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Non tollerano i servitori dello Stato e i garanti della “legge suprema”

I nostri governanti sono “spaventosamente” chiari solo quando devono attaccare qualcuno, minacciare e discriminare, pur di arrivare allo scopo. Il loro scopo. Adesso che i nodi delle promesse fatte vengono al pettine, si chiede a dirigenti e alti funzionari del Ministero del Tesoro di “trovare” una decina di miliardi per finanziare quello che chiamano reddito di cittadinanza, anche imbrogliando le carte. Che altro ci si può aspettare da ministri che hanno giurato su una Costituzione che non rispettano e davanti a un Capo dello Stato che volevano accusare di alto tradimento? Non vogliono capire che “il legislatore non può sottrarsi ai vincoli della Carta” e che esistono funzioni di garanzia che non possono e non devono prendere ordini dal governo. Rientra in questo clima avvelenato, per esempio, la vigliacca e propagandistica precisazione del ministro Di Maio sul “reddito di cittadinanza” da riconoscere solo agli italiani. Sono vigliacchi e sleali due volte, sia perché la distinzione più comprensibile sarebbe quella tra chi è in regola e chi non lo è, tra chi paga e chi non paga le tasse, e sia perché il governo non può decidere arbitrariamente a chi si applicano determinati diritti, rispetto ai quali i tribunali di ultima istanza, nazionali ed europei, si sono già pronunciati.

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Si avvicina il momento della verità

A qualcuno conviene che si parli sempre di migranti e sicurezza in termini volutamente esagerati ed esasperati, ma il vero banco di prova riguarderà l’economia e il lavoro, i redditi e le tasse, gli investimenti e il debito pubblico, le pensioni presenti e future, il welfare universale. Temi sensibili che richiedono equilibrio e volontà di orientare lo sviluppo in una direzione più sociale e inclusiva piuttosto che selettiva, liberista e individualista. In quale direzione andrà la Legge di Bilancio si comincerà a capire nelle prossime settimane con il Documento di Economia e Finanza, ma l’orientamento politico emerso nei primi 100 giorni di governo è abbastanza chiaro, e anche preoccupante. O si costringe il governo a misurarsi con i problemi delle persone e delle famiglie, dei lavoratori e dei disoccupati, oppure sarà devastante e asimmetrica spartizione elettoralistica delle risorse. Con il partito, che ha preso la metà dei voti dell’altro, che arrafferà più risorse per fare una controriforma delle pensioni contro le future generazioni.

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Il Sindacato c’è

Quando ci si trova di fronte alla realtà e i fatti prendono il posto delle parole, chi si trova a mal “partito” sono i demagoghi abituati a promettere che faranno l’opposto degli “altri” quando potranno essere loro a decidere. Che cosa si è verificato all’Ilva di Taranto se non questo? A mal partito, adesso, si trova chi deve fare i salti mortali per giustificare un esito che va nella direzione opposta alla chiusura irresponsabilmente auspicata dai duri e puri del “movimento”, costretti sostanzialmente a sostenere che loro volevano fare diversamente ma non hanno potuto. Il governo in carica ci ha provato fino all’ultimo ad annullare la gara e solo in “zona Cesarini” il furbetto Di Maio è stato costretto a mettere il cappello su un accordo tenacemente e unitariamente costruito dal Sindacato, cioè da Fiom-CGIL Fim-CISL UILM-UIL che, in Italia e in questa grande impresa, sono le organizzazioni sindacali largamente più rappresentative dei lavoratori. Questo è il dato più confortante che emerge da questa lunga, complessa e “dolorosa vertenza”, la cui momentanea conclusione è destinata a risanare e rilanciare il grande stabilimento di Taranto e con esso a tutelare l’ambiente circostante, la salute dei lavoratori e dei cittadini.

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Con e per l’Italia che non vuole sbandare

Lo sciopero nazionale dei lavoratori del gruppo Ilva, proclamato unitariamente da Fiom, Fim, Uilm e pure Usb rappresenta la prima robusta e motivata protesta sindacale nei confronti di un governo che tenta di usare anche questa complessa “vertenza” per fini diversi da quelli istituzionali. Segno di autonomia, non del suo contrario, nei riguardi di un ministro che, anzichè assumersi le responsabilità che gli competono, continua a rinviare con pretesti e sospetti insopportabili. Inizio della fine della luna di miele? È presto per dirlo, ma se continua con la politica del rinvio e degli annunci smentiti da nuove ipotesi e proposte, su tutte le questioni politicamente e socialmente sensibili, inevitabilmente questa avventura di governo si confermerà come sommatoria caotica e insostenibile.