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Banca d’Italia: La folle illusione di combattere il populismo sul suo stesso terreno

Difendersi dal populismo e dai demagoghi più o meno reazionari non è facile ma è necessario per la qualità della nostra democrazia già logorata da problemi che non riesce a governare con il respiro della necessaria progettualità, ma solo a tamponare. Pensare di vincere questa difficile battaglia politica utilizzano gli stessi metodi è sbagliato e molto pericoloso. Anche in Paesi economicamente più sani del nostro esiste lo stesso problema, a riprova del fatto che l’irrazionalismo politico e i movimenti antisistema non nascono e non crescono solo dove c’è crisi economica e disoccupazione ai massimi livelli, che comunque costituiscono fattori aggravanti e scatenanti. L’ultimo esempio viene dall’Austria dove un giovanissimo esponente del partito popolare -di quelli che amano definirsi moderati e di centro…- ha vinto le elezioni posizionandosi un gradino sotto gli estremisti di destra, con i quali forse farà maggioranza di governo.

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La “vertenza” Ilva riguarda tutti i cittadini e i lavoratori italiani

La vertenza Ilva riguarda tutti i lavoratori e i cittadini italiani, non solo quelli di Taranto. Rappresenta un banco di prova per l’intero Paese rispetto alla possibilità di concertare politiche attive e accordi sindacali coerenti con ciò che consideriamo sviluppo sostenibile, opposto a quello che ha prodotto il disastro che conosciamo, da fissare nella nostra memoria come esempio di ciò che non dev’essere mai fatto. Non più sviluppo contro i lavoratori, i cittadini e l’ambiente, com’è avvenuto con la catastrofica gestione precedente al sequestro/commissariamento, bensì coerente con le possibilità e nel rispetto dei limiti previsti dall’articolo 41 della Costituzione, il quale stabilisce che: “l’iniziativa privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.

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L’autonomia regionale è una cosa seria, da non strumentalizzare.

Il referendum del 22 ottobre in Lombardia, “concertato” con il Veneto risponde a una chiara strategia politica che c’entra ben poco con la legittima richiesta di una maggiore autonomia. La quale, tra l'altro, è possibile solo grazie al regionalismo differenziato introdotto dal centrosinistra nella nostra Costituzione con la netta opposizione della Lega e dei suoi alleati. Un referendum inutile, ampiamente strumentalizzato e ulteriormente strumentalizzabile da chi l’ha promosso senza avere le carte in regola. Un tavolo era stato aperto ma non se ne fece nulla per responsabilità di coloro che oggi si presentano come i paladini dell’autonomia, ma in realtà sono gli stessi che l’hanno resa impossibile perché puntavano (e a mio parere ancora puntano) a qualcos’altro.

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Con la governabilità non si scherza

“Pensieri e riflessioni” della settimana scorsa ha preso forma il giorno prima delle elezioni in Germania ed ha focalizzato l’attenzione sul concetto di compromesso, alla luce, ma non solo, del fenomeno della frammentazione politica che rende ancor più problematico formare una maggioranza di governo, adesso anche nel più grande Paese dell’Unione europea. Mi è stato chiesto se in definitiva auspicavo un compromesso di Governo tra Pd e Forza Italia, ma il mio intento era e rimane quello di affermare che un sano compromesso, per realizzare o difendere una conquista di primaria importanza si giustifica da sè, contrariamente a quelli di “bassa lega” che hanno nutrito l’idea popolar populista che “la politica è una cosa sporca”. Nel nostro Paese a mio parere mancano le condizioni per realizzare accordi di tale portata, ma i problemi restano e con essi bisogna comunque fare i conti, qualunque sia il risultato che uscirà dalle urne in primavera.

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