Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

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Disorientamento che produce danni

Il governo continua a proclamare la fine dell’austerità e l’inizio di una politica economica espansiva senza alcun rapporto con la realtà, ma in economia e finanza fanno testo i numeri che, come i fatti, contano più delle opinioni. In uno dei suoi periodici rapporti sulla stabilità finanziaria, Bankitalia ha certificato il danno per le famiglie italiane in termini di maggiori interessi sui mutui, derivante dall’aumento dello spread. Il quale colpisce il Paese nel suo complesso e fa ri-diventare l’Italia un problema da cui difendersi, come dimostra il suo pericoloso isolamento in Europa. Da cui difendersi per la semplice ragione che la finanza è strutturalmente e ineluttabilmente sovranazionale e nessun altro Paese è disposto a pagare con noi. Ne consegue che “prima gli italiani” non sta in piedi da nessun punto di vista e, alla prova dei fatti, le confuse manovre dei partiti di governo stanno producendo l’opposto di quanto pomposamente annunciato, ovvero: confusione e incertezza, in luogo di fiducia e chiarezza. Anche gli imprenditori e i dirigenti delle grandi imprese -che dettano le condizioni alle piccole e condizionano le associazioni imprenditoriali di categoria, a mio parere hanno la loro parte di responsabilità rispetto alla condizione presente del Paese.

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Perché aprire o chiudere i negozi la Domenica?

Aprire o chiudere i negozi la domenica e nei giorni festivi è sempre stato un problema. Da un lato i favorevoli e gli interessati, dall’altro i contrari e i penalizzati, dall’altro ancora quanti si preoccupano delle conseguenze che l’una o l’altra soluzione producono, sia dal punto di vista economico, che sociale e culturale. Dire negozio e dire commercio è la stessa cosa, eppure la liberalizzazione totale delle aperture e degli orari commerciali si è potuta realizzare con una legge nazionale grazie a un approccio giuridico imperniato sulla “tutela e promozione della concorrenza”. Per volontà dell’allora Presidente del consiglio Mario Monti che, nel novero delle misure emergenziali del suo governo, decretò, nel salva-Italia del 4 dicembre 2011, che “le attività commerciali sono svolte senza il limite del rispetto dell’obbligo della chiusura domenicale e festiva”. Ha prodotto il risultato sperato? Per noi è sbagliato affidare al mitico mercato il compito di trovare l’equilibrio, escludendo i soggetti interessati, lavoratrici e lavoratori  compresi. E siamo pure convinti che, dopo 7 anni di totale “libertà d’impresa” non finalizzata all’utilità sociale, come sarebbe invece previsto dall’art. 41 della Costituzione, non sarà facile porre rimedio.

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Priorità sociali e interessi politici divergenti

Se pensiamo ai nostri figli e nipoti e alle future generazioni, non possiamo non essere fortemente preoccupati rispetto a due assi portanti della vita delle persone: l’ambiente e il lavoro. La sicurezza personale e sociale senza lavoro sufficiente e adeguatamente retribuito è inconcepibile. Così come è importante la cura dell’ambiente in cui viviamo, sia a livello micro che macro, come dimostrano i cambiamenti climatici e i disastri derivanti dagli abusi edilizi e dall’incuria del territorio che meriterebbero risposte diverse dai condoni e dalle sanatorie clientelari. È in relazione a questi obiettivi di fondo che si misurano i governi e le loro “manovre finanziarie”. Le quali, in ultima analisi, si qualificano non solo per il quanto si spende, ma ancor di più il come si spende. Se è vero -come è certo- che l’Italia abbia sia il problema della scarsa crescita che quello della iniqua distribuzione della ricchezza, ne consegue il bisogno di scelte politiche mirate alla cura di ambedue i fattori dello squilibrio economico e sociale di cui soffre. Si può dire che la legge di bilancio 2019, “costruita” dal Governo, risponda alla promozione di sviluppo riequilibrante di cui ha bisogno il Paese?

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La fabbrica dell’odio e del rancore produce solo guasti

Tutto ci si può aspettare da questo governo tranne il linguaggio di verità che sarebbe necessario per mettere i soggetti politici e i corpi intermedi del nostro Paese di fronte alle proprie responsabilità. Ed è tristemente evidente che il partito che ha stravinto le elezioni ha perso fin da subito peso e credibilità a favore di una destra aggressiva e regressiva che, con un tipo di cambiamento riconducibile a una più equa distribuzione della ricchezza, non c’entra niente. Una destra liberista in economia e demagoga sulle tasse, culturalmente chiusa e per certi aspetti reazionaria, che ha “sminuito” a proprio vantaggio il ruolo politico del M5S, il quale non era e non è in grado di promuovere assieme alla Lega il cambiamento di cui il Paese ha bisogno. Anzi, con l’illusione opportunistica di non essere “nè di destra nè di sinistra” si è ridotto a fare il portatore d’acqua di un neo leghismo più nero che verde, che al posto dell’ormai consumata “Roma ladrona” ha messo l’Europa, contro la quale conduce in malo modo la sua incessante campagna elettorale. Sempre nemici, sempre rancore, sempre odio contro qualcuno.