Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

Josefa Idem e Laura Boldrini al Gay Pride Nazionale di Palermo...

Il 14 giugno la Ministra delle pari Opportunità Josefa Idem e la Presidente della Camera Laura Boldrini parteciperanno all’apertura del Gay pride Nazionale di Palermo, in appoggio a questa parte di umanità che chiede solo di esistere e di non subire più discriminazioni, soprusi e violenze, in Italia nel resto del mondo. È bene ricordare a tale proposito lo sterminio degli omosessuali durante il nazismo, le condanne a morte per “ fanatismo religioso legalizzato”e che anche nei “civili” Stati Uniti d’America fino a qualche decennio fa erano presi di mira, discriminati e oggetto di retate della polizia, da una delle quali ha origine il giorno mondiale della fierezza gay: rivolta di Stonewall nella notte tra il 27 e il 28 giugno 1969 in un bar gay di New York. Oggi la condizione degli omosessuali nel mondo è molto variegata e tale da rendere necessario un articolato programma di lotte, iniziative e proposte (di legge) che, per quanto riguarda l’Italia, significa principalmente (ma non esclusivamente) permettere a due persone dello stesso sesso di vincolarsi legalmente con gli stessi diritti e doveri di due persone che si sposano civilmente, senza bisogno di entrare in aspetti particolari, come le adozioni, che spesso vengono usate e strumentalizzate per non fare nulla. La presenza della Boldrini e della ministra delle pari opportunità Idem è una limpida testimonianza di due donne delle istituzioni che dimostrano... quel coraggio della normalità che purtroppo manca a tanti opportunisti, tecnici e professori compresi, “uomini” soprattutto, che non hanno capito... o forse lo hanno capito fin troppo bene, il significato ultimo delle pari opportunità, senza le quali, per altro, non si capisce davvero cosa è il merito... Siamo chiaramente nel campo dei diritti fondamentali della persona, rispetto ai quali esserci è un dovere. Esserci come persone del sindacato che vivono di diritti e non possono (e non devono) disinteressarsi dei diritti di tutti e quindi anche delle lavoratrici e dei lavoratori che sono omosessuali; esserci come organizzazioni che vivono di e per la democrazia e l’uguaglianza che hanno l’obbligo, morale, politico e istituzionale, di garantire tutti e le minoranze in particolare. Il nostro esserci in questo caso ha un doppio significato: per abbattere muri e spezzare catene che opprimono una parte dell’umanità; per sostenere chi si impegna a promuovere una legislazione paritaria come sta avvenendo in diversi paesi e continenti, anche (non soprattutto) per iniziativa di conservatori non arroccati su rigide posizioni ideologiche, come dimostra il primo ministro inglese, Cameron. Chi vuole esserci si faccia vedere, si faccia sentire, tenda la mano a chi chiede di... esistere, a chi ha bisogno... di vivere.

G.G.

