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L’ambigua modernità della Grande Distribuzione

Le imprese aderenti a Federdistribuzione si autodefiniscono moderne, ma in realtà assumono comportamenti meschini e di vecchio stampo, sia nei confronti dei lavoratori, sia riguardo al problema dell’apertura dei Supermercati e dei Centri Commerciali tutte le domeniche e i giorni festivi dell’anno, Natale e Pasqua, 25 Aprile e 1° Maggio compresi. Il comportamento deplorevole e ricattatorio di queste imprese nei confronti delle lavoratrici (madri in particolare) e dei lavoratori è stato messo in evidenza da una argomentata sentenza del tribunale di Rovereto, (successivamente confermata dalla Corte di Appello di Trento) che ha condannato, dichiarandola illegittima, la pratica diffusa nel settore di far sottoscrivere (al momento dell'assunzione) l’obbligo incondizionato di lavorare tutti i giorni festivi dell’anno.

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25 aprile: è sempre tempo di Liberazione

La minaccia incombente di una guerra nucleare, che riporta alla memoria il 6 e il 9 agosto del 1945, quando gli americani rasero al suolo Hiroshima e Nagasaki, con le conseguenze e le implicazioni etiche che ancora oggi fanno discutere, ma non hanno impedito la folle corsa agli armamenti, rappresenta una realtà diametralmente opposta al sentimento connesso alla Festa della Liberazione. Se pensiamo al male assoluto dal quale l’Europa si liberò nel 1945, si capisce quanto sia importante il ruolo attivo della memoria per impedire il ripetersi di quelle aberranti mostruosità. Male assoluto, così definito da Papa Wojtyla nel suo libro Memoria e identità del 2005- derivante dal troppo potere nelle mani di una sola persona che lo usa per conservarlo e incrementarlo con la violenza, per giustificare la quale si inventano ideologie e si strumentalizzano perfino le religioni, come la storia insegna.

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Ma siamo davvero sulla strada giusta?

Da anni ci viene detto che siamo sulla strada giusta -ultimo in ordine di tempo il Presidente della Commissione europea Juncker-, ma i dati macro economici e finanziari, correlati alle sofferenze sociali, sono rimasti più o meno invariati e, in qualche caso, peggiorati rispetto alla condizione di crisi che ha fatto retrocedere l’Italia rispetto al 2007/8. Debito pubblico e deficit di bilancio, disoccupazione e semidisoccupazione -questa è la vera condizione delle persone occupate a tempo parziale che avrebbero bisogno di lavorare a tempo pieno-, lavoratori scarsamente retribuiti e tutelati all’interno di grandi imprese che appaltano servizi a condizioni tali da non permettere un trattamento complessivamente analogo a quello dei loro dipendenti, povertà estrema e gravi difficoltà economiche per tantissime famiglie, stanno a dimostrare che la tanto attesa svolta non c’è stata e non si vede ancora.

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L’intelligenza artificiale va usata bene… o si rischia grosso…

Tutte le occasioni sono buone per parlare dei cambiamenti che incidono nella vita delle persone attraverso lo sviluppo della tecnologia e di quella che viene definita intelligenza artificiale. Questa, per altro, è oggetto di studio interdisciplinare, dal momento che ha implicazioni di natura filosofica e morale, economica e psicologica e ormai anche giuridiche, come dimostrano le “raccomandazioni del Parlamento europeo alla Commissione affinchè i robot siano giuridicamente riconosciuti e quindi considerati responsabili di eventuali danni prodotti. Da un lato verrebbe voglia di dire “nulla di nuovo sotto il sole” dal momento che è normale/logico considerare responsabile di fronte alla legge il proprietario di una “macchina”, quanto più questa è potente; dall’altro però ci rendiamo conto di essere entrati in un tempo della storia nel quale la tecnologia al massimo livello non sarà più episodica e circoscritta ma presente e strutturata in tutti i settori vitali della società.

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