L’Italia ha bisogno di buon Governo e di Buona Politica, non di tatticismi distruttivi

Il coraggio necessario per dare all’Italia un governo in grado di “fare” cose importanti e urgenti nell’interesse dei cittadini, non va d’accordo con chi pensa di lucrare vantaggi assumendo “posizioni di comodo”. Oggi la situazione è tale da richiedere un cambio di passo: leggi, riforme e misure che tutti possano capire, sia dal punto di vista economico e sociale, sia riguardo a “cose” che non costano, anzi comportano benefici in campo finanziario, civile e istituzionale. Sostegno al reddito (e di conseguenza all’economia), sblocco di risorse finanziarie per creare lavoro, legge elettorale, conflitto d'interessi, costi della politica e dell'apparato pubblico, sono punti importanti sui quali è possibile/necessario realizzare il programma di governo di cui ha bisogno il paese. La differenza decisiva in questo “momento” così delicato per l’Italia -con un Presidente della Repubblica in scadenza e con poteri limitati-, si verifica nella volontà di fare o non fare queste ed altre cose di cui il paese e i cittadini hanno bisogno. Per creare lavoro in grado di stoppare la piaga della disoccupazione, in primo luogo, pur nella consapevolezza dei problemi finanziari del paese, da gestire con serietà ma non con il cinico distacco di chi non vuole capire che dietro i numeri c’è la vita delle persone e delle famiglie, il problema della coesione sociale che è anche una questione di giustizia e di uguaglianza nei diritti fondamentali, ovvero di pari opportunità. Grillo è interessato a questi problemi o pensa che destra e sinistra hanno le stesse posizioni e le stesse responsabilità? La campagna elettorale è finita e il M5S ha il dovere di pronunciarsi, non più solo attraverso la violenza verbale del suo leader che continua a fare di tutta l’erba un fascio. I giovani e le persone valide del suo movimento comunque lo spingeranno a dialogare col centrosinistra, come ha già fatto Dario Fo, per fare in modo che i risultati elettorali si tramutino in qualcosa di positivo, nella logica dell’ eterogenesi dei fini... conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali. Dalle urne, in poche parole, sono usciti problemi, ma anche opportunità imprevedibili. La saggezza e la straordinaria statura di Napolitano aiuteranno sicuramente a trovare uno sbocco costruttivo, Bersani, Vendola e centrosinistra sono già su posizioni di grande responsabilità. All’appello manca Grillo che dopo la sbornia del successo travolgente fatica ad assumersi la responsabilità che gli compete. Per il bene dell’Italia non gli auguriamo di subire gli stessi Vaffa rivolti agli altri. Il tempo renderebbe inevitabile un epilogo del genere se il consenso ricevuto venisse sciupato nel momento decisivo dell’incontro con la Politica. Quella buona di cui tutti abbiamo bisogno e che in ogni caso richiede assunzione di responsabilità.

G.G.

Elezioni politiche 2013: risultati che reclamano scelte coraggiose

Il governo di legislatura di cui l’Italia aveva bisogno, almeno per il momento rimane un miraggio. Il centrosinistra è primo, ma ha la maggioranza solo alla Camera, anche in virtù di una assurda legge elettorale concepita irresponsabilmente per complicare la governabilità. L’analisi del voto e la delusione rispetto al risultato atteso richiede tempo e fredda lucidità, ma ciò non impedisce di vedere fin da adesso le novità interessanti dalle quali potrebbero scaturire proposte imprevedibili ma positive. Si è abbassata l’età media dei deputati e dei senatori, molte più donne sono presenti in parlamento, il movimento 5 stelle è una grande realtà politica con la quale bisogna fare i conti e dalla quale possono giungere proposte e disponibilità da prendere in considerazione, alla condizione che scatti una logica diversa dalla pura e semplice contestazione in blocco di tutte le altre forze politiche. Da un lato e dall’altro è arrivato il momento di distinguere e di scegliere, per evitare al paese lo stressante logoramento di un’interminabile transizione dominata dall’incertezza. I mercati fanno pagare il conto in tempo reale, più salato, a carico dei cittadini, della farsesca promessa del rimborso dell’Imu, che oltretutto metteva sullo stesso piano lavoratori/pensionati a medio-basso reddito e facoltosi benestanti, secondo la collaudata filosofia di Silvio Berlusconi, che merita solo di stare all’opposizione dopo il male che dal governo ha fatto all’Italia. È difficile prevedere che cosa potrà fare il Presidente della Repubblica Napolitano, dopo aver “letto” i risultati e consultato le forze politiche. Al momento conforta sentire da Bersani che prima di tutto viene l’interesse dell’Italia. La situazione per forza di cose dovrà evolvere e bisognerà fare tutto il possibile perché prenda una direzione costruttiva, al fine d’impedire che un risultato oggettivamente problematico si tramuti in “tragedia greca”. Prima di pensare a nuove elezioni, con un Presidente della Repubblica da eleggere tra un paio di mesi, si deve tentare di costituire un governo in grado di fare cose concrete che tutti possano capire e apprezzare, e solo nella non auspicata impossibilità che ciò possa realizzarsi occorrerà prendere atto che un’altra occasione si è persa, con guasti e danni ulteriori per il paese e soprattutto per i cittadini più deboli. Nei movimenti giovani, senza storia e con poca esperienza istituzionale come il 5 stelle c’è un po’ di tutto e pur nella consapevolezza dei rischi che vanno calcolati forse è possibile e perfino necessario gettare qualche ponte per favorire un confronto costruttivo, affinchè maturi la scelta di mettersi democraticamente in gioco. Una cosa è certa. L’attenzione verso i meccanismi politici e istituzionali del dopo voto non deve farci dimenticare il malessere sociale, i problemi delle persone, la necessità di proseguire il risanamento, ma non a scapito dello sviluppo e del lavoro. Chi può e deve avanzi una proposta... percorribile. Il paese comunque ha bisogno di essere governato. Le nostre amarezze vanno elaborate e razionalizzate, ma vengono dopo. Prima di tutto l’Italia e il lavoro.

