Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

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Pericolosa incultura di governo

Indipendentemente dai sondaggi, favorevoli o meno, alle forze politiche di governo e, in particolare, a quella che sposa le posizioni più estreme, cresce nel Paese la consapevolezza dei pericoli che incombono sulla nostra democrazia. Passo dopo passo, proposta dopo proposta, ormai è chiaro che si punta a smantellare tutto ciò che ha dato e continua a dare significato concreto alla democrazia nel nostro Paese, incompiuta e imperfetta finchè si vuole, logora e incapace, finora, di generare lo sviluppo sostenibile di cui c’è bisogno per sanare le profonde piaghe sociali che ci affliggono da troppo tempo, ma pur sempre infinitamente migliore dei regimi autoritari e intimamente corrotti che infestano il mondo. La nostra democrazia reale, imperfetta e incompiuta, non è tuttavia un sistema di conteggio solo per decidere chi comanda, bensì un insieme di valori e principi che regolano la vita pubblica, dal quale sono scaturite le conquiste concrete di cui godono i cittadini italiani e dal quale è possibile attingere gli strumenti di resistenza e difesa propositiva dagli attacchi di chi vuole rimettere in discussione il meglio della nostra storia e delle nostre conquiste, sia in campo civile che sociale.

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L’Italia ha bisogno di essere governata, non spartita

Di questi tempi è quasi impossibile ragionare e confrontarsi sul merito delle proposte, come si dovrebbe sempre fare, talchè si è portati a schierarsi pro o contro chi le fa, in virtù di una sventurata incultura politica che, in quattro e quattr’otto, è diventata “contratto di governo” che non promette nulla di buono. Pensavamo di non arrivare a tanto e invece ci siamo dentro e sarà un problema uscirne, a riprova del fatto che esaltare “il cambiamento”, senza indicare il modello di sviluppo economico e sociale che si intende promuovere, porta a demolire le cose fatte dai nemici politici, non certo a governare unitariamente l’Italia. Di certo è impossibile associare a questo governo la parola dignità e nemmeno ci si può consolare con la certezza virtuale che chi semina vento prima o dopo raccoglierà tempesta perché di mezzo c’è il Paese, c’è la vita reale delle persone e delle famiglie che, nel frattempo, possono andare a rotoli.

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Per un mercato del lavoro ri-equilibrato

Per chi crede nella necessità di conciliare le ragioni delle imprese e quelle dei lavoratori, nel contesto di uno sviluppo economico orientato al sociale e al rispetto dell’ambiente come bene pubblico, il concetto di equilibrio è centrale. Ben vengano quindi le misure che ne riportano un po’, se frutto di valutazioni ponderate finalizzate alla rivalutazione del lavoro umano, dopo decenni di destrutturazione della filiera del lavoro dalla quale è scaturita la degenerazione sociale chiamata precariato. In quale categoria rientra il voucher a 10 euro tutto incluso che il governo pensa di legalizzare nuovamente? Che coerenza c’è (o non c’è) tra questa proposta e quella di mettere un modesto argine all’esplosione arbitraria dei contratti a termine attraverso le causali e la durata massima di due anni? La coerenza non c’è, anzi emerge un governo della confusione, senza una visone unitaria che abbia come riferimento un modello di sviluppo compatibile con i valori del nostro essere cittadini italiani ed europei che in primo luogo credono nel lavoro e nella dignità della persona.

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Teoria del cambiamento e pratica dello scambio

L’Italia ha un governo che naviga a vista. Giorno per giorno, momento per momento, senza un vero programma di politica economica e sociale, al posto del quale c'è un contratto a due riducibile al “tu dai una cosa a me, io ne dò una a te, tu non mi disturbi su questo, io non mi intrometto su quello”. Con un Presidente del Consiglio che, anziché esercitare il suo ruolo, subisce le iniziative debordanti dei suoi due vice che lo hanno messo lì. Chi ne paga le conseguenze è il Paese, costretto ad essere esasperato da un problema che esiste e va affrontato seriamente, mentre se ne sottovalutano altri altri non meno importanti, anzi. Chi ne trae beneficio di parte è il ministro dell’interno che fa solo ed esclusivamente l’interesse del suo partito. Governare un Paese non è un affare privato, lo si deve fare nel rispetto delle regole, dei poteri delle diverse istituzioni e della magistratura in particolare. La quale magistratura, in un Paese democratico, non prende e non deve prendere ordini da nessuno, men che meno da un Ministro, così come non li devono prendere i dipendenti/funzionari pubblici.