Governo di larghe intese? Non esiste. Esisteranno solo i risultati... se ci saranno.

Il tentativo di impedire al centrosinistra di governare purtroppo è andato a “buon” fine, nonostante in parlamento vi fosse una chiara maggioranza orientata in tal senso. Bersani ha tentato inutilmente di farla emergere, ma è stato tradito da una parte del suo stesso partito e dall’ottusa posizione del M5S. Era sbagliato il tentativo? A me non sembra. Ora siamo di fronte a un governo ancor più strano di quello precedente, con il quale dobbiamo comunque rapportarci costruttivamente, per chiedere e ottenere risposte e misure urgenti riguardanti il lavoro e il reddito. Letta vuole dare priorità al problema della disoccupazione, Napolitano afferma solennemente che “è dovere politico e morale concentrarsi sulle questioni del lavoro”, ma Berlusconi continua a fare propaganda e campagna elettorale su altri temi, a conferma del fatto che le cosiddette “larghe intese” non esistono e che siamo in presenza di un governo che scaturisce più dalla paura di precipitare nel vuoto e di farsi veramente male, che dalla convinzione di mettersi insieme per fare qualcosa d’importante per il presente e per il futuro del paese. Naturalmente si spera di sbagliare, ma non si riscontra lo spirito di unità nazionale e neanche di sano “compromesso” auspicato dal ri-eletto Presidente della Repubblica. È impossibile definire diversamente da strumentale e iniqua la richiesta di abolire e restituire l’IMU a tutti, elargendo benefici diametralmente opposti al principio di progressività sancito dall’articolo 53 della Costituzione: “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressivitàMilioni di persone e famiglie sono stremate da una sofferenza che impone di dare priorità ai punti presenti nella piattaforma unitaria di CGIL CISL UIL, in cima ai quali ci sono il lavoro e il reddito. Va o non va rifinanziata la cassa integrazione in deroga? Va o non va risolto una volta per tutte il problema degli esodati? Vanno o non vanno ridotte la tasse sul lavoro, per difendere quello che c’è e creare occupazione aggiuntiva? Va o non va scongiurato il previsto aumento dell’Iva a partire dal 1° luglio? Va o non va affrontato, una buona volta, il problema del reddito minimo garantito, da non confondere con il “reddito di cittadinanza”, visto che l’Italia, a parte Grecia e Ungheria, è l’unico Paese dell’Unione europea a non averlo? Di fronte a simili urgenze, ciascuna delle quali comporta costi che impongono di rispettare una scala di priorità, al Presidente del Consiglio Enrico Letta e a noi stessi dobbiamo chiedere di parlare il linguaggio della verità, affinché la direzione di questo Governo, nella sua lunga o breve vita, non renda protagonisti personaggi screditati che hanno già dimostrato quanto male possono fare all’Italia. Anche per questo, ha senso sentirsi mobilitati, come hanno deciso di fare unitariamente (finalmente) CGIL CISL UIL, all’insegna del "prima di tutto, il lavoro".

G.G.

Governo Letta: per fare e cambiare. Un azzardo continuare a rinviare...

