il fenomeno della violenza gratuita per i motivi prima elencati è tristemente presente e va combattuto.
Non farlo significherebbe “girarsi dall’altra parte”, diventando complici, come avviene nelle società e negli ambienti più arretrati o nei Paesi in cui ci sono governi che per motivi “politici” scelgono di erigere antistorici steccati.
Purtroppo ce ne sono anche in Europa, in Italia abbiamo forze politiche che vi si alleano e li prendono a riferimento.
Ma grazie al cielo ci sono argini istituzionali, politici e culturali che reagiscono, finalmente come si deve, nei confronti di personaggi e governi che pensano di poter far parte di una comunità solo opportunisticamente per trarne vantaggio.
Quando la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, sostiene che la legge ungherese anti-lgbt è una vergogna, mostra il volto dell’Europa che crede nei suoi valori costitutivi.
Ai quali evidentemente non crede il capo del governo di quel Paese, Orban.