Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

Quirinale e Governo: i giorni che possono cambiare l’Italia...

La fretta e il fare bene le cose di solito non vanno d’accordo. Nasce dall’esperienza empirica il famoso detto “la gatta frettolosa fa i gattini ciechi”. In democrazia e nell’amministrazione della cosa pubblica i tempi sono necessariamente e qualitativamente diversi da quelli adottati nelle aziende. Il bisogno di avere un governo legittimato dal voto è reale, così come quello di cambiare passo rispetto alla mortifera politica del rinvio, ma questo non significa che basta far nascere, in fretta e furia, un governo qualsiasi per risolvere i problemi del paese. Sia nel breve che nel medio e lungo periodo, l’Italia ha bisogno di realizzare cambiamenti/riforme, rispetto ai/ alle quali è ridicolo, oggi, brandire la minaccia delle elezioni anticipate, sia perché bisogna aspettare di riavere un Presidente della Repubblica con i pieni poteri che gli conferisce la Costituzione, sia perché anche in questa deprecabile ipotesi, almeno la legge elettorale va cambiata e alcune cose vanno concordate a livello europeo da un governo legittimato dallo stesso parlamento che eleggerà il nuovo Capo dello Stato. I problemi del paese richiedono il massimo di determinazione e consapevolezza, non già governissimi di nome che di fatto diventano governicchi insicuri e litigiosi, figli di un vecchio modo di far politica, non più sopportabile. È chiaro che siamo di fronte a una situazione difficile e aggrovigliata per effetto della crisi/recessione che non dà tregua, dell’Europa che c’è e non c’è, di elezioni politiche che hanno decretato un vincitore azzoppato non in grado di costituire immediatamente un governo, dell’elezione di un nuovo Presidente della Repubblica da eleggere con la più ampia maggioranza possibile... dopo la positiva esperienza di Giorgio Napolitano non votato nel 2006 da chi oggi invoca un Presidente di tutti, come se ciò dipendesse da qualcosa di diverso dal rispetto della Costituzione... Tutte queste “cose” messe insieme sono difficili da gestire, ma da qui a dire che si sta perdendo tempo ce ne passa... e forse chi lo sostiene sente odore di candidati robusti e di cambiamenti veri ed effettivi che vorrebbe evitare, tramutando l’urgenza in confusione e pasticcio di breve durata, per far precipitare le cose nel momento ritenuto più favorevole. Se c’è uno che ha utilizzato con grande equilibrio il tempo che ci separa dai risultati del voto alla elezione del Presidente della Repubblica, questo è Bersani. La sua resistenza, tenuta e disponibilità è stata esemplare, da politico maturo che forse una parte del suo stesso partito e del paese non merita e non capisce. Nei prossimi giorni sapremo se il suo lavoro ha prodotto risultati apprezzabili, oppure... no. La valanga di quotidiane accuse che gli piovono addosso da tutte le parti non fanno altro che mettere in evidenza un uomo politicamente maturo, all'altezza del “momento” critico, rispetto al quale di tutto c’è bisogno tranne che di semplificazioni, scorciatoie e scelte precipitose destinate a ostacolare la faticosa strada della risalita e dei cambiamento. Una rondine non fa primavera, ma una politica di cambiamento può fare la differenza... soprattutto per chi vive di lavoro, cerca o rischia di perdere il lavoro. Non è vero che il governo Monti non è servito a niente, e se il centrodestra oggi chiede di rendere sistematico ciò che ha appena finito di affossare per puro calcolo elettorale, sostenendo che il paese è in condizioni peggiori di prima, attraverso il travisamento tra le cause e gli effetti, ciò dimostra ulteriormente che non è neppure ipotizzabile un governo comunque denominato che includa le coalizioni politiche alternative del nostro paese.

G.G.

Un Presidente della Repubblica dalla “parte” della Costituzione...