Il governo voluto da Giorgio Napolitano, richiamato in “servizio” dalle stesse forze politiche che si apprestano a fare maggioranza, nel tentativo di uscire dal culdesac dei veti e delle pregiudiziali inconcludenti, non avrà vita facile. In primo luogo perché difficilmente potranno condividere la stessa politica economica e sociale e in secondo luogo perchè, come ha detto Laura Boldrini, il 25 aprile, a Milano, in un paese civile verità e giustizia non si possono barattare. L’Italia dei paradossi avrà un governo composto da una forza sana ma incapace di fare sintesi, neppure su Romano Prodi e da un aggregato illiberale nelle mani di una persona che ha già dimostrato ampiamente a quali interessi “fondamentali” si ispira e che cosa è capace di fare... e di non fare. Ciò nonostante, Enrico Letta merita fiducia. Il suo governo sarà severamente giudicato da ciò che farà e da come si comporterà, giorno per giorno, e forse potrebbe riaprire prospettive interessanti riguardo alla durata della legislatura, recuperando il contributo dei giovani parlamentari cinquestelle. Impossibile? Anche questa maggioranza di governo lo era fino a una settimana fa... La principale prova/urgenza riguarda il lavoro, gli investimenti e le politiche attive che lo creano e lo valorizzano. Non è facile digerire l’idea che possano essere partiti alternativi l’uno all’altro, come PD e PDL, a risolvere i problemi del paese. Ma quali erano le alternative realisticamente praticabili, alla luce dei risultati elettorali e delle assurde pregiudiziali di Grillo e Casaleggio? Non rientra nella prassi accettare mediazioni e compromessi per un bene superiore o un male minore? Non è quello che facciamo anche noi sindacalisti quando firmiamo accordi/contratti che non avremmo mai voluto firmare, per salvare il salvabile? In ultima analisi conta il motivo per cui si compiono determinate scelte, che i fatti si incaricheranno di qualificare. In ogni caso non si poteva (e non si deve) tornare a votare con la stessa assurda legge elettorale -la n.270 del 21 dicembre 2005-, voluta da Berlusconi per impedire agli avversari politici di governare... riservandosi il diritto, scippato ai cittadini, di nominare i “suoi” parlamentari di fiducia, avvocati difensori compresi. Sono questi i medici chiamati a curare l’Italia... dopo averla ammalorata. Un boccone amarissimo che s’ingoia per il bene superiore dell’Italia e degli italiani che hanno bisogno e diritto di essere... ben governati. Se funzionerà e quanto durerà questo governo lo sapremo dopo. Il compito di Letta... il giovane, sarà duro e difficile. Tanto più potrà essere efficace, quanto più ci sarà spinta e partecipazione dal basso. E sia chiara una cosa. Monti e il suo “governo strano” non ci hanno mai convinto del tutto, ma chi ha la testa a posto e sa distinguere le cause dalle conseguenze e dalle tempistiche, sa benissimo che rispetto al suo predecessore, non c’è confronto. In Italia, in Europa e nel mondo se ne sono accorti in tanti: purtroppo non tutti.

G.G.

Un paese malato, anche nella sua parte migliore, che non va abbandonata...

(brano scritto sabato mattina, prima dell'elezione di Napolitano -ndr)

Moralmente parlando il PD dovrebbe restituire l’esagerato premio di maggioranza che la legge elettorale assegna al partito/coalizione che prende più voti, per manifesta incapacità di farne buon uso. È vero che per l’unico “partito democratico” esistente in Italia era ed è difficile rapportarsi con “capi” di partiti e movimenti senza cultura politica che sanno solo distruggere, in attesa, prima o poi (il tempo opera... ) di subire la stessa sorte. Ed era anche doveroso tentare di individuare una candidato alla Presidenza della Repubblica in grado di riscuotere un largo consenso. Ma una volta fallito questo tentativo, la candidatura di Prodi, che l’Europa e il Mondo avrebbero accolto più che favorevolmente, non doveva essere miseramente impallinata da calcolatori e franchi tiratori che rappresentano palesemente il modo irresponsabile di far politica che ha contribuito a logorare e impoverire economicamente socialmente e culturalmente il paese. La demoniaca commedia politica italiana, peraltro, genera paradossi sconcertanti, come quello che porta il signor Grillo ad appropriarsi di un candidato come Stefano Rodotà, e il partito democratico a lasciarselo scippare, (ma spero vivamente di sbagliare... ) bruciando sul nascere la straordinaria occasione di prendere atto che in parlamento c’è, (eccome se c’è...) una chiara maggioranza di centrosinistra. Siamo o non siamo in un sistema parlamentare? Se gli ignoranti (anche dentro il PD) che siedono in Parlamento leggessero qualche riga del libro “il diritto di avere diritti” di Stefano Rodotà, si renderebbero conto della cultura costituzionale di questa persona. E capirebbero che, se venisse eletto alla Presidenza della Repubblica, i primi ad essere messi in riga sarebbero Grillo e Casaleggio, a cominciare da “i diritti politici della piazza virtuale”, ben diversi dall’utilizzo di un Blog privato da parte di pochi e senza regole pubblicamente certificate. Oggi, tra qualche ora (giorno?) avremo comunque un Presidente della Repubblica e ovviamente speriamo in una sorpresa finale digeribile. Resterà Napolitano? Avremo un banchiere... alla Ciampi? Finalmente una donna? Una figura istituzionale? Lo sapremo presto, ma resta il fatto che l’Italia è malata e la democrazia è sofferente. E noi italiani? È facile giudicare. Più difficile, ma necessario, come sempre, è partecipare togliendosi di dosso la presunzione della verità, del “dolce estremismo” profuso a piene mani da chi pretende di far coincidere le scelte che riguardano tutti con le proprie convinzioni personali. Gente che pontifica ce n’è fin troppa. Piaccia o non piaccia i partiti (e le stesse organizzazioni sindacali), con tutti i loro limiti e difetti, che accomunano gli umani, restano strumenti fondamentali... anche per raccogliere la protesta, sempre per tramutarla in proposta... di governo.

