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Lavori e lavoro, realtà sociale e dati che “comunicano” ma non informano...

Difficilmente arriveranno buone notizie dalla malridotta Trinacria, alla quale, ove fosse possibile, bisognerebbe limitare la straordinaria autonomia di cui ha goduto finora, per effetto di uno “Statuto speciale” di cui pochi si sono avvantaggiati, a scapito di una popolazione che ancora oggi vede emigrare non pochi dei suoi giovani laureati e diplomati. L’onesto e antimafioso Rosario Crocetta ce l’ha messa tutta, ma i risultati sono stati piuttosto deludenti, in linea con la relativa arretratezza che accomuna buona parte del meridione d’Italia. Bisognerebbe smetterla di ragionare per luoghi comuni che non trovano riscontro nella realtà sociale, come quello secondo il quale saremmo “usciti dalla crisi” senza nemmeno sapere in quali condizioni ci siamo entrati. Si comunicano dati che non si sanno o non si vogliono leggere correttamente, come quelli relativi alla ripresa economica che in effetti è reale ma non ha prodotto la quantità di lavoro che si vuole far credere.

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I politici dovrebbero risolvere i problemi, non crearli...

Archiviata, per il momento, a colpi di fiducia, la nuova legge elettorale -che tra l’altro ha provocato il severo intervento del Presedente emerito Giorgio Napolitano e le dimissioni del Presidente del Senato Pietro Grasso dal gruppo Pd, nel quale non si riconosce più -, il finale di legislatura e la campagna elettorale sono diventati ormai varianti dello stesso contesto politico, dal quale riemerge un Paese che non riesce a fare i conti con sè stesso. La legge elettorale è “difficilmente digeribile, per tempi, contenuti e modalità”, anche per Emma Bonino, la quale fa notare che oltretutto è stata approvata in contrasto con il Codice di buona condotta in materia elettorale redatto della Commissione Europea per la Democrazia, il quale prevede di non approvare nuove leggi elettorali a meno di un anno dalle elezioni politiche. Il Paese ha comunque bisogno di essere governato, ma non riesce a ricostruirsi politicamente e culturalmente, come dimostrano le continue forzature che occupano la scena politica, anche per effetto di una spinta al cambiamento quanto meno contraddittoria.

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Banca d’Italia: La folle illusione di combattere il populismo sul suo stesso terreno

Difendersi dal populismo e dai demagoghi più o meno reazionari non è facile ma è necessario per la qualità della nostra democrazia già logorata da problemi che non riesce a governare con il respiro della necessaria progettualità, ma solo a tamponare. Pensare di vincere questa difficile battaglia politica utilizzano gli stessi metodi è sbagliato e molto pericoloso. Anche in Paesi economicamente più sani del nostro esiste lo stesso problema, a riprova del fatto che l’irrazionalismo politico e i movimenti antisistema non nascono e non crescono solo dove c’è crisi economica e disoccupazione ai massimi livelli, che comunque costituiscono fattori aggravanti e scatenanti. L’ultimo esempio viene dall’Austria dove un giovanissimo esponente del partito popolare -di quelli che amano definirsi moderati e di centro…- ha vinto le elezioni posizionandosi un gradino sotto gli estremisti di destra, con i quali forse farà maggioranza di governo.

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La “vertenza” Ilva riguarda tutti i cittadini e i lavoratori italiani

La vertenza Ilva riguarda tutti i lavoratori e i cittadini italiani, non solo quelli di Taranto. Rappresenta un banco di prova per l’intero Paese rispetto alla possibilità di concertare politiche attive e accordi sindacali coerenti con ciò che consideriamo sviluppo sostenibile, opposto a quello che ha prodotto il disastro che conosciamo, da fissare nella nostra memoria come esempio di ciò che non dev’essere mai fatto. Non più sviluppo contro i lavoratori, i cittadini e l’ambiente, com’è avvenuto con la catastrofica gestione precedente al sequestro/commissariamento, bensì coerente con le possibilità e nel rispetto dei limiti previsti dall’articolo 41 della Costituzione, il quale stabilisce che: “l’iniziativa privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.

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