Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

Primarie importanti, risultato promettente: serena fiducia in Pierluigi Bersani

Non penso si debba attribuire eccessiva importanza al metodo delle elezioni primarie, ma ritengo che quelle volute dal centrosinistra abbiano contribuito alla ricostruzione della fiducia dei cittadini verso i partiti, la politica e le istituzioni. Si spera che questo esempio di partecipazione democratica possa essere emulato anche dagli altri, ma non per mera tattica, come pensano di fare quelli del PDL, in penosa attesa di ciò che (per calcolo personale) deciderà Berlusconi. Qualcuno (Renzi) in queste elezioni primarie aveva solo da guadagnare e qualcun altro (Bersani) solo da perdere, ma ha rischiato mettendo “al primo posto l’Italia”. Sono state un esercizio di reale rinnovamento, non annunciato ma praticato, promosso da una parte ma destinato a incidere sulla vita politica e istituzionale dell’intero paese, i cui ulteriori sviluppi sono condizionati dall’incertezza della legge elettorale con la quale si andrà a votare tra qualche mese. Un tentativo serio e onesto di rinnovamento e sviluppo della democrazia, di ricostruzione della coesione sociale, che nella versione Bersani fa “paura” solo ai conservatori di sempre, consapevoli del suo stile di governo e della sua proposta complessiva imperniata sul lavoro e sulla moralità politica. La democrazia torna ad avere un significato effettivo nella comprensione dei cittadini, nella metodologia unitaria e aggregante che diventa promessa di governabilità in caso di vittoria alle prossime elezioni, nella misura in cui tutti e ciascuno si sono impegnati al rispetto di regole condivise assumendo come valore lo stare insieme per il bene del paese. Bersani è un politico serio e onesto che merita la fiducia degli italiani.

G.G.

Uomini per sempre: Perché va abolito l’ergastolo

Due “illuministi” del nostro tempo, Giuliano Pisapia e Umberto Veronesi, nell’ambito della quarta conferenza mondiale “Scienza per la pace”, hanno riproposto l’abolizione del “fine pena mai”, considerata una pena di morte più lenta, un’agonia lunga senza speranza, ingiusta e assurda, che non ha più senso. Già nel 1981 la UILTuCS di Milano partecipò attivamente, con suoi manifesti, al referendum, promosso dai radicali italiani per l’abolizione dell’ergastolo, che, nonostante l’esito negativo (prevedibile) ottenne 7 milioni 114 mila 719 voti favorevoli. Un altro illuminista milanese, Cesare Beccaria, nel 1764, promulgò il famoso trattato “Dei delitti e delle pene”, che aprì la strada all’abolizione della pena di Morte. Minoranze che hanno il coraggio di spendersi e di fare storia, contro i pregiudizi... Chi ha commesso un crimine a 20 anni, sostiene Veronesi, non è la stessa persona a 40. “L’unico strumento efficace per una società più sicura, è la rimozione delle cause che portano alla violenza, come gli squilibri e le ingiustizie sociali, il mobbing, l’intolleranza verso persone di etnie o religioni diverse”. Quella intolleranza che provoca violenza e vittime e che spesso porta la firma di quanti si illudono (anche per meschina convenienza elettorale) di combatterla inasprendo le pene, abbandonando le persone in carceri sovraffollate, come se fossero cose... E spesso si definiscono moderati ... e credenti...

G.G.

 

Natale, Donenica Festività Lavoro e Vita: le ore e i giorni che fanno Famiglia e Società.

