In ricordo di Gioia Rabà

GioiaRaba olioLa morte aiuta a riflettere. Di solito lo si fa in silenzio, ma quando muore una persona cara è necessario romperlo con parole appropriate. Cosa che mi propongo di fare, sperando di riuscirci, ricordando Gioia, anche a beneficio delle persone che non l’hanno conosciuta.
Come esseri umani siamo consapevoli di essere a termine, ma in realtà nessuno è del tutto preparato alla propria morte e a quella delle persone più care, che da quel momento in avanti diventano diversamente presenti per chi resta.
Sia nella sfera famigliare, sia in quella delle relazioni sociali e di amicizia, che inevitabilmente si contaminano quando c’è di mezzo un lavoro obiettivamente speciale come quello sindacale.
Non vedremo più Gioia con i nostri occhi ma continuerà ad essere presente nei nostri pensieri e nel lavoro concreto, come capita a chi lascia semi e tracce nel cammino storico di quanti credono in una società inclusiva, incentrata su una uguaglianza più forte di ogni diversità culturale e religiosa o di altro tipo, perché solo questo significa essere umani. Lavorare nel Sindacato e per il sindacato questo principalmente significa, come Gioia aveva capito e sapeva fare, per storia e cultura personale e famigliare, per convinzione e genuina empatia, avendo interiorizzato nella sua anima cosa vuol dire essere discriminati e discriminare fino alle estreme conseguenze.

Gioia sapeva ascoltare come pochi.
Quando incrociava lo sguardo di chi parlava con lei, trasmetteva la certezza di ascoltare con grande attenzione e rispetto l’interlocutore, cosa che, nel tempo della velocità e degli strumenti tecnologici usati male, non sempre dimostriamo di saper fare. Questa virtù lei la possedeva.
Ascoltare in silenzio e con rispetto chiunque abbiamo difronte, significa ascoltare la vita e capire i problemi, il punto di vista e le ragioni degli altri, tendere la mano a chi ha bisogno.
Da questo punto di vista Gioia è come un seme destinato a generare frutti che daranno altri semi, fiori e frutti destinati ad alimentare senza soluzione di continuità la catena umana che si pone il problema e l’obiettivo del bene comune.
Quindi un patrimonio della nostra organizzazione, della UILTuCS di Milano e Lombardia, dove è nata e cresciuta sindacalmente, come molti di noi.
Inizialmente, negli anni 70, come lavoratrice di Fimar, in Corso Vittorio Emanuele, a due passi dal Duomo di Milano, benché avesse già una notevole esperienza nel duro lavoro dei mercati ambulanti dell’abbigliamento; successivamente come funzionaria UILTuCS, quindi delegata Euromercato, dove vivemmo una stagione sindacale di straordinaria importanza, mai più uguagliata, incentrata sulla Partecipazione, anche grazie all’apertura mentale e manageriale del suo Presidente di allora, Carlo Orlandini.
L’incontro di Gioia con la nostra organizzazione avvenne nei primi anni 70.
Inizialmente prese contatto con un collega di segreteria di allora che si chiamava Danilo Lazzerini, ma ben presto a seguire la sua azienda subentrò l’uomo che sarebbe diventato il compagno della sua vita per sempre: il suo e nostro Brunetto Boco.
In Euromercato, assieme a cari compagni che poi hanno seguito vie diverse, tra i quali Carmelo Meduri (presente al suo funerale), Carlo Lio diventato sindaco di Cinisello Balsamo, Luigi Barilani, Salvatore Cirinnà e altri/e, Gioia ha contribuito a scrivere una delle pagine sindacali più interessanti nella storia della Grande distribuzione italiana, di quasi cogestione.
Fase andata poi a deperire per una serie di fattori, il principale dei quali l’essere Euromercato un’impresa florida “controllata” da un gruppo marcio (Standa/Montedison).
Nel corso del tempo Gioia ha poi ricoperto diversi ruoli, anche “umili” e sempre con impegno verso i lavoratori e il sindacato, tra i quali quello di seguire i custodi assieme a Giuseppe Fruggiero, che anche ricordiamo con affetto.
Fino a quando la salute gliel’ha consentito ha continuato a dare il suo prezioso contributo assieme a Mario Grasso nella sede milanese della UILTuCS Nazionale che si occupa di agenti e rappresentanti e dei lavoratori della rete e del digitale.
Le nostre vite si intrecciano con quella della nostra organizzazione e del Sindacato italiano in generale, da diversi punti di vista.
Così è stato sicuramente per la nostra Gioia, di cui conserveremo per sempre un fertile ricordo.
Se è vero che gli uomini passano e il Sindacato rimane e va avanti, è anche vero che quando questo avviene nell’orizzonte degli ideali universali che il tempo non fa deperire, lo si deve soprattutto a persone come Gioia, che lasciano una traccia incancellabile del loro passaggio.
Persone alle quali possiamo e dobbiamo dire solo grazie, che meritano il nostro grazie.