Perché all’Unione Europea il Nobel per la Pace?

Il Premio Nobel per la Pace assegnato all’Unione Europea non risolve certo il problema del lavoro che manca e tutto ciò che ne consegue. Il Nobel, tuttavia, va utilizzato come un inno alla memoria che aiuta a mettere in una luce meno pessimistica il nostro presente e il prossimo futuro. I popoli europei, infatti, - ma diciamo pure anche i governi più lungimiranti, che hanno coinvolto e aggregato gradualmente gli altri paesi -, hanno trovato la forza di lasciarsi alle spalle un passato di guerre e di violenza, per una convivenza pacifica fondata su valori e diritti che non hanno eguali al mondo e sui quali è tracciato un futuro ricco di attese, ma anche, purtroppo di timori e ritardi che le contraddicono. Se nonostante tutti i limiti e i ritardi siamo cittadini di un continente fondato su valori comuni, impensabili fino a qualche decennio fa, quando erano numerose le dittature feroci fondate sulla violenza e sull’oppressione legalizzata - Spagna, Portogallo, Grecia, e ancora prima il tragico nazifascismo in Italia e Germania -, ciò dimostra che sarà pure definibile come utopia puntare sui diritti umani universali, ma è l’unica cosa che dà senso alla “presenza” dell’uomo nella storia. Se quel premio è stato ritirato anche a nome nostro... significa che lottare per i diritti della persona, ovunque e a favore di chiunque ne abbia vitale bisogno... è un dovere che ci interroga e riguarda. Soprattutto per questo a Carta europea dei diritti (2007) e il Trattato di Lisbona (2009) che la rende giuridicamente vincolante, va considerata come un obiettivo rispetto al passato, un “programma” di sviluppo per il futuro, un impegno presente per una Europa democratica... degna del suo Nobel..

G.G.

Ilva di Taranto: il Lavoro, la salute, l’economia, il Diritto, la Democrazia

Bisogna ammettere che nelle situazioni estreme e laceranti si è quasi costretti a scegliere il meno peggio, chiunque sia il decisore. Il governo Monti si è assunta la grave responsabilità di annullare per decreto un sequestro disposto dalla magistratura. Non si può onestamente dire che l’intento di salvaguardare lavoro e salute, lavoratori e cittadini sia negativo, ma con modalità che anche la stampa estera considera un azzardo morale. Il decreto, infatti, può causare effetti negativi sulla cultura della prevenzione e della legalità delle imprese. Ancora una volta ci viene in soccorso la “nostra” Costituzione, che prevede di tenere insieme e in equilibrio la salute e la dignità della persona, lo sviluppo economico, il benessere collettivo. Va a merito della magistratura l’aver fatto emergere responsabilità e reati, dei proprietari e di quanti si sono messi “a loro disposizione”. Morale: il conflitto non è tra lavoro e salute, bensì tra chi non applica la legge e lo Stato, inteso come entità collettiva aggredita da comportamenti disonesti che inquinano anche le istituzioni. Grazie all’indipendenza della magistratura, alla quale, con compiti diversi deve corrispondere la nostra, nel lavoro e per il lavoro, una certa “centralità d’impresa” che annichilisce la persona e crea una falsa pace sociale, è stata messa in discussione. Il potenziale seguito positivo, all’Ilva di Taranto e in ogni luogo di lavoro, dipende anche dall’impegno di ognuno di noi.

G.G

Primarie importanti, risultato promettente: serena fiducia in Pierluigi Bersani

Non penso si debba attribuire eccessiva importanza al metodo delle elezioni primarie, ma ritengo che quelle volute dal centrosinistra abbiano contribuito alla ricostruzione della fiducia dei cittadini verso i partiti, la politica e le istituzioni. Si spera che questo esempio di partecipazione democratica possa essere emulato anche dagli altri, ma non per mera tattica, come pensano di fare quelli del PDL, in penosa attesa di ciò che (per calcolo personale) deciderà Berlusconi. Qualcuno (Renzi) in queste elezioni primarie aveva solo da guadagnare e qualcun altro (Bersani) solo da perdere, ma ha rischiato mettendo “al primo posto l’Italia”. Sono state un esercizio di reale rinnovamento, non annunciato ma praticato, promosso da una parte ma destinato a incidere sulla vita politica e istituzionale dell’intero paese, i cui ulteriori sviluppi sono condizionati dall’incertezza della legge elettorale con la quale si andrà a votare tra qualche mese. Un tentativo serio e onesto di rinnovamento e sviluppo della democrazia, di ricostruzione della coesione sociale, che nella versione Bersani fa “paura” solo ai conservatori di sempre, consapevoli del suo stile di governo e della sua proposta complessiva imperniata sul lavoro e sulla moralità politica. La democrazia torna ad avere un significato effettivo nella comprensione dei cittadini, nella metodologia unitaria e aggregante che diventa promessa di governabilità in caso di vittoria alle prossime elezioni, nella misura in cui tutti e ciascuno si sono impegnati al rispetto di regole condivise assumendo come valore lo stare insieme per il bene del paese. Bersani è un politico serio e onesto che merita la fiducia degli italiani.

G.G.

Uomini per sempre: Perché va abolito l’ergastolo

Due “illuministi” del nostro tempo, Giuliano Pisapia e Umberto Veronesi, nell’ambito della quarta conferenza mondiale “Scienza per la pace”, hanno riproposto l’abolizione del “fine pena mai”, considerata una pena di morte più lenta, un’agonia lunga senza speranza, ingiusta e assurda, che non ha più senso. Già nel 1981 la UILTuCS di Milano partecipò attivamente, con suoi manifesti, al referendum, promosso dai radicali italiani per l’abolizione dell’ergastolo, che, nonostante l’esito negativo (prevedibile) ottenne 7 milioni 114 mila 719 voti favorevoli. Un altro illuminista milanese, Cesare Beccaria, nel 1764, promulgò il famoso trattato “Dei delitti e delle pene”, che aprì la strada all’abolizione della pena di Morte. Minoranze che hanno il coraggio di spendersi e di fare storia, contro i pregiudizi... Chi ha commesso un crimine a 20 anni, sostiene Veronesi, non è la stessa persona a 40. “L’unico strumento efficace per una società più sicura, è la rimozione delle cause che portano alla violenza, come gli squilibri e le ingiustizie sociali, il mobbing, l’intolleranza verso persone di etnie o religioni diverse”. Quella intolleranza che provoca violenza e vittime e che spesso porta la firma di quanti si illudono (anche per meschina convenienza elettorale) di combatterla inasprendo le pene, abbandonando le persone in carceri sovraffollate, come se fossero cose... E spesso si definiscono moderati ... e credenti...

G.G.