Monti: ci eravamo illusi che ... e invece ha scelto di rappresentare la palude

Ci eravamo illusi che il presidente del consiglio del “governo strano” avesse deciso di mantenersi coerente al mandato affidatogli da Napolitano, ma purtroppo Monti ha smentito se stesso e deluso quanti si attendevano da lui un comportamento conseguente. Con una presunzione sconfinata, sembra dire ai quattro venti che solo un governo da lui presieduto può risolvere i problemi dell’Italia e a tale scopo si inventa una nuova lista (personale) che va ad aggiungersi al già lungo elenco di partiti e movimenti esistenti. Un classico della “vecchia” e deleteria politica dei mercanti del voto che le studiano tutte per posizionarsi, condizionare, scambiare e... diciamolo pure, ricattare puntando su equilibri precari anzichè favorire la governabilità. “Centristi” di vecchio stampo che pretendono di stare di “qua” o di “là” a seconda delle convenienze, mettendo veti e accogliendo pregiudiziali che umiliano la laicità dello stato, come si evince dal mutismo sui diritti civili che da solo inaridisce le 25 pagine della “sua” Agenda. Altro che silenziare Vendola e Fassina che sono sicuramente progressisti e di sinistra, ma lo sembrano ancor di più nel confronto relativo con posizioni di autentica conservazione e chiusura, che tali rimangono anche nella distanza apprezzabile dalle varianti populiste e reazionarie presenti in Italia. Certo, con Monti si potrà e forse si dovrà collaborare. Ma con idee e posizioni chiare che i cittadini in ogni caso apprezzano. Monti è il meglio della palude alla quale appartengono i cosiddetti moderati, ma dal quel mondo e a quel mondo appartiene come si evince dalla compagnia e dal sostegno entusiastico degli innovatori Casini e Fini... e della Conferenza episcopale italiana. Come innovatori non c'è male...

G.G.

La "questione sociale" prima e al disopra di tutte le agende: Buon 2013

Se in Italia esiste una vera e propria “questione sociale”, come indicato da Giorgio Napolitano nel suo ultimo discorso di fine anno da Presidente della Repubblica, occorre capire da dove scaturisce per intervenire con misure strutturalmente appropriate. Questione sociale non è una locuzione come un’altra, bensì la rappresentazione di un disastro civile che coinvolge una parte importante della popolazione e mette a rischio i cardini della convivenza previsti dalla Costituzione italiana, riportati nella Carta europea dei diritti fondamentali. Giorgio Napolitano e Roberto Benigni ci hanno aiutato a capire quanto importante sia la politica e quanto bisogno ci sia di partiti sani e di politici onesti per la gestione della cosa pubblica, che appartiene a tutti e a tutti deve dare risposte attraverso un’equilibrata distribuzione dei carichi fiscali e delle risorse disponibili. L’Italia sta tentando di riprendersi dal degrado e dalla devastazione che hanno aggravato tutte le sue storiche debolezze, per superare le quali non basta (anche se necessario) una quadratura dei conti che non risolve ma aggrava la questione sociale. La politica, in democrazia, se questa è l’orizzonte che ci accomuna, è l’arte dell’insieme, dell’equilibrio e della coesione, all’interno della quale ci sta anche il prezioso ruolo dei corpi intermedi e delle parti sociali. L’augurio che possiamo farci per un 2013 segnato dalla speranza è che, tanto in Lombardia quanto a livello nazionale, vengano messi “fuori i mercanti dal tempio” a qualunque club, “loggia”, casta, setta o cordata appartengano. Senza questo presupposto ogni sforzo sarà vano. Sarà dura in ogni caso, ma il 2013 può essere l’anno in cui si ferma la caduta e ricomincia una crescita più sana ed equilibrata.

G.G.

Expo 2015: un’idea di futuro, un impegno per il presente...

Nel 2015 Milano, in ottica metropolitana, regionale e nazionale, sarà chiamata non solo ad accogliere i visitatori provenienti da ogni angolo del mondo ma anche a lanciare proposte, idee e progetti di sviluppo in sintonia con il tema della manifestazione universale: Nutrire il pianeta, Energia per la Vita. L’umanità, infatti, al presente e a maggior ragione in proiezione futura, ha bisogni di modelli di sviluppo in discontinuità progressiva rispetto agli squilibri generati dalla insensata ideologia liberista che confida di realizzare “il miglior mondo possibile” attraverso il laissez faire in campo economico e finanziario, con una politica debole e una presenza pubblica culturalmente subalterna agli interessi privati. La Milano e la Lombardia del risveglio civile possono trovare la forza di presentarsi all’appuntamento offrendo al mondo proposte e sperimentazioni di sviluppo sostenibile in grado di relazionare costruttivamente il locale con il globale. Questa è la principale scommessa/difficoltà per correggere il presente e costruire un futuro a misura dei bisogni di tutti gli abitanti del pianeta, nessuno escluso. Continuare con lo stesso modello di sviluppo che ha provocato i drammatici squilibri presenti, significa mandare al macello le future generazioni che, nella nuova e più avanzata concezione del diritto e dei diritti di cui alla “Costituzione europea”, vanno tenute presenti e rispettate. Sembra impossibile... ma è necessario.

G.G.

Come si sviluppa e si stabilizza il lavoro delle donne

Il nesso causale tra il lavoro delle donne e l’andamento del pil è universalmente riconosciuto, tanto che la stessa Banca d’Italia quantifica nel 7% l’aumento del prodotto interno lordo se l’occupazione femminile raggiungesse il 60%. Se oggi siamo ben lontani da un simile obiettivo, ciò è dovuto a diversi fattori e ritardi, sia di carattere legislativo che contrattuale e “culturale”. Tutti pensiamo che qualcun altro deve fare qualcosa e soprattutto confondiamo il fare con le discussioni infinite su come, che cosa e chi deve fare, che al massimo si concludono aggiungendo un capitolo a una relazione, un articolo al contratto nazionale e/o aziendale, una frase ad effetto in un discorso... che quasi mai diventano sperimentazione viva, anche attraverso un salutare conflitto tra modelli organizzativi aziendali e sociali, mediante diverse interpretazioni della convivenza civile, come nel caso degli orari e dei servizi della città. Tra le diverse cose da fare effettivamente e per le quali battersi con la dovuta determinazione, per favorire il lavoro delle donne, a partire dalla tutela di quelle che lo hanno e rischiano di perderlo, due mi sembrano decisive. A parità di costi, con onere della prova contraria a carico del datore di lavoro, il passaggio reversibile da full time a part time delle lavoratrici madri deve diventare un diritto e non più una gentile concessione... La contrattazione aziendale, con (ovviamente meglio) o senza una legge di sostegno, deve costituire terreno di sperimentazione concreta, mediante una più avanzata concezione della flessibilità, non più a senso unico, ma come terreno d’incontro e di equilibrio tra esigenze diverse riconducibili a sintesi economica e sociale.

G.G.