Si avvicina il mese di dicembre, carico di festività particolarmente sentite che, per un gran numero di lavoratrici e lavoratori sparsi sull’intero territorio nazionale, equivale a un carico di lavoro maggiore, a rilevante stress psicofisico, sia sul piano personale che famigliare. Se da un lato è giusto mettersi al servizio di tradizioni popolari connesse a maggiori consumi, dall’altro non si può fare a meno di considerare che l’apertura dei negozi 365 giorni l’anno, modifica equilibri sociali e di mercato che impongono di riflettere attorno al significato, di per sé positivo, del “mettersi al servizio” della collettività. Il lavoro abbinato al disagio, come nel caso in cui si svolge di domenica, in giorni festivi e in ore notturne, rappresenta la naturale conseguenza del mettersi al servizio dei cittadini. Possiamo onestamente dire la stessa cosa per l’apertura dei negozi, supermercati e centri commerciali, tutte le domeniche e feste dell’anno, che snatura lo stesso concetto di deroga? Qualcuno parla di bisogno primordiale del giorno senza lavoro, di pausa collettiva antropologicamente fondata, per mettere in evidenza il valore rigenerante della pausa, dal punto di vista fisico e spirituale, personale e famigliare, dello stare insieme, che nessun “riposo compensativo” infrasettimanale può mai restituire. Pur di giustificare misure e liberalizzazioni insensate, si sono letteralmente inventati bisogni inesistenti di consumatori, contrapponendoli a bisogni reali di una gran massa di lavoratrici e lavoratori, ma anche di piccoli imprenditori che si trovano di fronte all’alternativa dell’autosfruttamento o di rimanere chiusi quando super, iper e centri commerciali stanno aperti. Siamo sicuri che aprire i negozi 7 giorni su 7 sia sinonimo di modernità e progresso? Non può significare l’opposto, ovvero la rinuncia della politica e delle istituzioni ad abbinare libertà d’impresa e responsabilità sociale? Perché non ci si chiede se questa cosiddetta liberalizzazione non sia per caso un “di più” che, al di la delle apparenze e del gradimento scontato, contribuisce ad impoverire le persone, le famiglie e la società nel suo insieme?

G.G.

 

 

Barak Obama: il faticoso cammino... di un Presidente amico

Il cinismo e il disincanto di questo nostro tribolato tempo, hanno contribuito al diffondersi della qualunquistica convinzione secondo la quale tutti i partiti, i politici e i candidati sono uguali. Destra e sinistra? Secondo questa conformistica e urlata persuasione, non esistono più. Nulla di più inautentico, tanto negli U.S.A. che in Europa e in Italia. A differenza di Romney e del suo selvaggio liberismo in economia e nella finanza, che in alleanza con il conservatorismo sui diritti civili ha rapinato quote consistenti di benessere e di “futuro possibile”, Obama è uno di quei politici che non fanno miracoli ma spingono il mondo nella direzione di un reale progresso, misurabile in più istruzione e assistenza sanitaria pubblica, più lavoro e diritti civili, più pace e meno armi, più benessere collettivo e meno abissali e ingiustificate differenze. Egli è ancora, grazie al cielo, il Presidente del paese economicamente, finanziariamente e militarmente più importante del mondo, che nel bene e nel male (ancora la pena di morte...) influenza e condiziona le scelte degli “altri”. Un altro mandato di 4 anni con Obama Presidente degli U.S.A. non significa che tutti i problemi saranno risolti, bensì che in quella direzione si continua a tendere, cioè ad adottare misure e provvedimenti magari non ottimali, ma chiaramente migliorative per milioni di cittadini, come nel caso dell’assistenza sanitaria, dei diritti civili alle coppie omosessuali o di assistenza alle donne che vivono la difficile esperienza dell’interruzione di gravidanza. Obama è di per sé, con la sua storia, i suoi programmi e il primo sofferto mandato alle spalle (che lo ha visto gestire la tremenda crisi generata dai suoi avversari e dal suo predecessore, bugiardo e bellicista), fattore di progresso. Non appartiene alla categoria dei candidati che fanno promesse solo per vincere. Egli stesso è l’espressione di conquiste storiche che precedono e sopravanzano l’economia, di linguaggi e sentimenti universali che “fanno” umanità... lo scopo più alto della buona politica, che non esclude né discrimina... dei democratici e progressisti di tutto il mondo... 

G.G.