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Fare sindacato in assenza della buona politica

Chi opera in campo sindacale con la consapevolezza storica e culturale che in Italia solo CGIL CISL UIL possiedono, oggi incontra difficoltà di comunicazione reale con i lavoratori diverse da quelle che si incontravano in un passato relativamente recente, in conseguenza di una frammentazione che ha favorito una competitività al ribasso in contrasto con lo sviluppo sostenibile di cui il Paese ha bisogno per superare i suoi squilibri strutturali. La frammentazione è causa ed effetto di un discutibile modo di intendere la modernità che ha provocato la crisi della politica e dei suoi gruppi dirigenti, perlopiù, checché se ne dica, meno maturi dei loro predecessori. Più portati a distruggere e a muoversi nel presente da mestieranti della politica, che a costruire futuro attraverso progetti praticabili.

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A che servono i G7? Spetta a noi risolvere i nostri problemi…

Nel tempo dell’urgenza permanente che obbliga a ripensare il nostro modo di vivere e di convivere con gli “altri”, attraverso scelte di fondo che comportano conseguenze durature anche per le future generazioni, ci si chiede a cosa servano gli incontri del G7, che un tempo erano diventati del G8 con la Russia di Putin poi estromessa e sanzionata e domani potrebbero ridursi a G6 per l’evidente estraneità politica e culturale di uno come Trump che assume posizioni opposte a quelle dell’Unione europea, contrarie alla sua stessa esistenza. A mio parere questi incontri servono, anzi dovrebbero essere più frequenti, meglio preparati e finalizzati per la “semplice” ragione che il mondo ha bisogno di essere complessivamente e “unitariamente” governato attraverso una interpretazione nuova e rivoluzionaria della globalizzazione, anziché mettere in discussione gli accordi faticosamente raggiunti nel recente passato, come nel caso del clima e del commercio mondiale.

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Ripartire dall’articolo UNO

Riuscirà il Movimento Democratico e Progressista a ridare centralità al lavoro, mettendo in equilibrio impresa e lavoratori, economia e coesione sociale, nella prospettiva di nuovo modello di sviluppo sostenibile? Romano Prodi sostiene che “per costruire un futuro migliore dobbiamo restituire valore e peso politico al lavoro”. L’ex Presidente della Commissione europea e fondatore dell’Ulivo lo ha scritto a chiare lettere nel suo ultimo libro Il piano inclinato dal quale emerge la necessità di invertire la tendenza per evitare cadute ancor più disastrose e irreversibili. La priorità delle priorità è quella di dare lavoro a chi non ce l'ha attraverso investimenti ben calibrati, capaci di promuovere processi virtuosi di sviluppo sia economico che sociale, ma per chi continua a credere nei diritti/doveri/principi previsti dalla nostra Costituzione, il lavoro dev’essere ragionevolmente tutelato, in tutte le sue forme e tipologie, cosa che, purtroppo, nel corso del tempo, si è smesso di fare per un gran numero di persone, grazie al prevalere di filosofie produttive che capovolgono il rapporto tra fini e strumenti.

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L’Italia deve ancora giocare e vincere le partite più difficili

La salutare vittoria di Macron in Francia è un ottimo risultato anche per l’Italia e per tutti i cittadini dell’Unione che credono ancora in un Europa democratica, libera e unita, che mette al centro i diritti della persona. Questo era e rimane il motivo della netta preferenza per il candidato europeista in Francia e nei Paesi in cui gli elettori sono stati e saranno “costretti” a scegliere tra chi difende e chi minaccia i valori fondamentali sui quali si regge la convivenza pacifica tra persone e popoli. Valori essenziali, inconciliabili con il falso concetto di patria/nazione sul quale si costruiscono i muri, si giustifica ogni sorta di discriminazione, si alimenta la logica amico-nemico dalla quale scaturisce la violenza. Il buon esito delle presidenziali francesi non cancella i problemi dell’Italia, che nessuno risolverà mai al posto nostro.

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