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La crisi dell’oro azzurro

Non c’è vita senza acqua.
Dal cielo ne cade poca nei momenti in cui ce n’è più bisogno, troppa in altri.
La natura è arrabbiata con noi, perché non l’abbiamo ascoltata.
La nostra vita va in crisi se l’acqua scarseggia. Si nasce dopo che “si sono rotte le acque”, noi stessi siamo composti in parte prevalente di acqua.
Nessuno, fino a qualche decennio addietro, pensava si potesse arrivare a tanto ma, da un certo momento in avanti, con il conforto della scienza e della tecnologia, sapevamo che la causa principale è la produzione di gas serra che vede l’Unione europea al terzo posto dopo Cina e Stati Uniti.
Genericamente si dice che sia un problema derivante dalle attività umane, in senso più chiaro e impegnativo è necessario dire che il problema di fondo, la causa vera, è il modello di sviluppo di stampo liberista e l’insufficiente cooperazione a livello internazionale.
Fare soldi con i soldi per avere più soldi, il resto conta poco. È il capitalismo amorale.
Sul latte versato è inutile piangere, ognuno deve pensare a cosa è necessario fare qui e ora per incidere sulle cause e limitare gli effetti problematici, attraverso, innanzitutto, il migliore utilizzo possibile del nostro oro azzurro.
Che, a differenza di quello giallo, non è un misuratore convenzionale della ricchezza, ma un elemento vitale.
Utilizzo ottimale che potrà verificarsi solo se Acqua Bene Comune assume il suo vero significato di risorsa che appartiene a tutti gli esseri viventi, diritto indisponibile che corrisponde al dovere di Stati e Nazioni di garantirlo a tutti i cittadini.

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