Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

Verso il rinnovo del CCNL del“Commercio”: l’unità riconquistata...

Dopo la triste stagione delle divisioni e dei rinnovi contrattuali “separati”, il 18 giugno, al Massimo D’Azeglio di Roma, abbiamo riassaporato l’atmosfera dell’unità sindacale, attorno alla piattaforma (integralmente leggibile nel nostro sitoper il rinnovo del CCNL del Terziario, della Distribuzione e dei Servizi che interessa non meno di un milione e 500 mila addetti. Tantissime donne, molto lavoro a tempo parziale (in buona parte involontario, con stipendi massimi di 800 e minimi di 3/4cento euro... al mese), orari e turni disagiati, caratterizzati, nella grande distribuzione, dalla triste “normalità” del lavoro domenicale voluta dal Governo Monti, rispetto alla quale non ci sentiamo affatto rassegnati, benché consapevoli delle difficoltà. Una piattaforma che senza tanto clamore le segreterie nazionali di UILTuCS FILCAMS e FISASCAT hanno saputo elaborare e portare all’approvazione dei tre esecutivi nazionali che ora hanno il compito di spiegarla e discuterla con i lavoratori prima della definitiva approvazione (24 ottobre) e conseguente inizio della trattativa con Confcommercio, Confesercenti, Centrali Cooperative del Consumo e Federdistribuzione. Ben 4 controparti le cui autonome scelte associative non possiamo che rispettare, ma senza assecondare logiche che minerebbero l’unità della categoria e disarticolerebbero il Welfare contrattuale attraverso una moltiplicazione di fondi di previdenza e di assistenza sanitaria integrativa o di enti ed organismi che non abbiano una reale funzione. Anche in questo consiste la valenza strategica di una piattaforma che unifica sulle cose essenziali, demandando all’azienda e al territorio le risposte tipiche della contrattazione di secondo livello. Si ricomincia un cammino difficile nel contesto di una crisi senza precedenti che richiederà continuità e lungimiranza, al fine di uscirne con la struttura dei diritti fondamentali salva e rafforzata, senza la quale il nostro potere contrattuale ne uscirebbe gravemente indebolito. Ma sarà necessario anche un diverso modo di concepire le nostre "identità”, subordinandole a un punto di riferimento che può sembrare più generico ma in realtà è di valore superiore nella misura in cui l’Unità sindacale, comunque denominata, è la conditio sine qua non per realizzare nuove conquiste, difendere realisticamente quelle acquisite, esercitare un ruolo a tutti i livelli della vita sociale e istituzionale. Ce la faremo? Spero e credo di si. La UILTuCS Nazionale ha fatto bene la sua parte che ora spetta a noi valorizzare ulteriormente tra le lavoratrici e i lavoratori, assieme a FILCAMS e FISASCAT. Gli storici diranno se e quanto il berlusconismo e il liberismo alla moda hanno contribuito a determinare le brutte divisioni tra le confederazioni degli anni passati. Oggi siamo chiamati a valorizzare questa ritrovata unità a livello nazionale, non per dovere d’ufficio ma per la convinzione che in ordine sparso non si va da nessuna parte. La continua caduta dei consumi, unitamente alle (ancora!) annunciate misure straordinarie per l’occupazione, non depongono a favore di una facile trattativa. Milano e la Lombardia devono dare un contributo importante...

G.G.

Lavoro, Riforme e... Semi-Presidenzialismo?

In quale situazione sarebbe l’Italia, oggi, se al posto del crudo compromesso che ha dato vita al Governo Letta ci trovassimo nuovamente in campagna elettorale? Al netto delle condizioni straordinarie che lo hanno “imposto”, le ragioni di questo sofferto compromesso si capiranno giorno per giorno nelle cose che si faranno e anche in quelle che non si faranno... come qualcuno vorrebbe, per accreditare l’idea di dettare l’agenda e le condizioni al governo. Lavoro, Fisco, IMU e IVA, legge elettorale e “riforme istituzionali”, presto ci aiuteranno a capire se il Governo Letta può durare perché produce risultati utili al presente e al futuro del paese, oppure no. Intanto un demagogo populista si comporta come l’”asino di buridano” e nella non scelta è costretto a rivelare la sua nullità politica, mentre l’altro populista di professione, in perenne conflitto d’interessi, continua a recitare la solita parte del vincente di professione, ma in realtà è costretto ad appoggiare un governo nel quale (per il momento) fa finta di credere e al quale non riesce a “dettare la linea”. Insomma, si può dire tutto, ma Enrico Letta non è... Alfano. Questo governo servirà al paese nella misura in cui riuscirà a ri-creare le condizioni per lo sviluppo e nel contempo ad ammodernare lo Stato mediante le “riforme istituzionali” energicamente sollecitate dal Presidente della Repubblica, tra le quali una nuova legge elettorale. Questa a nulla dev’essere condizionata se non al fatto che quella esistente non è democratica, il che basta e avanza. Oggi il paradosso ricattatorio che si vorrebbe contrabbandare per scambio equilibrato è che gli autori del porcellum si dichiarano disponibili a sopprimerlo, ma con un rimedio peggiore del male costituito da un semi-presidenzialismo che andrebbe a snaturare la struttura parlamentare della nostra Repubblica. Un conto è superare il “bicameralismo perfetto” e rafforzare i poteri del Presidente del Consiglio, altra cosa è concordare cambiamenti di sistema in un momento storico di acuta crisi che si presta a facili strumentalizzazioni, con “chi” ha già dimostrato di non credere nei valori, nei principi e nel bilanciamento dei poteri della nostra Costituzione. “Se lo condannano, tutti in piazza!” dichiara il Coordinatore regionale del PDL e Vicepresidente della Regione Lombardia (con delega alla sanità... ), Mario Mantovani. Questa è la cultura politica e il rispetto delle istituzioni di chi propone di modificare una Costituzione nata dopo 20 anni di dittatura fascista. Si cita spesso il semi-presidenzialismo francese, scaturito in circostanze storiche particolari attorno alla mitica figura del Generale De Gaulle, dimenticando di precisare che in Francia l’antifascismo è una discriminante che accomuna sul serio destra democratica (che non si allea con Le Pen) e sinistra. In Italia, Berlusconi, i fascisti li ha sempre imbarcati e promossi... Vi sembra una differenza da poco? Speriamo che se lo ricordi la “commissione dei saggi” e non faccia prevalere “meschini e convulsi calcoli di convenienza”...

