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Come la Germania?

Governare con una maggioranza classica di centrosinistra o di centrodestra è sempre più difficile. Nei prossimi mesi, con tutta probabilità, l’Italia si troverà di fronte a questo problema, come ancora vi si trova la Germania che aspetta l’esito del congresso straordinario del Partito Socialdemocratico per sapere se riproporre per la quarta volta un governo composto da forze politiche che di “norma” dovrebbero alternarsi alla guida del Paese. E d’altra parte sarebbe sbagliato spiegare questo fenomeno in termini di mera conservazione e convenienza. Non è vero che sono sparite destra e sinistraconservatori e progressisti, come non pochi vanno sostenendo, anche in malafede, è vero invece che è aumentato il bisogno di assumersi comuni responsabilità, se non ci si vuole rassegnare a una contrapposizione cieca che comporta rischi notevoli per il nostro sistema di convivenza. Come si fa a rimanere indifferenti di fronte a un populismo tendenzialmente reazionario che mira ad azzerare 70 anni di storia e di conquiste?

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Flat tax: come gabbare i poveri a vantaggio dei ricchi

In attesa delle candidature collegio per collegio, lista per lista, la campagna elettorale procede senza esclusione di colpi, nel disperato tentativo di vincere le elezioni attraverso le promesse irrealizzabili che mettono in evidenza il profilo politico e culturale di chi le fa. Oggi l’Italia tutto si può permettere tranne che spese senza adeguate coperture, ma nel caso dell’aliquota fiscale unica il problema  è anche e soprattutto di giustizia sociale, di rispetto della Costituzione che all’art. 53 esclude una tassazione dei redditi uguale per ricchi e poveri. Questi e non altri sarebbero le vittime predestinate di una simile misura che provocherebbe senza alcun dubbio la demolizione dello Stato sociale faticosamente costruito nella seconda metà del novecento, a vantaggio di un modello di sviluppo senza qualità, imperniato su una crescita che accentua gli squilibri strutturali del Paese.

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A 50 anni dal 68: errori da non ripetere, partecipazione da rivalutare

È passato mezzo secolo dal mitico 68 che accomunò nella contestazione operai e studenti, soprattutto universitari, più per aggregazione emotiva e spontanea che per condivisone di obiettivi verso cui tendere, come i fatti in seguito hanno dimostrato. Rifletterci sopra serve, sia per capire e sviluppare la parte buona che quel movimento espresse, sia per individuare la parte negativa e fare in modo che la sacrosanta contestazione delle palesi ingiustizie  sia sempre accompagnata da proposte praticabili di miglioramento delle condizioni di vita, di lavoro e studio di tutti.

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Situazione chiaramente confusa. Buon 2018

Alla fine le Camere sono state sciolte senza i colpi di scena che i venditori di fumo e i loro interessati supporter auspicavano per poter gridare al complotto. Il quale non ci sarebbe stato nemmeno se il Presidente della Repubblica avesse accolto la richiesta della parte politica che sperava di portare a casa la più civile e mite delle leggi sulla cittadinanza, cioè lo ius soli. Una amara constatazione che la dice lunga su come sia ridotta l’Italia politica che dovrebbe generare risposte realistiche ai problemi strutturali esistenti e invece crea problemi e complica la vita a tanti giovani e alle loro famiglie.

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