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A 50 anni dal 68: errori da non ripetere, partecipazione da rivalutare

È passato mezzo secolo dal mitico 68 che accomunò nella contestazione operai e studenti, soprattutto universitari, più per aggregazione emotiva e spontanea che per condivisone di obiettivi verso cui tendere, come i fatti in seguito hanno dimostrato. Rifletterci sopra serve, sia per capire e sviluppare la parte buona che quel movimento espresse, sia per individuare la parte negativa e fare in modo che la sacrosanta contestazione delle palesi ingiustizie  sia sempre accompagnata da proposte praticabili di miglioramento delle condizioni di vita, di lavoro e studio di tutti.

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Situazione chiaramente confusa. Buon 2018

Alla fine le Camere sono state sciolte senza i colpi di scena che i venditori di fumo e i loro interessati supporter auspicavano per poter gridare al complotto. Il quale non ci sarebbe stato nemmeno se il Presidente della Repubblica avesse accolto la richiesta della parte politica che sperava di portare a casa la più civile e mite delle leggi sulla cittadinanza, cioè lo ius soli. Una amara constatazione che la dice lunga su come sia ridotta l’Italia politica che dovrebbe generare risposte realistiche ai problemi strutturali esistenti e invece crea problemi e complica la vita a tanti giovani e alle loro famiglie.

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Buon Natale a tutti: soprattutto a chi ha freddo... lontano da tutto e da tutti

Ci sono parole che dovrebbero certificare la comune appartenenza a una civiltà, invece dividono e contrappongono tanto da confermare, eccome, che destra e sinistra non sono categorie del passato ma di un presente più vivo che mai. E che la minaccia venga dalla destra nazional populista e para fascista/razzista non ci sono dubbi. Va bene l’intelligenza artificiale, va bene tutto… quello che migliora la salute, la sicurezza e la qualità della vita delle persone, ma oggi più che mai si sente il bisogno di riaffermare i punti fermi della convivenza nella diversità, in antitesi alla guerra di tutti contro tutti -e di quella tra poveri in particolare- che sarebbe la risultante inevitabile del lasciar fare quello che vuole a chi vince le elezioni. Far parte di una comunità, nazionale o sovranazionale, significa assumersi determinate responsabilità nell’interesse superiore di tutti, acquisire diritti e doveri all’interno di regole condivise, come non stanno facendo alcuni capi di governo e forze politiche pronte a distruggere il futuro, attraverso la messa in discussione di conquiste storiche che hanno aperto la strada alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

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Biotestamento, diritti civili e sociali: motore di sviluppo e progresso

La carne al fuoco è tanta in questo fine anno che coincide con la fine della legislatura, ma bisogna distinguerla dal fumo elettorale e propagandistico che confonde le idee, focalizzandoci sui fatti concreti che riguardano la vita delle persone. Uno di questi riguarda la legge sul fine vita che da pochi giorni è diventata realtà, sulla quale non è il caso di sbandierare entusiasmo o drammatizzare, come fanno coloro che parlano forzatamente e impropriamente di eutanasia. Siamo nel classico campo dei principi fondamentali che nessuno, giustamente, è disposto a barattare ma, proprio per questo, il legislatore deve regolare con prudenza e misura “umana”, come a mio parere ha fatto, escludendo sia l’accanimento terapeutico che l’eutanasia. C’è chi la pensa diversamente e va rispettato, ma il compito del legislatore, in una Repubblica Democratica come la nostra, non è quello di imporre a tutti l’interpretazione religiosa di ogni momento cruciale della vita e, d’altra parte, anche all’interno del mondo cattolico i pareri sono diversi. Per i gesuiti, “la legge non presta il fianco a derive nella direzione dell’eutanasia” mentre secondo l’ex presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Camillo Ruini, invece, sì.