Rappresentanza e democrazia sindacale: una spinta al rinnovamento... vero

L’accordo sulla rappresentanza e la democrazia sindacale tra CGIL CISL UIL e Confindustria dimostra che, anche in tempo di crisi, si possono fare cose importanti per ricostruire con lo sguardo rivolto al futuro. E dimostra anche che il mondo del lavoro è, almeno per il momento, un passo avanti rispetto a quello della politica che continua a tentennare o, nella sua parte meno responsabile, a coltivare interessi in contrasto con i bisogni concreti e la coesione sociale del Paese. L’accordo sulle regole è stato definito storico-epocale, ma dovrà dimostrare nel concreto di avere questo valore, da nord a sud, in tutte le categorie produttive, nelle grandi aziende così come nei settori articolati e polverizzati nel territorio, dal momento che, sia dal punto di vista della possibile sindacalizzazione, sia dal punto di vista organizzativo e strutturale, l’industria è una realtà (fondamentale) del sistema produttivo, opposta alle altre “attività” produttive. Il punto critico di questo accordo consiste nella cosiddetta soglia di sbarramento al 5 per cento. Se già il concetto di sbarramento riferito alla vita sindacale e contrattuale suscita perplessità... la preoccupazione diventa una montagna insormontabile se riferita a interi comparti strutturalmente composti e affollati da piccole e micro aziende -studi professionali, artigianato, commercio, negozi e botteghe, laboratori, terziario di servizio- con pochi dipendenti, dove l’iscrizione certificata al sindacato, oggi, è pura teoria. Il sindacato, fino a prova contraria, svolge anche, e soprattutto in questi settori, un ruolo istituzionale che va salvaguardato, in coerenza con gli articoli 39 e 40 della Costituzione. Questo obiettivo va perseguito attraverso il riferimento al criterio delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, in grado di realizzare l’esigibilità dei contratti mediante consultazione certificata che a mio parere dovrà avvalersi (finalmente... ) di strumenti nuovi come la partecipazione on line al voto dei lavoratori (si deve intendere integrativo e regolato, per raggiungere "chi", altrimenti, sarebbe sicuramente escluso), le bacheche elettroniche e diritti di nuova generazione, anche tramite il buon utilizzo degli enti bilaterali territoriali, che proiettino lo spirito dello Statuto dei Lavoratori ai nostri giorni, in termini realistici. Confindustria e Confederazioni hanno fatto da battistrada, indicando la direzione di marcia, ma l’accordo raggiunto non va concepito come un punto di arrivo bensì come la base per costruire accordi categoria per categoria, settore per settore, anche in considerazione, ci si augura, dei punti sensibili qui solamente indicati. Non c’è democrazia se non ci sono regole è un principio che tutti dobbiamo accettare di buon grado come garanzia di una migliore e più feconda convivenza, sia tra parti sociali che tra organizzazioni sindacali: nell’interesse dei lavoratori, delle imprese, di tutti. In tempo di crisi è confortante sapere che esiste ancora qualche... partito democratico e un sindacato capace di proiettarsi nel futuro. Nel tempo delle illusioni liquide, questo accordo costituisce una solida risposta.

G. G.

È tornata l’unità sindacale?

A cosa dobbiamo il ritorno dell’unità sindacale che in questo momento si evidenzia nella “piattaforma per il lavoro” e nella connessa manifestazione nazionale indetta da CGIL CISL UIL il prossimo 22 giugno a Roma? Qualcuno sostiene, secondo logica e buonsenso, che la gravità e profondità della crisi ha fortemente favorito e quasi imposto la ricucitura tra le Confederazioni, anche in virtù della anomala maggioranza di governo che si è venuta a determinare. Questo non significa garanzia che la “nuova unità sindacale” resisterà alle prove, benché ne abbia già superata una grossa, consistente nel non farsi condizionare dalla manifestazione Fiom il cui Segretario Generale Landini si è talmente calato nel ruolo del protagonista da arrivare ad ipotizzare l’utilizzo del denaro dei “fondi pensione”, non si sa bene come e da parte di chi, dimostrando approssimazione, incompetenza e velleitarismo che possono far guadagnare qualche intervista ma non producono niente di concreto. Il classico protagonismo di chi protesta e contesta ma non sa collegarsi realisticamente, come sindacato e da sindacato, con i problemi e gli equilibri generali del Paese. Questo non deve suggerire di non “ascoltare” ciò che di buono e di vero emana dalle proteste e dalle manifestazioni che si svolgono e si svolgeranno in tutta Italia per sollecitare politiche attive per il lavoro e misure di sostegno al reddito non solo al Governo centrale ma anche alle Regioni e agli Enti Locali. Ascoltare e saper interpretare chi manifesta e protesta è importante, pur nella consapevolezza che solo proponendo obiettivi praticabili e unificanti il sindacato può avere più peso e credibilità nei confronti del Governo e di tutti gli altri interlocutori istituzionali. La piattaforma per il lavoro e il sostegno a chi ne ha estremo bisogno di CGIL CISL e UIL è un prezioso punto di ripartenza la cui tenuta dipende da tutti e da ciascuno ad ogni livello. Alla fine sono i contenuti a tenerci insieme o a dividerci, ma vale sempre la vecchia regola seconda la quale è più facile dividere (e far decidere le controparti) che unire per costruire e pesare di più. La straordinarietà e pericolosità della crisi metterà alla prova la ritrovata unità nelle condizioni più difficili che spingono numerose controparti ad approfittarne per chiedere deroghe equivalenti a modifiche definitive. Il nostro realismo non può rifiutare, come non sta rifiutando, accordi in peius. Questo però non equivalere a sposare la tesi di una crisi che non finirà mai e tale da giustificare modifiche definitive di leggi e contratti che contraddicono il concetto di deroga. Si deve poter argomentare e formalizzare che questa crisi, prima o dopo, finirà, per supportare la possibilità di recuperare almeno in parte e gradualmente quanto oggi viene decurtato. Questa “nuova unità sindacale” tra le confederazioni dovrà superare anche la prova dell’accordo/legge sulla rappresentanza e sulle regole da seguire nelle diverse fasi della vita sindacale. Questa sarà la prova più difficile, nella crisi più difficile e scorbutica, che forse proprio per questo troverà un esito positivo. Sarebbe un’altra conferma del fatto che siamo capaci di trovare le soluzioni solo quando abbiamo l’acqua alla gola. Non è esaltante, come stiamo tristemente osservando da qualche anno a questa parte nei rapporti con l’Europa. Riusciremo stavolta a capire la lezione? Io sono convinto di si, ma solo se la parte migliore del parlamento e del paese riuscirà a spingere il governo Letta e l'incompiuta Europa nella direzione giusta, velocemente. Anche a questo deve servire la ritrovata unità sindacale.

