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Un occhio a Trump, tutt’e due ai problemi di casa nostra

Il mondo è alle prese con le implicazioni derivanti dal “programma” politico di Trump, secondo cui l’America viene prima di tutto e sta al di sopra di tutto e di qualsivoglia istituzione internazionale. Una politica che, oltre a procurare molti più problemi di quanti si illude di risolverne, fa da battistrada al rilancio del nazionalismo che ciascuno declina per dare copertura a pratiche discriminatorie simili ai regimi autoritari che le adottano. Nazionalismo ancor più pericoloso e anacronistico se rapportato a una globalizzazione che dev’essere meglio orientata e regolata, ma con la quale è inevitabile convivere e interagire. Il mondo ha bisogno di essere governato, non sregolato attraverso la legge del più forte.

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Senso del limite, scissioni e future riaggregazioni

Per chi teme l’ingovernabilità, la frantumazione politica e la disarticolazione sociale rappresentano un grosso problema che alla lunga, senza risposte adeguate, produce danni. La scissione del Partito Democratico in tal senso è sicuramente negativa, ma non è detto che non possa contribuire ad accelerare un processo di riaggregazione unitaria più ampia di cui il Paese aveva e ha bisogno. Il profilo politico e culturale di alcuni leader costretti a uscire dalla propria casa, unitamente al campo progressista di Giuliano Pisapia, depongono a favore di questa ipotesi che solo il tempo potrà validare o malauguratamente smentire. Il Partito Democratico intanto va incontro a un congresso che ripropone gli stessi problemi, tanto è vero che i principali candidati alla segreteria continuano ad accusare Renzi di arroganza, prepotenza e incapacità di ascolto, di non avere il profilo politico e culturale indispensabile a tenere insieme il Partito e l’area più ampia del centrosinistra.

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Il “senso di appartenenza” più importante

In Lombardia siamo appena usciti da una conferenza di Organizzazione che pur non avendo sancito nulla di nuovo, come previsto, ci permette di ripartire con maggiore determinazione nella cura delle nostre fragilità strutturali. A breve, quando tornerà all’ordine del giorno il problema della regionalizzazione, capiremo se nel gruppo dirigente di “testa” è maturata la consapevolezza che non basta la pur necessaria e sempre valida razionalizzazione delle risorse. Prima delle scelte organizzative viene la cultura politico sindacale come punto di riferimento anche (e soprattutto) in tempo di crisi, affinchè sia sempre chiaro che i cambiamenti siano sempre riconducibili a principi e ideali di fondo che il tempo non altera ma consolida.

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Più bisogno di Sindacato

La conferenza di organizzazione della UIL di Milano e Lombardia rappresenta una importante occasione per fare il punto sul progetto di riorganizzazione e regionalizzazione proposto dalla nostra Confederazione nel 2012, al fine di ripartire con le idee più chiare. Oggi siamo di fronte a una realtà di perdurante crisi occupazionale (grave per i giovani e giovanissimi soprattutto), di cambiamenti continui connessi all’utilizzo sempre più intensivo della cosiddetta intelligenza artificiale, e di indebolimento del quadro politico istituzionale. Una realtà che preoccupa per ragioni evidenti e dalla quale emerge, non meno, ma più bisogno di Sindacato. Di un sindacato razionalmente strutturato nel territorio e nell'utilizzo degli strumenti informatici, in grado di generare iscritti e delegati, di fare contrattazione inclusiva, di fornire assistenza e servizi di qualità.

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