Formigoni: potere religione e affari

Non sappiamo se il Presidente della Regione Lombardia e i suoi amici in carcere o indagati hanno commesso i reati di cui parlano gli organi d’informazione, ma ci sono comportamenti che contrastano con codici di valore superiore sui quali si fonda la credibilità personale e il decoro delle istituzioni. Frequentare alberghi a 7 stelle, in compagnia di persone che usano il crocifisso per fare soldi e acquisire potere per moltiplicarli in modo a dir poco discutibile, evidenzia un comportamento lontano dai valori dichiarati, in contrasto anche con il tanto esaltato, a parole, merito. Non siamo moralisti a buon mercato, ma non possiamo non constatare come il fiume di denaro finito nella vita lussuosa di certi personaggi costituisca il cuore di un sistema che costringe i cittadini lombardi a rivolgersi a medici e strutture private non per libera scelta ma perché la lista d’attesa per una visita specialistica o un intervento chirurgico negli ospedali pubblici è insopportabilmente lunga. Un sistema clientelare a favore di gruppi e compagnie di opere private che hanno poco a che vedere con i bisogni degli “ultimi”. Reati? Non spetta a noi giudicare, ma sembrano qualcosa di peggio . . . e di molto distante dal lascito culturale e morale del compianto Cardinale Martini.

G.G.

Guerra agli evasori? Non basta dichiararla, bisogna vincerla.

È davvero strano che abbiamo dovuto aspettare il “tecnico” Monti per invitare la Televisione Pubblica a non chiamare “furbetti” gli evasori, ma con termini più appropriati al loro comportamento disonesto. Questo simpatico presuntuoso di cui l’Italia purtroppo ha avuto bisogno per riparare guasti che vengono da lontano e subentrare a un governo che stava portando il paese allo sbaraglio, sta dimostrando di essere più politico di tanti politici improvvisati che lo hanno preceduto, benché espressione di una scuola di pensiero che esalta le virtù del mercato ma fa ben poco per ripulirlo dalle storture che producono danni umani e sociali incalcolabili. Chi era e rimane convinto che all’Italia servisse una brusca svolta, alla luce di un’emergenza che rischiava di travolgerci, ritiene altrettanto necessario il positivo utilizzo dei sacrifici che passa attraverso una effettiva equità fiscale. Questa non potrà mai esistere finchè l’evasione viene tollerata e gli evasori trattati da amici elettori... Il Presidente Monti dimostri di voler bene all’Italia, adottando misure “irreversibili” anche attraverso, se necessario, l’istituto dell’”esproprio” motivato. Altrimenti passerà alla storia come capo d’un Governo che ha messo i conti sotto controllo, ma evitando di far pagare il giusto ai ricchi a dismisura e agli evasori. Una cosa non facile ma possibile, che un simpatico presuntuoso come Lui dovrebbe dimostrare di saper/voler fare. Se è “bravo” lo dimostri togliendo a chi deve e restituendo a chi ne ha bisogno e lo merita.

G.G.

Il ruolo del sindacato, anche in tempo di crisi

In tutte le condizioni - di crisi o di sviluppo, in azienda e nel sociale, nella contrattazione e nel confronto con le istituzioni pubbliche -, il sindacato esercita un ruolo. È un punto fermo della democrazia che la globalizzazione a forte impronta finanziaria ha messo in discussione. Serve una Europa più unita ed equilibrata in grado di recepire la cultura del lavoro, del welfare e dei diritti che tutelano la dignità dei lavoratori e dei cittadini. Il sindacato deve stare in questa in questa nuova e più impegnativa dimensione come soggetto del rinnovamento e della coesione sociale. Servono leaders nazionali ed europei illuminati e credibili, progressisti per definizione, fortemente responsabili, orientati allo sviluppo sostenibile e alla valorizzazione del lavoro che crea ricchezza da distribuire equamente e servizi utili ai cittadini. In questa ottica non si può essere progressisti senza essere responsabili, ma non si può essere responsabili, nel sindacato, senza essere progressisti. Il resto è flatus vocis. Anche in tempo di crisi.

G.G.

Pena di morte in Texas: anche per i disabili mentali . . .

Negli ultimi anni si è rafforzata la tendenza verso l’abolizione della pena di morte, grazie agli ideali umanitari coltivati da sparute minoranze illuminate capaci di comunicare e argomentare con intelligenza e determinazione. Sono 17 gli Stati americani che l’hanno abolita e a novembre è previsto un referendum (strumento discutibile riguardo a un simile problema) in California. La strada tuttavia è ancora lunga e faticosa se è vero che, a fronte di “numeri” ridotti, il mattatoio umano continua in diversi paesi e stati dove i diritti umani non vengono rispettati e spesso nemmeno le garanzie processuali. Sconcerta e sconvolge che in Texas (e non è la prima volta), si condanni a morte un disabile mentale con “la maturità accertata di un bambino di 6 anni”. Il solito afroamericano, vittima fin dalla nascita di drammatiche condizioni famigliari e sociali che fanno parte della “normalità” di quel grande paese, che merita rispetto e ammirazione per tante altre cose ma non per questa che lo accomuna alle più feroci dittature. Si chiamava Marvin Wilson, ci dice che il progresso non è lineare e definitivo, ma di continuare a crederci . . .

G.G.