Tra qualche settimana avremo un nuovo Presidente della Repubblica che il Parlamento dovrà eleggere in seduta congiunta. Sventato il tentativo insano di mercanteggiarlo secondo una filosofia dello scambio che svilisce la politica agli occhi dei cittadini, si tratta di intendersi su che cosa significa essere al di sopra delle parti quando si assume un ruolo di rappresentanza generale e di unità nazionale, come nel caso del Capo dello Stato... delle forze armate e del Consiglio superiore della Magistratura. Forse che non lo sono stati Giorgio Napolitano, Carlo Azeglio Ciampi e Oscar Luigi Scalfaro? Quale strada (avventura) avrebbe imboccato l’Italia se al loro posto ci fossero stati Presidenti poco rispettosi della Costituzione sulla quale avevano giurato? Il problema, quindi, non è sapere da quale partito o schieramento o “area” provengano i candidati alla più alta carica dello Stato, ma quali garanzie danno attraverso ciò che hanno fatto, dichiarato e pubblicato nel corso della loro carriera politica, istituzionale e/o di studio. Garanzie rintracciabili nella loro storia, nelle prove che hanno dato ricoprendo ruoli di alta responsabilità e di garanzia, come nel caso di Stefano Rodotà che da sempre si batte per la universalizzazione dei diritti della Persona. Diritti e legalità fortemente espressi nella recente elezione dei presidente di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso. Il Presidente della Repubblica è al di sopra delle parti, quindi, non perché una volta asseconda la destra e una volta la sinistra, come vorrebbe qualcuno... Emma Bonino può piacere o meno, ma da decenni gira il mondo per abbattere pregiudizi, contro la pena di morte, per liberare le donne dalla schiavitù e dalla sottomissione, dimostrando sul campo di credere nei diritti fondamentali della persona, sui quali sono imperniate le moderne Costituzioni, che stentano a trovare pratica attuazione anche in casa nostra. Il/la presidente della Repubblica, in poche parole, per essere all’”altezza” del ruolo deve stare dalla “parte” della CostituzioneSi fa fatica a immaginare al posto di Napolitano persone che si sono battute e schierate per cambiarla e violarla mediante un progetto di “riforma” costituzionale destinato a snaturarla e per fortuna respinto con il referendum popolare del 25/26 giugno 2006. Se consideriamo che il (nuovo) Presidente della Repubblica resterà in carica 7 anni e che volenti o nolenti dovrà partecipare attivamente al superamento di questa ennesima “crisi” con decisioni non facili ma rispettose del dettato costituzionale, ci rendiamo conto di quanto sia importante scegliere una persona preparata e matura, garante per convinzione e profilo culturale. Un uomo o una donna che di fronte ai cittadini, in Europa e in ogni angolo del mondo possa rappresentare la dignità nazionale, i valori e le virtù di un paese in crisi che vuole risorgere. Un uomo o una donna in grado di aiutarci a uscire dalla crisi con un governo adeguato ai problemi urgenti del paese rispetto ai quali ogni calcolo basato sulla convenienza personale è pura meschinità.

G.G.

Giorgio Napolitano... fino all’ultimo giorno: una buona “notizia”

