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Dall’impeachment al giuramento: incredibile ma vero

Il Governo che desiderava e suggeriva il politico statunitense di estrema destra, Steve Bannon, alla fine è nato, per effetto di un accordo di potere a due, chiamato “contratto”, di cui in campagna elettorale nessuno aveva parlato. Erano culturalmente e geneticamente diversi e su fronti contrapposti, si ritrovano spregiudicatamente insieme, per fare cosa lo vedremo alla prova dei fatti e non più delle parole. Di sicuro abbiamo capito che sono capaci di tutto e da questo scaturisce la composta e riflessiva inquietudine di chi sperava in un cambiamento diverso da quello che si prospetta. Un Governo definito politico, presieduto da un estraneo alla politica, destinato più a ricevere “indicazioni” su cosa fare o non fare che a dirigere e coordinare l’attività di governo. Un accordo all’interno del quale il peso della Lega è stato maggiore del partito che ha preso il doppio dei suoi voti, a riprova di una serie di anomalie che, prima o dopo, metteranno in evidenza la natura regressiva del tanto sbandierato governo del cambiamento.

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Non sarà facile uscirne

Il Governo Lega 5 Stelle non è chiaramente definibile e ancor meno lo è il Presidente del consiglio Giuseppe Conte che impareremo a conoscere strada facendo, anche se ha già provveduto a presentarsi “modestamente” come avvocato difensore dei cittadini italiani. A quali cittadini italiani si riferisca non si capisce bene, ma anche questo lo capiremo meglio man mano che dalle parole si passerà ai fatti: a cosa sarà data la priorità, al come si affronteranno i problemi, sia a livello nazionale che in Europa e nelle istituzioni internazionali. Dire che questo governo non è chiaramente definibile non significa ignorare da chi è composto, sottovalutare gli obiettivi che si prefigge di raggiungere e i rischi ad essi connessi, già ben evidenziati dalle indegne “pressioni” esercitate nei confronti del Presidente della Repubblica. Le quali sono destinate a proseguire nell’azione di governo, nel momento in cui emergerà il problema della copertura finanziaria, del rispetto e della eventuale modifica dei trattati europei, della governabilità del debito pubblico.

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Stanno giocando con la democrazia

All’interno dell’Unione Europea non esiste un solo modo di concepire e interpretare la democrazia. Ne fanno parte Paesi e Capi di governo che predicano e praticano la cosiddetta “democrazia illiberale”, la quale rende la vita impossibile ai partiti di opposizione, non riconosce i diritti umani, si tramuta in regime. L’Ungheria di Orban ne è un esempio, seguita da altri Paesi che dalla Ue prendono i vantaggi ma non rispettano gli impegni comuni. Se dipendesse dal Segretario della Lega Salvini, che preferisce il despota Putin alla civiltà dei diritti e dei doveri incardinati sul principio della convivenza pacifica, il pluralismo democratico sarebbe pesantemente avversato come avviene nei regimi. Il problema diventa serio nel momento in cui nasce un governo a due con un programma che, al dunque, significa scambio di deleghe e che permette a ciascuno dei due contraenti di governare facendo propaganda fino alle prossime elezioni, alimentando un clima che, lungi dal favorire il cambiamento di cui ha bisogno, lacera l’Italia e la porta fuori strada.

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Ce la faranno a governare… bene?

In nome del cambiamento è facile conquistare il potere, molto più difficile e talvolta impossibile, governare un Paese se non si hanno le idee chiare su come riempire di contenuti economici, sociali e culturali, questa magica parola. Se poi chi conquista il potere non ha nemmeno una classe dirigente all’altezza, l’impresa diventa impossibile e si rischia di tornare indietro. Non è certamente quello che dobbiamo augurare all’Italia, cioè a noi stessi, ma il governo 5Stelle-Lega presenta margini di ambiguità tali da far temere un pasticcio senza capo ne coda, in linea con le contraddittorie promesse delle rispettive piattaforme elettorali. Un governo che per nascere ha bisogno del “nulla osta” di Silvio Berlusconi e di un Presidente del Consiglio distante da due partiti che si “alleano” ma non si fidano l’uno dell’altro, ha una connotazione di ambiguità che somiglia più all’avventura che al programma/progetto di cui l’Italia ha bisogno.