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Parlare di odio è sbagliato

Quando un politico dice “giudicatemi dai fatti” bisogna prenderlo in parola. E quando aggiunge “ il mio carattere è un problema enorme” bisogna tenere presente che non stiamo parlando di una cosa scollegabile dalla persona, ma di ciò da cui derivano i suoi comportamenti verso gli “altri” che ne prendono atto e re-agiscono di conseguenza. La fiducia o sfiducia che ispirano i suoi gesti, il suo linguaggio e il suo modo di comunicare è decisiva, ed è esattamente questo elemento che ha fatto perdere a Renzi un referendum costituzionale considerato vinto in partenza, trasmesso e percepito come una battaglia personale, quasi a prescindere dai contenuti. Odio nei suoi confronti, come ha sostenuto il brillante psicanalista Massimo Recalcati attraverso una schematica “analisi” psicopolitica (la Repubblica del 17 luglio)? A me sembra francamente una pericolosa esagerazione che serve solo a sviare l’attenzione dai problemi reali, rispetto ai quali -a parere dell’ex Presidente del Consiglio e di non pochi suoi sostenitori- ci sarebbero solo i feroci conservatori che si oppongono al cambiamento e quelli che invece hanno capito come va il mondo e si battono per realizzarlo.

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Le regole si possono cambiare ma servono, sia in Italia che in Europa

Chi attribuisce al neoliberismo asociale e alla mala gestio finanziaria buona parte dei problemi esistenti sa quanto sia importante darsi delle buone regole e farle rispettare. Non è concepibile un mondo senza organismi sovranazionali, senza regole e strumenti adeguati. L’Italia purtroppo è un Paese riluttante alle regole. Gli incendi dolosi e la confusa situazione politica dimostrano quanto siamo “bravi” a farci del male. La legge elettorale che non viene ancora fuori e il non voler dichiarare con quali obiettivi e con chi si intende governare, sono segnali evidenti di una situazione che non può non preoccupare. Siamo dentro una campagna elettorale permanente, fondata su un batti e ribatti che non permette di ragionare e di confrontarsi su dati e proposte praticabili per affrontare i complessi problemi con i quali, in ogni caso, saremo costretti a fare i “conti”.

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C’è chi affronta i problemi e chi li crea e strumentalizza…

C’è da chiedersi perché solo ora la tortura -cioè un comportamento che purtroppo distingue in peggio l’essere umano dagli animali- è reato anche nel nostro Paese, e quali sono le ragioni che spingono talune forze politiche ad opporsi a leggi di umana civiltà come quella appena approvata dal parlamento italiano che lo ha introdotto. O come la legge sulla cittadinanza ai figli di immigrati nati, integrati e cresciuti nelle nostre scuole, nei campi sportivi e nei quartieri come i nostri figli e nipoti, sconsideratamente ridotta a motivo di campagna elettorale nel calderone unico e potenzialmente esplosivo di immigrati, sbarchi e “invasione”. Il motivo è semplice e rientra nella sfera della (cattiva e irresponsabile) politica. Anche nel tempo della globalizzazione e della robotica, che può cambiare in meglio o in peggio le nostre vite -a seconda dell’utilizzo pubblico e/o privato che prevalentemente se ne farà-, la vecchia discriminante tra diritti civili e progresso sociale come motore di sviluppo, e le politiche di conservazione e accentuazione degli squilibri, dalle quali discendono gravi disuguaglianze, è più viva che mai. 

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Cause ed effetti della scarsa partecipazione

Si possono avere opinioni diverse sulla partecipazione e sulle cause dell’astensionismo che nelle ultime elezioni amministrative del 25 giugno è stato “maggioritario” con un allarmante 54% che parla da solo. Ma è largamente condivisa la convinzione che il disimpegno/disinteresse per la cosa pubblica incida negativamente sulla qualità della nostra democrazia. Si può anche dire, senza rischiare di sbagliare, che l’astensionismo è favorito dalla confusa frammentazione dello scenario politico italiano e dallo spettacolo che offrono i principali politici italiani, più aspiranti capi che autentici leader. Questi indicano obiettivi, generando partecipazione e slancio civile, quelli fanno leva sulla propria convenienza, promuovono la loro immagine, comunicano per sollecitare clic e like che non rafforzano l'etica della responsabilità di cui c'è bisogno, soprattutto nei momenti e nelle situazioni difficili.

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