G.G.

Concorrenza: va depurata dagli eccessi e collegata al rispetto delle regole

Se la concorrenza in economia è quella tal cosa che, alla stessa stregua di un farmaco, può fare bene o male, a seconda del dosaggio, ne consegue che essa non è buona in ogni caso, sempre, ma in relazione ai criteri che adopera e agli effetti che produce. Se per secoli i liberisti (che non erano e non sono per l’uguaglianza e per le pari opportunità) hanno tentato di farci credere che ai vizi privati corrispondevano pubbliche virtù, nel senso che l’egoismo individuale produceva meccanicamente sviluppo e progresso sociale, la storia si è incaricata di dimostrare che... oltre una certa misura e al di fuori del rispetto delle regole, la concorrenza diventa una battaglia continua senza esclusione di colpi (bassi) che impoverisce il lavoro e i lavoratori. Nessuno pensa di demonizzare la concorrenza che anzi va rafforzata laddove esistono monopoli, cartelli e rendite di posizione che non premiano il merito, bensì la “capacità” di interagire furbescamente e talvolta illegalmente con il potere. È concorrenza positiva e leale la totale liberalizzazione degli orari commerciali, o è una misura senza anima e senza radici che favorisce la grande azienda a scapito del commercio tradizionale di vicinato? È concorrenza accettabile quella che assegna i lavori in appalto a chi offre il prezzo più basso senza preoccuparsi delle conseguenze? A me non sembra e ritengo che occorre riflettere seriamente sul fatto che un tempo (che credevamo definitivamente superato) la povertà era legata alla disoccupazione, oggi invece tocca tante persone che lavorano ma guadagnano poco. Dobbiamo accodarci alla deprimente presa d’atto che avere un lavoro, anche minimo, in nero o irregolare, è sempre meglio di non averlo? E dove pensiamo di arrivare di questo passo?

G.G.

Josefa Idem e Laura Boldrini al Gay Pride Nazionale di Palermo...

Il 14 giugno la Ministra delle pari Opportunità Josefa Idem e la Presidente della Camera Laura Boldrini parteciperanno all’apertura del Gay pride Nazionale di Palermo, in appoggio a questa parte di umanità che chiede solo di esistere e di non subire più discriminazioni, soprusi e violenze, in Italia nel resto del mondo. È bene ricordare a tale proposito lo sterminio degli omosessuali durante il nazismo, le condanne a morte per “ fanatismo religioso legalizzato”e che anche nei “civili” Stati Uniti d’America fino a qualche decennio fa erano presi di mira, discriminati e oggetto di retate della polizia, da una delle quali ha origine il giorno mondiale della fierezza gay: rivolta di Stonewall nella notte tra il 27 e il 28 giugno 1969 in un bar gay di New York. Oggi la condizione degli omosessuali nel mondo è molto variegata e tale da rendere necessario un articolato programma di lotte, iniziative e proposte (di legge) che, per quanto riguarda l’Italia, significa principalmente (ma non esclusivamente) permettere a due persone dello stesso sesso di vincolarsi legalmente con gli stessi diritti e doveri di due persone che si sposano civilmente, senza bisogno di entrare in aspetti particolari, come le adozioni, che spesso vengono usate e strumentalizzate per non fare nulla. La presenza della Boldrini e della ministra delle pari opportunità Idem è una limpida testimonianza di due donne delle istituzioni che dimostrano... quel coraggio della normalità che purtroppo manca a tanti opportunisti, tecnici e professori compresi, “uomini” soprattutto, che non hanno capito... o forse lo hanno capito fin troppo bene, il significato ultimo delle pari opportunità, senza le quali, per altro, non si capisce davvero cosa è il merito... Siamo chiaramente nel campo dei diritti fondamentali della persona, rispetto ai quali esserci è un dovere. Esserci come persone del sindacato che vivono di diritti e non possono (e non devono) disinteressarsi dei diritti di tutti e quindi anche delle lavoratrici e dei lavoratori che sono omosessuali; esserci come organizzazioni che vivono di e per la democrazia e l’uguaglianza che hanno l’obbligo, morale, politico e istituzionale, di garantire tutti e le minoranze in particolare. Il nostro esserci in questo caso ha un doppio significato: per abbattere muri e spezzare catene che opprimono una parte dell’umanità; per sostenere chi si impegna a promuovere una legislazione paritaria come sta avvenendo in diversi paesi e continenti, anche (non soprattutto) per iniziativa di conservatori non arroccati su rigide posizioni ideologiche, come dimostra il primo ministro inglese, Cameron. Chi vuole esserci si faccia vedere, si faccia sentire, tenda la mano a chi chiede di... esistere, a chi ha bisogno... di vivere.

G.G.