Matteo Renzi: Primarie e Democrazia, Rinnovamento e Linguaggio, Immagine e Contenuti

Il giovane sindaco di Firenze suscita simpatia e riscuote consensi ma il termine rottamazione utilizzato per pensionare il gruppo dirigente del PD non si addice al rinnovamento della politica che egli si propone di rappresentare candidandosi nientemeno che come Presidente del Consiglio. Un termine del genere è più compatibile con il linguaggio leghista e con il vomito verbale del demagogo di turno Grillo, che con la cultura politica del Partito di cui egli fa parte. Le elezioni primarie, di partito o di coalizione, sono una cosa seria che riguarda milioni di cittadini ai quali si deve rispetto. La cosa che colpisce è che a tifare per Renzi ci sono molti avversari del PD e del Centrosinistra, che evidentemente lo preferiscono a Bersani e Vendola, non certo per problemi di forma. C’è da credere e sperare che i cittadini - iscritti, elettori e simpatizzanti -, non siano disposti a votare per una fotografia o per classi di età, bensì per un programma/progetto abbinato a dirigenti politici credibili di cui l’Italia ha bisogno. Renzi non può pensare di cavarsela con una bella “immagine” e un modo di fare che suscita più interesse in campo avverso che nel proprio. La sua candidatura, possibile solo in un Partito Democratico aperto, può servire a rafforzare lo schieramento progressista nel suo insieme, nella misura in cui, in caso di sconfitta, come auspica chi scrive, l’appoggio di tutti andrà senza riserve al vincitore delle primarie. Primarie vere, aperte e democratiche, non inquinate dal voto degli avversari, anche per dimostrare che la politica non è morta ma è quella tal “cosa” di cui c’è bisogno, nella versione opposta a quella che stava facendo deragliare il paese e ha reso necessario il ricorso al'indefinibile (univocamente) Governo Monti. Tutt’altra cosa rispetto alla democrazia liquida di cui parlano senza cognizione di causa i fanatici della rete che confondono lo strumento - utilissimo se usato bene - con le finalità. In democrazia non ci si affida mai a una sola persona e non sono ammesse scorciatoie.

G.G.

Continuità o discontinuità tra Monti e il dopo Monti?

La pretesa di imporre logiche economiche e finanziarie supposte neutrali, ha generato attorno al dopo Monti un dibattito equivoco che rischia di far passare in second’ordine la condizione di emergenza che suggerì al Presidente Napolitano di proporre un governo “particolare” con il compito di rimettere in sicurezza i conti pubblici. I fautori della continuità e quelli della discontinuità, sic et simpliciter, dimenticano di precisare a che cosa serve più l’una o l’altra. A nostro parere serve continuità rispetto alla sostenibilità finanziaria del debito pubblico, nel contrasto agli sprechi, alla corruzione e alla criminalità organizzata che ci sguazza dentro. Viceversa, urge una decisa discontinuità rispetto a lavoro e welfare, in grado di sanare le lacerazioni sociali che la crisi ha aggravato. Non siamo quindi per la continuità o la discontinuità in blocco, per partito preso. Il governo Monti va ringraziato e archiviato alla fine della legislatura come parentesi dolorosa ma necessaria per salvare il paese da un male maggiore rispetto ai problemi umani e sociali provocati dalla tempesta finanziaria. Nel 2013 dobbiamo tornare alla normale dialettica politica. In campo non ci sono solo le teorie e le pratiche brutali di un “capitalismo finanziario bastardo” che pretende perfino di dettare le condizioni... c’è anche la prospettiva, auspicabile per chi scrive, di un buon governo (Bersani?), politicamente connotato, in grado non già di fare miracoli ma di rimettere in equilibrio l'Italia. Un piccolo sogno che, se fosse anticipato dalla rielezione di Obama... ci renderebbe felici. I sogni fanno parte della vita, ma vanno coltivati. Costa qualcosa, ma ne vale la pena... o no?

G.G.

Formigoni: potere religione e affari

Non sappiamo se il Presidente della Regione Lombardia e i suoi amici in carcere o indagati hanno commesso i reati di cui parlano gli organi d’informazione, ma ci sono comportamenti che contrastano con codici di valore superiore sui quali si fonda la credibilità personale e il decoro delle istituzioni. Frequentare alberghi a 7 stelle, in compagnia di persone che usano il crocifisso per fare soldi e acquisire potere per moltiplicarli in modo a dir poco discutibile, evidenzia un comportamento lontano dai valori dichiarati, in contrasto anche con il tanto esaltato, a parole, merito. Non siamo moralisti a buon mercato, ma non possiamo non constatare come il fiume di denaro finito nella vita lussuosa di certi personaggi costituisca il cuore di un sistema che costringe i cittadini lombardi a rivolgersi a medici e strutture private non per libera scelta ma perché la lista d’attesa per una visita specialistica o un intervento chirurgico negli ospedali pubblici è insopportabilmente lunga. Un sistema clientelare a favore di gruppi e compagnie di opere private che hanno poco a che vedere con i bisogni degli “ultimi”. Reati? Non spetta a noi giudicare, ma sembrano qualcosa di peggio . . . e di molto distante dal lascito culturale e morale del compianto Cardinale Martini.

G.G.

Guerra agli evasori? Non basta dichiararla, bisogna vincerla.

È davvero strano che abbiamo dovuto aspettare il “tecnico” Monti per invitare la Televisione Pubblica a non chiamare “furbetti” gli evasori, ma con termini più appropriati al loro comportamento disonesto. Questo simpatico presuntuoso di cui l’Italia purtroppo ha avuto bisogno per riparare guasti che vengono da lontano e subentrare a un governo che stava portando il paese allo sbaraglio, sta dimostrando di essere più politico di tanti politici improvvisati che lo hanno preceduto, benché espressione di una scuola di pensiero che esalta le virtù del mercato ma fa ben poco per ripulirlo dalle storture che producono danni umani e sociali incalcolabili. Chi era e rimane convinto che all’Italia servisse una brusca svolta, alla luce di un’emergenza che rischiava di travolgerci, ritiene altrettanto necessario il positivo utilizzo dei sacrifici che passa attraverso una effettiva equità fiscale. Questa non potrà mai esistere finchè l’evasione viene tollerata e gli evasori trattati da amici elettori... Il Presidente Monti dimostri di voler bene all’Italia, adottando misure “irreversibili” anche attraverso, se necessario, l’istituto dell’”esproprio” motivato. Altrimenti passerà alla storia come capo d’un Governo che ha messo i conti sotto controllo, ma evitando di far pagare il giusto ai ricchi a dismisura e agli evasori. Una cosa non facile ma possibile, che un simpatico presuntuoso come Lui dovrebbe dimostrare di saper/voler fare. Se è “bravo” lo dimostri togliendo a chi deve e restituendo a chi ne ha bisogno e lo merita.

G.G.

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