G.G.

Con il Centrosinistra per Cambiare e Ricostruire

Appello agli iscritti e a tutte le persone che vogliono bene all’Italia e alla Lombardia

 

In queste ore andremo a votare per decidere chi governerà l’Italia nei prossimi 5 anni. Dopo la miracolosa liberazione dal governo Berlusconi che non poteva non comportare la necessità di riparare i guasti prodotti - con un governo di emergenza orientato al risanamento finanziario, che però non ha saputo creare lavoro e sviluppo -, adesso siamo di fronte alla concreta possibilità di affidare l’Italia e la Lombardia a una maggioranza di centrosinistra in grado di colmare realisticamente questa lacuna. Per un governo che metta al primo posto il lavoro e le sofferenze sociali che negli ultimi anni si sono accentuate.

Non sembra vero, eppure è a portata di mano un risultato pieno che dopo la vittoria di Pisapia a Milano porterebbe Ambrosoli alla presidenza della Lombardia e Bersani a Palazzo Chigi. Tre espressioni dell’Italia che resiste e vuole risorgere attraverso soprattutto una concezione del bene comune che rivaluta nel contempo la Politica e l’onesto utilizzo del denaro pubblico, la convivenza civile basata sulla cittadinanza che riconosce a tutti uguali diritti e non esclude/discrimina nessuno. Espressioni di un’Italia che vuole rispondere alle urgenze presenti pensando anche alle future generazioni. Espressioni di una cultura politica che vuole archiviare definitivamente il berlusconismo/affarismo che anche in Lombardia, con il contributo del leghismo rampante, era diventato un umiliante sistema a illegalità diffusa, frutto di un gigantesco clientelismo che spremeva il pubblico, cioè i cittadini, per favorire interessi privati circoscritti. Abbiamo la possibilità di cambiare pagina e registro sia in Lombardia (con Ambrosoli, sostenuto da PD, SEL, IdV, PSI, Verdi, Sinistra per un'altra Lombardia) che a livello nazionale (con la candidatura a premier di Bersani sostenuto dall'alleanza del PD con Vendola di SEL, Tabacci del CD e Nencini del PSI) e per questa ragione, carichi di autonomia e responsabilità, vogliamo contribuire alla vittoria dell’unica proposta di governo in grado di cambiare in meglio il paese.

Siamo tra quelli che hanno resistito al berlusconismo quando “dettava legge” e sempre resisteranno a qualsiasi forma di degenerazione del potere che usa le istituzioni per condizionare negativamente la vita pubblica. Così come siamo estranei e contrari al populismo antidemocratico e al frazionismo che divide ma non prospetta soluzioni praticabili.

Il cosiddetto “voto utile” altro non è che un voto responsabile e cosciente per evitare di portare acqua al mulino di una destra inetta e irresponsabile che ha ripetutamente dimostrato di non saper governare, distante e sostanzialmente ostile all’Europa, anche dal punto di vista dei diritti umani e civili.

Che sia per profonda convinzione o per fredda valutazione di ciò che offre la politica nello scenario italiano, la scelta più saggia è comunque quella di votare e far votare per il centrosinistra. Di questo hanno bisogno i lavoratori, i pensionati, la parte sana e produttiva del paese. Per questo motivo ci appelliamo ai nostri iscritti e a tutte le persone che vogliono il bene dell’Italia e della Lombardia.

G.G.

Caritas in Veritate: l’Enciclica di Benedetto XVI per un nuovo modello di sviluppo

La decisione sbalorditiva di Benedetto XVI di “ritirarsi” va solo rispettata , ma chi si occupa di lavoro, persona e sviluppo non può non ricordare il prezioso lascito costituito dalla Sua lettera Enciclica Caritas in Veritate del 29 giugno 2009, nella quale, tra le tante affermazioni di autentico valore fondamentale viene detto chel’esclusivo obiettivo del profitto senza il bene comune come fine ultimo rischia di distruggere ricchezza e creare povertà”. Anche se dedicata allo “sviluppo umano integrale, nella carità e nella verità” della Chiesa Cattolica, la pregnanza di questo scritto cattura il sentimento e la ragione di quanti - credenti, non credenti o scettici - si rendono conto che lo sviluppo derivante dalla sola logica del profitto, oggi, è il problema e non la soluzione. Una enciclica che equivale a una condanna senza appello dell’attuale modello di sviluppo che pur avvalendosi del prodigioso sviluppo tecnologico e di una crescita della ricchezza mondiale in termini assoluti senza precedenti, incrementa le disparità e fa nascere nuove povertà. La mancanza di fraternità tra uomini e popoli è tra le principali cause degli squilibri per superare i quali occorre più cooperazione che competitività esasperata, più governo mondiale non egemonizzato dalla finanza e meno localismi e nazionalismi insensati. Più libertà e tolleranza religiosa (incompatibile con il preteso monopolio della “verità”) che prescrizioni etiche imposte. E tra le luci di questo scritto ce n’è una che dovrebbe illuminare le nostre coscienze e in particolare quella dei legislatori... ogni migrante è una persona umana che possiede diritti che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione... Per una società a misura della Persona e della sua dignità.

G.G.