G.G .

Crisi, valori di riferimento e priorità

La crisi continua ad essere la compagna triste di un tempo che moltiplica i suoi effetti negatici, facendoli diventare cause di una più difficile ripresa. Una condizione da cane che si morde la coda dalla quale si può uscire solo con una politica lungimirante italianaeuropea che al momento, purtroppo, non c’è. Una crisi che investe sia la dimensione collettiva che la sfera personale e famigliare, sia la politica che l’indistinta “società civile” dentro la quale ci sono spinte positive ma anche le cose negative che influenzano le istituzioni e la vita pubblica. Una crisi dalla quale si può uscire solo se la parte più matura e responsabile del parlamento e del paese promuove e sostiene i cambiamenti necessari al funzionamento delle istituzioni.Fare le riforme in ultima analisi vuol dire far funzionare l'Italia e la democrazia come una sola cosa, promuovendo sviluppo quantiqualitativo a vantaggio di tutti. Continuare con la filosofia del rinvio, della contrapposizione inconcludente e dell’estremismo verbale che aggrega e fomenta solo per “eliminare” gli avversari, significa portare il paese (e l’Europa) verso un futuro catastrofico che puzza di passato. Se alla politica spetta il compito primario di promuovere e realizzare i cambiamenti necessari, agli “altri”, sindacato compreso, non compete di aspettare passivamente senza disturbare il “governo di servizio”, bensì di sostenere attivamente i famosi contenuti che incidono sulla vita dei lavoratori e dei pensionati a reddito medio basso, attraverso la selezione degli obiettivi, in relazione alle risorse disponibili. Non assecondare il populismo del “meno tasse per tutti e su tutto”, in presenza di risorse limitate e obblighi internazionali concordati dagli stessi soggetti che oggi fanno demagogia, è un nostro preciso dovere che rende più chiaro e comprensibile cosa vuol dire per il sindacato e per la UIL in particolare essere autonomi e indipendenti dalla politica. Il lavoro è la priorità delle priorità da sostenere, quindi, nel contesto di una visione che deve comprendere, anche in tempo di crisi e per meglio superare la crisi, altri obiettivi/valori costitutivi di una piattaforma laica e riformista comprensibile a tutti nella sua progettualità incentrata sui diritti e sulla dignità della persona. Democrazia e libertà, in questa ottica, non possono essere considerate variabili dipendenti della competitività incondizionata e del relativo dunping sociale sul quale si misura e condiziona tutto, a costo di distruggere lo stato sociale e di comprimere i diritti civili sociali e sindacali delle persone. Parlare di priorità ha senso quando vi è una implicazione di costi che rende necessario scegliere “chi” aiutare prima di altri. Quando invece si sostiene che il problema dei diritti civili e della cittadinanza non è prioritario, non si fa altro che assumere una posizione di conservazione politica opposta alla nostra cultura. Così come è nostro dovere sostenere le riforme necessarie al funzionamento della democrazia, in parlamento e nel paese, che altrimenti rischia veramente di essere soppiantata da qualcos'“altro” di inedito e sconosciuto... come in parte già si verifica con la perdita di sovranità nazionale non (ancora) sostituita da una condivisa sovranità europea certificata dal voto popolare . Il pareggio di bilancio imposto attraverso una frettolosa e discutibile modifica della Costituzione lo dimostra e fa riflettere... in vista delle prossime scadenze e delle elezioni europee del 2014.

G. G.