Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

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La crisi dell’oro azzurro

Non c’è vita senza acqua.
Dal cielo ne cade poca nei momenti in cui ce n’è più bisogno, troppa in altri.
La natura è arrabbiata con noi, perché non l’abbiamo ascoltata.
La nostra vita va in crisi se l’acqua scarseggia. Si nasce dopo che “si sono rotte le acque”, noi stessi siamo composti in parte prevalente di acqua.
Nessuno, fino a qualche decennio addietro, pensava si potesse arrivare a tanto ma, da un certo momento in avanti, con il conforto della scienza e della tecnologia, sapevamo che la causa principale è la produzione di gas serra che vede l’Unione europea al terzo posto dopo Cina e Stati Uniti.
Genericamente si dice che sia un problema derivante dalle attività umane, in senso più chiaro e impegnativo è necessario dire che il problema di fondo, la causa vera, è il modello di sviluppo di stampo liberista e l’insufficiente cooperazione a livello internazionale.
Fare soldi con i soldi per avere più soldi, il resto conta poco. È il capitalismo amorale.
Sul latte versato è inutile piangere, ognuno deve pensare a cosa è necessario fare qui e ora per incidere sulle cause e limitare gli effetti problematici, attraverso, innanzitutto, il migliore utilizzo possibile del nostro oro azzurro.
Che, a differenza di quello giallo, non è un misuratore convenzionale della ricchezza, ma un elemento vitale.
Utilizzo ottimale che potrà verificarsi solo se Acqua Bene Comune assume il suo vero significato di risorsa che appartiene a tutti gli esseri viventi, diritto indisponibile che corrisponde al dovere di Stati e Nazioni di garantirlo a tutti i cittadini.

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Non rassegnarsi alla guerra e al peggio

Si parla, si discute, si litiga animatamente, si chiede al governo di lavorare per la pace.
Ma cosa è possibile fare concretamente?
Se la pace non arriva, vuol dire che è colpa “nostra”?
La guerra tra Russia e Ucraina a uso e consumo della politica interna è deprimente.
Spiace dirlo, ma in questo bailamme politico dominato da pseudo leader che pensano più a loro stessi che al futuro del Paese, il problema non è Draghi.
Occorre semmai chiedersi, con preoccupazione, a quale futuro vada incontro l’Italia con il “personale” politico che domina attualmente la scena.
Confortano da questo punto di vista alcuni risultati che riempiono il cuore di speranza, tra i quali l’elezione a Sindaco di Lodi del 25enne Andrea Furegato, al primo turno delle recenti elezioni amministrative, e la possibilità che possa farcela al secondo turno anche Damiano Tommasi a Verona.
Lontani dal pollaio nazionale, ma senza alcun dubbio giovani maturi e responsabili sui quali si può puntare.
Nulla a che vedere con il disastro dei rampanti senza alcuna formazione e preparazione politica che hanno abbassato ulteriormente il livello della discussione pubblica e la qualità delle misure adottate, spesso a prescindere dal merito.

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È il momento delle scelte coraggiose

Non c’è tempo da perdere.
Il potere d’acquisto degli stipendi e delle pensioni va rafforzato adesso, non rinviato a dopo l’estate.
C’è poco da rinviare. La tempestività è determinante.
Lo si deve fare con misure strutturali, cioè permanenti, in grado sostenere l’economia tramite i consumi.
E lo si deve fare in modo coerente con la sostenibilità sociale che includa il cosiddetto “salario minimo”, il quale non è un concetto di mera quantità ma riassume principi e valori di primaria importanza.
Il fatto che si renda necessario stabilire per legge un salario minimo non significa altro che mettere un argine al degrado in atto nella nostra società, che tende ad escludere, discriminare ed emarginare le persone più fragili.
La retribuzione deriva dai Contratti Nazionali di Lavoro che si chiamano collettivi perché riguardano tutti.
L’eventuale introduzione per legge di un salario minimo non deve contraddire ma semmai rafforzare la contrattazione.
Questa però deve funzionare e rispettare le scadenze, altrimenti si parla a vuoto.

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Per una Repubblica a misura di lavoro “pulito” e dignitoso

Il compleanno della nostra Repubblica, nata da un “miracolo della ragione”, così definito dal costituente Piero Calamandrei, ancora una volta è stato festeggiato con lo spettacolare sorvolo delle Frecce tricolori sul cielo di Roma.
Ma non è festa per quanti stentano nel presente e non vedono chiaro nel proprio futuro.
Una Repubblica fondata sul lavoro, dove il lavoro manca e quello che c’è è mal distribuito, o non garantisce sicurezza, dignità e la libertà, è in crisi di fatto.
Questo vulnus è la causa principale della crisi strutturale, come si usa dire per indicare che non si tratta di problemi passeggeri.
Vulnus che spiega gran parte del malessere sociale e dei fenomeni ad esso collegati.
L’assuefazione è una brutta bestia che rischia di tramutarsi in rassegnazione, ma non dev’essere così per chi ha scelto di stare dentro una storia di lotte e di impegno che mettono al centro le persone e il lavoro di cui hanno bisogno per vivere dignitosamente, come prevede la Costituzione.