Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

Auschwitz, 27 gennaio 1945: l’uomo di fronte a se stesso...

Tra i giorni internazionali dedicati a qualcosa d’importante, quello della memoria occupa un posto speciale, da scolpire nella memoria collettiva da tramandare di generazione in generazione, affinché il passato eserciti un’influenza benefica sul presente. Quando l’armata rossa il 27 gennaio del 1945 entrò nel campo di concentramento di Auschwitz, gli occhi del mondo si posero su una realtà inimmaginabile che fece dire e scrivere a Primo Levi, Se questo è un uomo. Il male si era manifestato in modo assoluto, crudele, studiato e organizzato contro milioni di esseri umani che i nazisti tedeschi, in alleanza con i fascisti italiani e di altri paesi europei, consideravano di “razza” inferiore, malati, deviati, oppositori . Ai bambini furono riservati “trattamenti” speciali che al solo pensiero... Una società incapace di tramutare la sua memoria in educazione alla responsabilità, al rispetto dell’”altro” e degli “altri”, è come un organismo senza anticorpi destinato prima o dopo a ricadere nella stessa malattia. La memoria insegna che il campanello d’allarme è l’atteggiamento discriminatorio verso minoranze e persone considerate diverse e che il populismo/nazionalismo/localismo è l’anticamera dei regimi autoritari che hanno bisogno d’inventarsi nemici irriducibili. Il solo modo di custodire la memoria è quello di farla vivere nel presente, attraverso l’uguaglianza dei (e nei) diritti fondamentali che supera le “verità” (relative) delle singole religioni e ideologie (anche economiche). Ce lo ha ricordato solennemente Barak Obama nel giorno del suo secondo giuramento dedicato al diritto naturale di tutti, nessuno escluso, alla libertà, che a nessun altro appartiene se non alla persona nel suo essere quel che è.

G.G.

Salario minimo garantito: sostenibilità sociale, economia civile, cittadinanza attiva

Il Presidente dell’eurogruppo Juncker ha sostenuto che “stiamo sottovalutando l’enorme tragedia della disoccupazione, che ci sta schiacciando” e ha rilanciato l’ipotesi di un salario minimo per tutta l’area euro. Se consideriamo che, per essere moderno e civile, uno Stato deve occuparsi di tutti i suoi cittadini dall’inizio alla fine della vita, ne consegue che la “funzione pubblica” della politica è di fondamentale importanza, non già per sostituirsi al mercato ma per evitare che questo generi problemi incompatibili con la coesione sociale. Se lavoro vuol dire reddito, e se lavoro e reddito, diritti individuali e welfare rappresentano la condizione di base della cittadinanza attiva, occorre chiedersi quali siano gli ostacoli verso questo tipo di sviluppo che costituisce il vero banco di prova della modernità. Certo non sarà mai il liberismo del meno stato e meno e spesa pubblica a risolvere la tragedia della disoccupazione che esso stesso genera e di cui ha bisogno per “ridurre” il lavoro a funzione di un interesse di parte che lo svuota da altri significati e valori. L’euro è nato sulla base della promessa ai cittadini europei che ci sarebbe stato un miglioramento degli squilibri sociali. Un reddito minimo di cittadinanza o qualcosa di simile in tutti i paesi dell’area euro, e non solo in alcuni, potrebbe costituire il segnale forte di carattere politico e sociale di cui c’è bisogno per tornare a credere in una Europa che mette al centro e affratella i suoi cittadini. Non è facile, ma è possibile e potrebbe costituire l’occasione per un ammodernamento generalizzato concepito sulla qualificazione e l’utilizzo produttivo della spesa pubblica, in funzione del diritto/dovere di ogni cittadino al reddito, al lavoro e alla formazione lavoro.

G.G.

Monti: ci eravamo illusi che ... e invece ha scelto di rappresentare la palude

Ci eravamo illusi che il presidente del consiglio del “governo strano” avesse deciso di mantenersi coerente al mandato affidatogli da Napolitano, ma purtroppo Monti ha smentito se stesso e deluso quanti si attendevano da lui un comportamento conseguente. Con una presunzione sconfinata, sembra dire ai quattro venti che solo un governo da lui presieduto può risolvere i problemi dell’Italia e a tale scopo si inventa una nuova lista (personale) che va ad aggiungersi al già lungo elenco di partiti e movimenti esistenti. Un classico della “vecchia” e deleteria politica dei mercanti del voto che le studiano tutte per posizionarsi, condizionare, scambiare e... diciamolo pure, ricattare puntando su equilibri precari anzichè favorire la governabilità. “Centristi” di vecchio stampo che pretendono di stare di “qua” o di “là” a seconda delle convenienze, mettendo veti e accogliendo pregiudiziali che umiliano la laicità dello stato, come si evince dal mutismo sui diritti civili che da solo inaridisce le 25 pagine della “sua” Agenda. Altro che silenziare Vendola e Fassina che sono sicuramente progressisti e di sinistra, ma lo sembrano ancor di più nel confronto relativo con posizioni di autentica conservazione e chiusura, che tali rimangono anche nella distanza apprezzabile dalle varianti populiste e reazionarie presenti in Italia. Certo, con Monti si potrà e forse si dovrà collaborare. Ma con idee e posizioni chiare che i cittadini in ogni caso apprezzano. Monti è il meglio della palude alla quale appartengono i cosiddetti moderati, ma dal quel mondo e a quel mondo appartiene come si evince dalla compagnia e dal sostegno entusiastico degli innovatori Casini e Fini... e della Conferenza episcopale italiana. Come innovatori non c'è male...

G.G.

La "questione sociale" prima e al disopra di tutte le agende: Buon 2013

Se in Italia esiste una vera e propria “questione sociale”, come indicato da Giorgio Napolitano nel suo ultimo discorso di fine anno da Presidente della Repubblica, occorre capire da dove scaturisce per intervenire con misure strutturalmente appropriate. Questione sociale non è una locuzione come un’altra, bensì la rappresentazione di un disastro civile che coinvolge una parte importante della popolazione e mette a rischio i cardini della convivenza previsti dalla Costituzione italiana, riportati nella Carta europea dei diritti fondamentali. Giorgio Napolitano e Roberto Benigni ci hanno aiutato a capire quanto importante sia la politica e quanto bisogno ci sia di partiti sani e di politici onesti per la gestione della cosa pubblica, che appartiene a tutti e a tutti deve dare risposte attraverso un’equilibrata distribuzione dei carichi fiscali e delle risorse disponibili. L’Italia sta tentando di riprendersi dal degrado e dalla devastazione che hanno aggravato tutte le sue storiche debolezze, per superare le quali non basta (anche se necessario) una quadratura dei conti che non risolve ma aggrava la questione sociale. La politica, in democrazia, se questa è l’orizzonte che ci accomuna, è l’arte dell’insieme, dell’equilibrio e della coesione, all’interno della quale ci sta anche il prezioso ruolo dei corpi intermedi e delle parti sociali. L’augurio che possiamo farci per un 2013 segnato dalla speranza è che, tanto in Lombardia quanto a livello nazionale, vengano messi “fuori i mercanti dal tempio” a qualunque club, “loggia”, casta, setta o cordata appartengano. Senza questo presupposto ogni sforzo sarà vano. Sarà dura in ogni caso, ma il 2013 può essere l’anno in cui si ferma la caduta e ricomincia una crescita più sana ed equilibrata.

G.G.