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Flat tax: come gabbare i poveri a vantaggio dei ricchi

In attesa delle candidature collegio per collegio, lista per lista, la campagna elettorale procede senza esclusione di colpi, nel disperato tentativo di vincere le elezioni attraverso le promesse irrealizzabili che mettono in evidenza il profilo politico e culturale di chi le fa. Oggi l’Italia tutto si può permettere tranne che spese senza adeguate coperture, ma nel caso dell’aliquota fiscale unica il problema  è anche e soprattutto di giustizia sociale, di rispetto della Costituzione che all’art. 53 esclude una tassazione dei redditi uguale per ricchi e poveri. Questi e non altri sarebbero le vittime predestinate di una simile misura che provocherebbe senza alcun dubbio la demolizione dello Stato sociale faticosamente costruito nella seconda metà del novecento, a vantaggio di un modello di sviluppo senza qualità, imperniato su una crescita che accentua gli squilibri strutturali del Paese.

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A 50 anni dal 68: errori da non ripetere, partecipazione da rivalutare

È passato mezzo secolo dal mitico 68 che accomunò nella contestazione operai e studenti, soprattutto universitari, più per aggregazione emotiva e spontanea che per condivisone di obiettivi verso cui tendere, come i fatti in seguito hanno dimostrato. Rifletterci sopra serve, sia per capire e sviluppare la parte buona che quel movimento espresse, sia per individuare la parte negativa e fare in modo che la sacrosanta contestazione delle palesi ingiustizie  sia sempre accompagnata da proposte praticabili di miglioramento delle condizioni di vita, di lavoro e studio di tutti.

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Situazione chiaramente confusa. Buon 2018

Alla fine le Camere sono state sciolte senza i colpi di scena che i venditori di fumo e i loro interessati supporter auspicavano per poter gridare al complotto. Il quale non ci sarebbe stato nemmeno se il Presidente della Repubblica avesse accolto la richiesta della parte politica che sperava di portare a casa la più civile e mite delle leggi sulla cittadinanza, cioè lo ius soli. Una amara constatazione che la dice lunga su come sia ridotta l’Italia politica che dovrebbe generare risposte realistiche ai problemi strutturali esistenti e invece crea problemi e complica la vita a tanti giovani e alle loro famiglie.

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Buon Natale a tutti: soprattutto a chi ha freddo... lontano da tutto e da tutti

Ci sono parole che dovrebbero certificare la comune appartenenza a una civiltà, invece dividono e contrappongono tanto da confermare, eccome, che destra e sinistra non sono categorie del passato ma di un presente più vivo che mai. E che la minaccia venga dalla destra nazional populista e para fascista/razzista non ci sono dubbi. Va bene l’intelligenza artificiale, va bene tutto… quello che migliora la salute, la sicurezza e la qualità della vita delle persone, ma oggi più che mai si sente il bisogno di riaffermare i punti fermi della convivenza nella diversità, in antitesi alla guerra di tutti contro tutti -e di quella tra poveri in particolare- che sarebbe la risultante inevitabile del lasciar fare quello che vuole a chi vince le elezioni. Far parte di una comunità, nazionale o sovranazionale, significa assumersi determinate responsabilità nell’interesse superiore di tutti, acquisire diritti e doveri all’interno di regole condivise, come non stanno facendo alcuni capi di governo e forze politiche pronte a distruggere il futuro, attraverso la messa in discussione di conquiste storiche che hanno aperto la strada alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.