2012 anno internazionale delle Cooperative

Le cooperative ricordano alla comunità internazionale che è possibile conciliare la produttività economica con la responsabilità sociale”, dichiara solennemente il Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-Moon. Benchè in una società aperta la libertà imprenditoriale sia garantita, essa, pur tuttavia, dev’ essere orientata allo sviluppo di imprese capaci di conciliare il profitto con il benessere dei lavoratori e della collettività. Così vuole (art.41) la nostra Costituzione. Analizzando ciò che avviene intorno a noi, questo obiettivo non appare a portata di mano, come dimostrano le numerose imprese che perseguono il risultato con qualsiasi mezzo lecito e illecito, a scapito dei lavoratori e dei cittadini. Ma la cooperazione, nata in condizioni ancor più difficili e complicate della crisi presente, dimostra che le situazioni problematiche consentono di tramutare le debolezze individuali in forza collettiva. La cooperazione, in ultima analisi, in senso lato, è la risposta migliore al bisogno antropologico dello stare insieme che parte dal nucleo famigliare e si sviluppa in tutte le istanze sociali e istituzionali preposte al benessere collettivo. La cultura cooperativa, con tutti i suoi limiti, dimostra che è possibile un modello di sviluppo più vicino alla Persona e alle dimensioni sociali e civili che ne confermano la centralità. A tale scopo i tecnici servono, ma non bastano. Serve una svolta all’altezza della crisi epocale che richiede di unire le forze a diversi livelli. Che altro è l’Unione Europea se non una grande forma di cooperazione tra popoli e paesi che da soli sono deboli e insieme possono rinascere e svilupparsi?

G.G.

Matteo Renzi: Primarie e Democrazia, Rinnovamento e Linguaggio, Immagine e Contenuti

Il giovane sindaco di Firenze suscita simpatia e riscuote consensi ma il termine rottamazione utilizzato per pensionare il gruppo dirigente del PD non si addice al rinnovamento della politica che egli si propone di rappresentare candidandosi nientemeno che come Presidente del Consiglio. Un termine del genere è più compatibile con il linguaggio leghista e con il vomito verbale del demagogo di turno Grillo, che con la cultura politica del Partito di cui egli fa parte. Le elezioni primarie, di partito o di coalizione, sono una cosa seria che riguarda milioni di cittadini ai quali si deve rispetto. La cosa che colpisce è che a tifare per Renzi ci sono molti avversari del PD e del Centrosinistra, che evidentemente lo preferiscono a Bersani e Vendola, non certo per problemi di forma. C’è da credere e sperare che i cittadini - iscritti, elettori e simpatizzanti -, non siano disposti a votare per una fotografia o per classi di età, bensì per un programma/progetto abbinato a dirigenti politici credibili di cui l’Italia ha bisogno. Renzi non può pensare di cavarsela con una bella “immagine” e un modo di fare che suscita più interesse in campo avverso che nel proprio. La sua candidatura, possibile solo in un Partito Democratico aperto, può servire a rafforzare lo schieramento progressista nel suo insieme, nella misura in cui, in caso di sconfitta, come auspica chi scrive, l’appoggio di tutti andrà senza riserve al vincitore delle primarie. Primarie vere, aperte e democratiche, non inquinate dal voto degli avversari, anche per dimostrare che la politica non è morta ma è quella tal “cosa” di cui c’è bisogno, nella versione opposta a quella che stava facendo deragliare il paese e ha reso necessario il ricorso al'indefinibile (univocamente) Governo Monti. Tutt’altra cosa rispetto alla democrazia liquida di cui parlano senza cognizione di causa i fanatici della rete che confondono lo strumento - utilissimo se usato bene - con le finalità. In democrazia non ci si affida mai a una sola persona e non sono ammesse scorciatoie.

G.G.

Continuità o discontinuità tra Monti e il dopo Monti?

La pretesa di imporre logiche economiche e finanziarie supposte neutrali, ha generato attorno al dopo Monti un dibattito equivoco che rischia di far passare in second’ordine la condizione di emergenza che suggerì al Presidente Napolitano di proporre un governo “particolare” con il compito di rimettere in sicurezza i conti pubblici. I fautori della continuità e quelli della discontinuità, sic et simpliciter, dimenticano di precisare a che cosa serve più l’una o l’altra. A nostro parere serve continuità rispetto alla sostenibilità finanziaria del debito pubblico, nel contrasto agli sprechi, alla corruzione e alla criminalità organizzata che ci sguazza dentro. Viceversa, urge una decisa discontinuità rispetto a lavoro e welfare, in grado di sanare le lacerazioni sociali che la crisi ha aggravato. Non siamo quindi per la continuità o la discontinuità in blocco, per partito preso. Il governo Monti va ringraziato e archiviato alla fine della legislatura come parentesi dolorosa ma necessaria per salvare il paese da un male maggiore rispetto ai problemi umani e sociali provocati dalla tempesta finanziaria. Nel 2013 dobbiamo tornare alla normale dialettica politica. In campo non ci sono solo le teorie e le pratiche brutali di un “capitalismo finanziario bastardo” che pretende perfino di dettare le condizioni... c’è anche la prospettiva, auspicabile per chi scrive, di un buon governo (Bersani?), politicamente connotato, in grado non già di fare miracoli ma di rimettere in equilibrio l'Italia. Un piccolo sogno che, se fosse anticipato dalla rielezione di Obama... ci renderebbe felici. I sogni fanno parte della vita, ma vanno coltivati. Costa qualcosa, ma ne vale la pena... o no?

G.G.

Formigoni: potere religione e affari

Non sappiamo se il Presidente della Regione Lombardia e i suoi amici in carcere o indagati hanno commesso i reati di cui parlano gli organi d’informazione, ma ci sono comportamenti che contrastano con codici di valore superiore sui quali si fonda la credibilità personale e il decoro delle istituzioni. Frequentare alberghi a 7 stelle, in compagnia di persone che usano il crocifisso per fare soldi e acquisire potere per moltiplicarli in modo a dir poco discutibile, evidenzia un comportamento lontano dai valori dichiarati, in contrasto anche con il tanto esaltato, a parole, merito. Non siamo moralisti a buon mercato, ma non possiamo non constatare come il fiume di denaro finito nella vita lussuosa di certi personaggi costituisca il cuore di un sistema che costringe i cittadini lombardi a rivolgersi a medici e strutture private non per libera scelta ma perché la lista d’attesa per una visita specialistica o un intervento chirurgico negli ospedali pubblici è insopportabilmente lunga. Un sistema clientelare a favore di gruppi e compagnie di opere private che hanno poco a che vedere con i bisogni degli “ultimi”. Reati? Non spetta a noi giudicare, ma sembrano qualcosa di peggio . . . e di molto distante dal lascito culturale e morale del compianto Cardinale Martini.

G.G.