Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

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Non a nome nostro

Chi mai potrà credere all’assurda accusa nei confronti di Mario Draghi, secondo la quale egli sta avvelenando il clima? A che pro farebbe questo? E chi mai potrà considerare credibile un accusatore che solo qualche mese fa ha detto che “aver avuto un italiano a capo della Bce ha aiutato sicuramente l’Italia in questi anni”? Se poi si tratta della stessa persona che voleva mettere in stato d’accusa il Presidente Mattarella, nientedimeno che per attentato alla Costituzione -che evidentemente non capisce e non interpreta correttamente-, si capisce fino a che punto si è disposti a distorcere la verità. La quale ha fatto emergere chiaramente che il governo vuole adattare le regole ai suoi obiettivi e usare in modo spregiudicato il debito pubblico in funzione degli stessi. La capacità di governo si dimostra a parità di condizioni e vincoli finanziari. Il debito è certamente una risorsa di straordinaria importanza, ma nella misura in cui non lo si usa in modo contraddittorio e tale da divorare una quantità enorme di risorse altrimenti destinabili in investimenti e prestazioni sociali di cui c’è enorme bisogno. Questo succede inevitabilmente quando si devono pagare interessi più alti ai sottoscrittori dei titoli di Stato.

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Cosa emerge dal condono fiscale

Comunque vada a finire si è capito chiaramente che si voleva fare un condono generalizzato, tale da soddisfare e assolvere anche da reati penali quella parte di elettorato che corrisponde al profilo politico e culturale della Lega. E si tenga presente che nei pasticci fatti da questo “partito” c’è anche quello dei 49 milioni di rimborsi elettorali truffati e spariti, rispetto ai quali i magistrati di Genova ipotizzano il reato di riciclaggio che si voleva far rientrare nel condono. Vedremo alla fine cosa faranno, in ossequio alla disastrosa logica di scambio che caratterizza questo governo, all’interno della quale emerge il capolavoro politico della Grillo & Casaleggio: con il doppio dei voti il loro partito conta assai meno di chi ne ha presi la metà. Quello che fa, chiede e ottiene la Lega è sotto gli occhi di tutti, checchè ne dica Marco Travaglio che di questo “miracolo” è coautore. L’Italia è visibilmente a rischio, ma bisogna stare attenti a non assecondare la china che ci farebbe precipitare verso esiti imprevedibili e difficilmente governabili, oggi simboleggiata dallo spread che sale e dal rating del Paese che si abbassa.

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Democrazia è convivenza

La favola metropolitana secondo la quale le principali Istituzioni internazionali impedirebbero all’Italia di essere governata democraticamente, non sta in piedi. In realtà è vero il contrario. Si tenta maldestramente di scaricare su queste istituzioni l’incapacità di effettuare scelte compatibili con i vincoli di bilancio dettate dalla situazione finanziaria del Paese. Un conto sono le “raccomandazioni”, altra cosa le infrazioni e le conseguenti procedure che ci espongono ai rischi tipici di chi non viene più considerato credibile. Dare dell’ubriacone al Presidente della commissione europea, il quale fa notare lucidamente che “l’Italia non rispetta la parola data” produce solo effetti negativi. Draghi e Juncker non impediscono e non impongono nulla. Se il governo del cambiamento, però, pretende di fare tutto a costi aggiuntivi, ripetendo gli errori del passato che hanno generato la pesante condizione finanziaria del nostro presente, la responsabilità è tutta sua. E se trasmette la convinzione di agire solo per alimentare la campagna elettorale europea dei partiti di governo, è inevitabile che si espone l’Italia a pericolosi rischi.

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Il contratto di governo non è il nuovo Vangelo degli italiani

Chi vince le elezioni ha il diritto di governare. Ma ha anche e soprattutto il dovere di farlo, rispettando la premessa fondante della convivenza, rappresentata dalla Costituzione e da tutto ciò che, a livello internazionale, l’Italia ha liberamente condiviso. “Leggi superiori” con le quali quelle ordinarie devono essere compatibili, fermo restando la loro natura umana, emendabile, migliorabile e adattabile nel corso del tempo. Il nocciolo del post 4 marzo sta tutto qui, complicato dal fatto che Lega e 5 Stelle si sono presentati alle elezioni con programmi e alleanze contrapposte che, solo successivamente, hanno generato il cosiddetto contratto di governo, all’interno del quale ciascuna delle due forze politiche ha messo il suo pezzo. Una sommatoria dalla quale non emerge un modello di sviluppo imperniato su investimenti concepiti per creare sviluppo sostenibile e lavoro dignitoso, sia pure nel tempo, come tutte le cose serie che mal si conciliano con le misure studiate per conseguire vantaggi politici di parte.