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Gli effetti collaterali del protagonismo personale irresponsabile

L’Italia non sa che farsene di leader impropriamente definiti carismatici, che sanno solo insultare e alimentare la cultura della contrapposizione. Di politici che usano quotidianamente la violenza verbale -meno grave di quella materiale, ma sempre di violenza si tratta- per alimentare lo scontro infinito che occulta la povertà culturale e progettuale di chi lo alimenta e in tal modo contribuisce ad alimentare rabbia e paura aggiuntive, a deresponsabilizzare anziché facilitare la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica attraverso il confronto. In verità questo problema, in misura variabile, è presente in tutta Europa, dove si comincia a intravedere quello che doveva essere chiaro da tempo, e cioè che la demagogia irresponsabile non si combatte scendendo sullo stesso terreno di chi la genera. La sicurezza delle persone è di fondamentale importanza da tutti i punti di vista, in ogni luogo e circostanza.

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L’ambigua modernità della Grande Distribuzione

Le imprese aderenti a Federdistribuzione si autodefiniscono moderne, ma in realtà assumono comportamenti meschini e di vecchio stampo, sia nei confronti dei lavoratori, sia riguardo al problema dell’apertura dei Supermercati e dei Centri Commerciali tutte le domeniche e i giorni festivi dell’anno, Natale e Pasqua, 25 Aprile e 1° Maggio compresi. Il comportamento deplorevole e ricattatorio di queste imprese nei confronti delle lavoratrici (madri in particolare) e dei lavoratori è stato messo in evidenza da una argomentata sentenza del tribunale di Rovereto, (successivamente confermata dalla Corte di Appello di Trento) che ha condannato, dichiarandola illegittima, la pratica diffusa nel settore di far sottoscrivere (al momento dell'assunzione) l’obbligo incondizionato di lavorare tutti i giorni festivi dell’anno.

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25 aprile: è sempre tempo di Liberazione

La minaccia incombente di una guerra nucleare, che riporta alla memoria il 6 e il 9 agosto del 1945, quando gli americani rasero al suolo Hiroshima e Nagasaki, con le conseguenze e le implicazioni etiche che ancora oggi fanno discutere, ma non hanno impedito la folle corsa agli armamenti, rappresenta una realtà diametralmente opposta al sentimento connesso alla Festa della Liberazione. Se pensiamo al male assoluto dal quale l’Europa si liberò nel 1945, si capisce quanto sia importante il ruolo attivo della memoria per impedire il ripetersi di quelle aberranti mostruosità. Male assoluto, così definito da Papa Wojtyla nel suo libro Memoria e identità del 2005- derivante dal troppo potere nelle mani di una sola persona che lo usa per conservarlo e incrementarlo con la violenza, per giustificare la quale si inventano ideologie e si strumentalizzano perfino le religioni, come la storia insegna.

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Ma siamo davvero sulla strada giusta?

Da anni ci viene detto che siamo sulla strada giusta -ultimo in ordine di tempo il Presidente della Commissione europea Juncker-, ma i dati macro economici e finanziari, correlati alle sofferenze sociali, sono rimasti più o meno invariati e, in qualche caso, peggiorati rispetto alla condizione di crisi che ha fatto retrocedere l’Italia rispetto al 2007/8. Debito pubblico e deficit di bilancio, disoccupazione e semidisoccupazione -questa è la vera condizione delle persone occupate a tempo parziale che avrebbero bisogno di lavorare a tempo pieno-, lavoratori scarsamente retribuiti e tutelati all’interno di grandi imprese che appaltano servizi a condizioni tali da non permettere un trattamento complessivamente analogo a quello dei loro dipendenti, povertà estrema e gravi difficoltà economiche per tantissime famiglie, stanno a dimostrare che la tanto attesa svolta non c’è stata e non si vede ancora.

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