Per la Sicilia e per l'Italia del Lavoro, dei Lavoratori e dei Cittadini

Oggi si vota in Sicilia e pur in presenza di un impoverimento materiale e spirituale che oscilla tra rassegnazione e ribellismo distruttivo ma incapace di costruire, si percepisce che qualcosa di positivo può scaturire dalle urne. Ci sarà un numero sufficiente di siciliani in grado di capire che Rosario Crocetta può rappresentare la discontinuità di cui c’è bisogno per mettere lo Stato e le Istituzioni al servizio dei cittadini? Rosario Crocetta ha dimostrato sul campo di essere una persona credibile in grado di aggregare consensi non solo sul piano politico/amministrativo, ma anche sotto il profilo civile e culturale, per chiudere con la stagione del trasformismo e dell’imbroglio eretto a sistema. Non sempre è possibile scegliersi i compagni di strada, ma se si vuole costruire qualcosa d’importante lo si deve fare necessariamente nell’incontro tra forze politiche diverse, su programmi coerenti e praticabili rispetto ai quali le persone, come Lucia Borsellino che si è resa disponibile, devono essere affidabili. Programmi che implicano un cambiamento di prospettiva e la valorizzazione di politici dalla robusta formazione culturale e democratica, rispetto alla quale la loro età è del tutto secondaria. Chi scrive sa bene che anche il solo sperare, in Sicilia, è un “azzardo”. Ma di fronte allo squallore e alle macerie prodotte dai Lombardo di turno, è la scelta più razionale e ragionevole. La riscoperta della visione unitaria, tanto in politica quanto nel sociale, per il lavoro e nel lavoro, è la parte più difficile ma necessaria di questa nuova progettualità che può anticipare la primavera di un nuovo risorgimento civile. Nessuno ci può impedire di sognare.

G.G.

Corruzione, legge anticorruzione, lavoro e democrazia, sicurezza e libertà

In Italia la normalità, che manca, da conquistare, è la vera rivoluzione. Rivoluzione culturale - in Lombardia proposta come ribellione civile per ridare dignità alle sue istituzioni, gravemente inquinate dal malaffare - propedeutica a un tasso di sviluppo economico superiore, con o senza crisi. L’alto tasso di corruzione che si registra nel nostro paese, accompagnato dalla criminalità organizzata che usa e si fa usare dalla politica, costituisce il principale ostacolo verso la strada della normale convivenza civile nella democrazia. Immaginando ed auspicando un percorso virtuoso di graduale avvicinamento a questa agognata normalità, anche il Governo Monti può essere considerato una tappa di avvicinamento, dopo la paurosa avventura del berlusconismo/leghismo, nella misura in cui le tappe successive saranno coerenti con quella parte di “cose” ben fatte, andando oltre la logica finanziaria e la pur necessaria interiorizzazione dell’importanza di mettere e avere i “conti a posto”. Pur evidenziando limiti “paurosi” che gli esperti sapranno valutare meglio di noi, anche ai fini degli ulteriori e necessari sviluppi in corso d’opera, la legge anticorruzione recentemente approvata dal Senato, rappresenta pur sempre una mezza risposta positiva rispetto al niente che si profilava per effetto del potere di ricatto di una parte del parlamento. La corruzione è contro il lavoro e i lavoratori, contro la democrazia, la sicurezza e la libertà dei cittadini. Una ragione di più per sentirci partecipi come organizzazione sindacale, nella consapevolezza che più lavoro e miglior lavoro potranno scaturire solo da una maggioranza di governo libera dalla logica dei “corrotti e corruttori” che ha impoverito l’Italia, non solo economicamente.

G.G.

 

 

Lavoro Mercato e Politica: “cose” da ricostruire

Per la nostra Costituzione il lavoro è un diritto-dovere che prefigura un modello di sviluppo economico compatibile con l’inclusione sociale. Se tutti i cittadini sono chiamati a “svolgere una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società” (art.4), ne consegue che la società stessa deve organizzarsi in modo tale che il diritto a un reddito e il dovere di rendersi utili a se stessi e agli altri possano concretizzarsi attraverso l’equilibrio tra l’iniziativa privata e la funzione pubblica. Se tale diritto/dovere esiste ma non viene attuato, evidentemente esistono dei problemi che richiedono risposte politiche e non solo tecniche. Che ne sarà di un mondo in cui la popolazione aumenta e il lavoro, in proporzione, diminuisce? E che fine faranno la democrazia e l’ideale della pace universale, se miliardi di esseri umani saranno senza lavoro e mezzi di sostentamento? Chiudiamo gli occhi di fronte a una prospettiva così inquietante? I problemi nuovi che ci troviamo di fronte sono straordinariamente complessi e tali da richiedere il ritorno e la valorizzazione della buona politica, in Italia e in Europa. Buona politica significa anche (e per chi ci crede, soprattutto) una sinistra di governo e al governo in grado di realizzare i cambiamenti che mai arriveranno dall’ideologia iperliberista che pretende ancora di dettare le regole dopo aver generato e tollerato gli imbrogli finanziari che hanno provocato l’ultima disastrosa crisi. Il lavoro che manca e tutto ciò che ne consegue è un problema che non può essere risolto solo dal mercato e dai tecnici, ma richiede il ruolo determinante della politica e del buon governo.

G.G.

 

 

Verso il 2013: manovre in atto per impedire al centro sinistra di governare

L'Italia aveva ed ha un disperato bisogno di diventare un paese normale, in grado cioè di superare i suoi storici problemi che da sempre frenano lo sviluppo economico e il progresso civile: criminalità organizzata, evasione fiscale, pubblica amministrazione poco efficiente, debito pubblico alto, corruzione diffusa, deficit di cultura laica. Se di fronte a un'emergenza finanziaria, l'anno scorso fu necessario affidarsi al Governo Monti per evitare all’Italia guai maggiori di quelli presenti, l'obiettivo conseguente, adesso, è di arrivare nel 2013 nelle migliori condizioni possibili, per poi realizzare un normale Governo di legislatura, orientato al sociale, ai diritti di cittadinanza e di libertà di cui l’Italia è carente. È evidente che sarebbe assurdo vanificare il lavoro svolto dal Governo in carica per superare l'emergenza e ridare credibilità e ruolo all'Italia a livello internazionale, ma è altrettanto vero che dopo le elezioni politiche del 2013 c’è bisogno di un governo che abbia come prospettiva non solo la riduzione del debito e degli (alti) interessi che su di esso si pagano, ma anche, contestualmente, l’obiettivo concreto di creare lavoro e riequilibrio sociale, a partire dall'equa distribuzione del carico fiscale che costituisce un vero e proprio problema politico. All'onorevole Casini che "inorridisce" all'idea di un'alleanza (logica e naturale, pur nella parziale diversità) tra Bersani e Vendola, bisogna far presente che i suoi pregiudizi sono figli una vecchia e stantia conservazione politica, pari alla passiva acquiescenza verso personaggi (Berlusconi, Cuffaro e Scopelliti, tanto per essere brevi) con i quali è stato alleato e dai quali è stato beneficiato... La verità è che l’ossessione del “Monti dopo Monti”accompagnata dal battage pro Renzi del “Corriere della sera” e altri poteri e servitori, conferma l’esistenza di una manovra in atto per impedire a chi ha la realistica possibilità e credibilità (Pierluigi Bersani) di vincere le elezioni e di governare.

G.G