G.G.

Quirinale e Governo: i giorni che possono cambiare l’Italia...

La fretta e il fare bene le cose di solito non vanno d’accordo. Nasce dall’esperienza empirica il famoso detto “la gatta frettolosa fa i gattini ciechi”. In democrazia e nell’amministrazione della cosa pubblica i tempi sono necessariamente e qualitativamente diversi da quelli adottati nelle aziende. Il bisogno di avere un governo legittimato dal voto è reale, così come quello di cambiare passo rispetto alla mortifera politica del rinvio, ma questo non significa che basta far nascere, in fretta e furia, un governo qualsiasi per risolvere i problemi del paese. Sia nel breve che nel medio e lungo periodo, l’Italia ha bisogno di realizzare cambiamenti/riforme, rispetto ai/ alle quali è ridicolo, oggi, brandire la minaccia delle elezioni anticipate, sia perché bisogna aspettare di riavere un Presidente della Repubblica con i pieni poteri che gli conferisce la Costituzione, sia perché anche in questa deprecabile ipotesi, almeno la legge elettorale va cambiata e alcune cose vanno concordate a livello europeo da un governo legittimato dallo stesso parlamento che eleggerà il nuovo Capo dello Stato. I problemi del paese richiedono il massimo di determinazione e consapevolezza, non già governissimi di nome che di fatto diventano governicchi insicuri e litigiosi, figli di un vecchio modo di far politica, non più sopportabile. È chiaro che siamo di fronte a una situazione difficile e aggrovigliata per effetto della crisi/recessione che non dà tregua, dell’Europa che c’è e non c’è, di elezioni politiche che hanno decretato un vincitore azzoppato non in grado di costituire immediatamente un governo, dell’elezione di un nuovo Presidente della Repubblica da eleggere con la più ampia maggioranza possibile... dopo la positiva esperienza di Giorgio Napolitano non votato nel 2006 da chi oggi invoca un Presidente di tutti, come se ciò dipendesse da qualcosa di diverso dal rispetto della Costituzione... Tutte queste “cose” messe insieme sono difficili da gestire, ma da qui a dire che si sta perdendo tempo ce ne passa... e forse chi lo sostiene sente odore di candidati robusti e di cambiamenti veri ed effettivi che vorrebbe evitare, tramutando l’urgenza in confusione e pasticcio di breve durata, per far precipitare le cose nel momento ritenuto più favorevole. Se c’è uno che ha utilizzato con grande equilibrio il tempo che ci separa dai risultati del voto alla elezione del Presidente della Repubblica, questo è Bersani. La sua resistenza, tenuta e disponibilità è stata esemplare, da politico maturo che forse una parte del suo stesso partito e del paese non merita e non capisce. Nei prossimi giorni sapremo se il suo lavoro ha prodotto risultati apprezzabili, oppure... no. La valanga di quotidiane accuse che gli piovono addosso da tutte le parti non fanno altro che mettere in evidenza un uomo politicamente maturo, all'altezza del “momento” critico, rispetto al quale di tutto c’è bisogno tranne che di semplificazioni, scorciatoie e scelte precipitose destinate a ostacolare la faticosa strada della risalita e dei cambiamento. Una rondine non fa primavera, ma una politica di cambiamento può fare la differenza... soprattutto per chi vive di lavoro, cerca o rischia di perdere il lavoro. Non è vero che il governo Monti non è servito a niente, e se il centrodestra oggi chiede di rendere sistematico ciò che ha appena finito di affossare per puro calcolo elettorale, sostenendo che il paese è in condizioni peggiori di prima, attraverso il travisamento tra le cause e gli effetti, ciò dimostra ulteriormente che non è neppure ipotizzabile un governo comunque denominato che includa le coalizioni politiche alternative del nostro paese.

G.G.