Il Governo delle riforme e dei cambiamenti immediati di cui l’Italia aveva ed ha urgente bisogno, almeno per ora, non nascerà. Un vero peccato, un’occasione malamente sciupata, per il paese, costretto a logorarsi ulteriormente e pericolosamente di fronte a problemi e scadenze che richiederebbero il massimo di chiarezza, di responsabilità, tempestività e progettualità. A chi dobbiamo dire grazie se i cambiamenti a portata di mano non si realizzano? Se le misure di politica economica e sociale continuano ad essere pericolosamente rinviate? Se la legge elettorale e quella sul conflitto d’interessi che hanno imbastardito la vita pubblica e inquinato le istituzioni non vengono riformate? È anche vero che i processi di cambiamento/trasformazione sono già in atto, ma tra il poco tempo a disposizione e quello che sarebbe necessario per realizzare scelte ponderate, l’Italia rischia uno stallo pericoloso, dal quale sta cercando di uscire con l’aiuto prezioso del Presidente Napolitano. Pur in scadenza di mandato la sua presenza è rassicurante nella “gestione” dei passaggi cruciali dei prossimi giorni e delle prossime settimane. Il momento è carico di incertezze e implicazioni, che ogni “mossa” fatta determina sui futuri sviluppi, ma proprio per questo è necessario affidarsi alla “saggezza dell’uomo” in grado di indicare il percorso da seguire per non farci precipitare in una condizione di sconosciuta e quanto mai pericolosa ingovernabilità. Impresa ardua non solo perché dalle urne e da una fetente legge elettorale viene fuori un vincente azzoppato, ma anche perché la scena pubblica è condizionata da presenze e poteri irrazionali, personali e antidemocratici, inquietanti. Volenti o nolenti ci sono scadenze e appuntamenti ineludibili che ci aiuteranno a capire in che direzione va il paese, rispetto alle tre grandi questioni, ovvero: il lavoro e la coesione sociale in relazione alla politica economica e finanziaria, il rapporto con l’Europa, le riforme istituzionali. La storia, cioè l’esperienza vissuta, insegna che quando l’economia crolla e la finanza sballa, qualcuno provvede con sistemi sbrigativi. Uno, che conosce solo la dialettica padrone-servo ha già provato a limitare la democrazia; un altro, baciato dal successo della reazione che fa di tutta l’erba un “fascio”, ci sta provando... a chiudere la bocca... e i cervelli... in attesa di chiudere giornali e sindacati, che secondo alcuni dovrebbero dimostrare la loro indipendenza attraverso l’equidistanza, parente stretta dell’indifferenza. Serve partecipazione e senso del momento. Da chi invade i tribunali ci si deve aspettare di tutto... La rassicurazione pubblica del Presidente Napolitano di restare al suo posto fino all’ultimo giorno del suo mandato, accompagnata da “il governo in carica è certezza, farà provvedimenti urgenti per l’economia”, è una scelta sensata. Vedremo cosa succederà nelle prossime ore e nei prossimi giorni...

G.G.

Buon lavoro a Pierluigi Bersani: un italiano per bene... riformista calibro 90

Pierluigi Bersani ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Napolitano l’incarico di verificare la possibilità di formare un governo con una maggioranza di cui, al momento, dispone alla Camera ma non al Senato. Impresa disperata stando all’orgia delle parole e delle dichiarazioni, talvolta avventate, che rendono ancor più arduo il compito dell’”incaricato”. Chi ha la testa a posto non tifa per nessuno ma si mette semplicemente dalla parte del paese e delle persone che reclamano risposte di cambiamento chiare, che pur nell’acutezza della crisi sarebbero a portata di mano e s’intravedono negli 8 punti proposti da Bersani come primo passo concreto di cambiamento, realizzabile in poco tempo. L’Italia ha bisogno di voltare pagina e ha l’occasione di chiudere con il berlusconismo con il quale sarebbe assurdo allearsi sotto la minaccia che ne conferma la sua visione commerciale della politica (il che non significa chiudere o non dialogare istituzionalmente e correttamente anche con la destra). L’Italia ha bisogno di uscire dalla sua particolare crisi e lo può fare solo attraverso la... normale dialettica democratica (maggioranza-minoranza parlamentare), in sintonia con la volontà di cambiamento presente trasversalmente nel paese. La vittoria incompleta di uno schieramento politico (che si tenta di minimizzare e ridurre a pareggio/pantano nel quale riproporre il gioco dei veti incrociati e dello scambio innaturale), dev’essere parte iniziale di un cambiamento da promuovere e realizzare.Per questo motivo è auspicabile che il tentativo di Bersani si concluda con la costituzione di un Governo di cambiamento, come tale immediatamente percepibile, utile comunque a chi dovesse subentrargli perché costringerà tutte le forze politiche... e sociali, a pronunciarsi nel merito e sui contenuti delle proposte in campo. Tanti tanti auguri all’italiano per bene che ci sta tentando... che non dimentica mai i lavoratori e chi vive drammaticamente la crisi. 

G.G.