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L’autonomia regionale è una cosa seria, da non strumentalizzare.

Il referendum del 22 ottobre in Lombardia, “concertato” con il Veneto risponde a una chiara strategia politica che c’entra ben poco con la legittima richiesta di una maggiore autonomia. La quale, tra l'altro, è possibile solo grazie al regionalismo differenziato introdotto dal centrosinistra nella nostra Costituzione con la netta opposizione della Lega e dei suoi alleati. Un referendum inutile, ampiamente strumentalizzato e ulteriormente strumentalizzabile da chi l’ha promosso senza avere le carte in regola. Un tavolo era stato aperto ma non se ne fece nulla per responsabilità di coloro che oggi si presentano come i paladini dell’autonomia, ma in realtà sono gli stessi che l’hanno resa impossibile perché puntavano (e a mio parere ancora puntano) a qualcos’altro.

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Con la governabilità non si scherza

“Pensieri e riflessioni” della settimana scorsa ha preso forma il giorno prima delle elezioni in Germania ed ha focalizzato l’attenzione sul concetto di compromesso, alla luce, ma non solo, del fenomeno della frammentazione politica che rende ancor più problematico formare una maggioranza di governo, adesso anche nel più grande Paese dell’Unione europea. Mi è stato chiesto se in definitiva auspicavo un compromesso di Governo tra Pd e Forza Italia, ma il mio intento era e rimane quello di affermare che un sano compromesso, per realizzare o difendere una conquista di primaria importanza si giustifica da sè, contrariamente a quelli di “bassa lega” che hanno nutrito l’idea popolar populista che “la politica è una cosa sporca”. Nel nostro Paese a mio parere mancano le condizioni per realizzare accordi di tale portata, ma i problemi restano e con essi bisogna comunque fare i conti, qualunque sia il risultato che uscirà dalle urne in primavera.

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Ottica europea e coerenze nazionali

Era ampiamente previsto e ora sappiamo con certezza che anche per i prossimi 4 anni in Germania e in Europa non si potrà fare nulla d’importante senza il consenso di Angela Merkel. Una Cancelliera per nulla populista come buona parte del centrodestra di casa nostra guidato da personaggi lontani dalla sua cultura politica. Una donna che, per alcuni aspetti di non secondaria importanza, si è dimostrata più lungimirante di non pochi politici italiani di sinistra che, al momento del dunque, non sanno o non vogliono assumersi le relative responsabilità. Se fossi stato un cittadino tedesco, non avrei votato per lei, ma confesso che il suo equilibrio politico, basato sui valori non negoziabili, lo sento come una garanzia di tenuta nei confronti delle forze politiche che non propongono nulla di preciso, ma contestano a testa bassa tutto e tutti, comprese le straordinarie conquistate del 900 che la crisi finanziaria, tramutatasi in crisi economica e sociale, ha fatto vacillare ma non, grazie al cielo, crollare.

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La paura è figlia, in primo luogo, della “nostra” violenza

Il bisogno di sicurezza accompagna l’essere umano dall’inizio alla fine della sua vita ed è conditio sine qua non della libertà personale e collettiva. Non poter dire o fare qualcosa per paura di subire violenza o subirla effettivamente, come quotidianamente avviene, certifica un malessere sociale di fronte al quale ciascuno è chiamato a fare la propria parte. In primo luogo la deve fare chi governa il Paese, le Regioni e i Comuni, in raccordo con le istituzioni pubbliche e in collaborazione con quelle private che condividono i valori incentrati sul rispetto della persona, coerenti e compatibili con la nostra Costituzione che ai migranti chiediamo di imparare e rispettare, pur sapendo che molti italiani e politici non la conoscono, non la rispettano. Paura degli immigrati? Credo sia umana, comprensibile e tale da richiedere risposte di autentica governabilità, non di odiosa propaganda che la accentui.

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