Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

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L’umanità al potere

È bastato meno di un anno per dimostrare che un governo scaturito dalla smania di occupare il potere non è in grado di proporre e di fare nulla di preciso.
Ogni cosa di rilevante importanza diventa oggetto di contenzioso interno, che blocca lo sviluppo economico e nel contempo avvelena la vita del Paese, come i dati dimostrano, soprattutto sul versante del lavoro.
Non si crea nuova occupazione e si deteriora quella esistente, per effetto di un laissez-faire troppo diffuso anche al Nord che, in particolare, colpisce le donne e i giovani, come certificato ancora una volta dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse), con dati allarmanti pubblicati proprio il giorno della Liberazione.
A conferma di un irrisolto “problema lavoro”, rispetto al quale potrà parlare di cambiamento -dal punto di vista democratico e della coesione sociale- solo chi sarà in grado di generare occupazione tramite investimenti netti e mirati, correzioni normative calibrate e rafforzamento della legalità all’interno dei luoghi di lavoro. Dove troppi imprenditori si comportano da padroni di vecchio stampo, mediante la sistematica violazione delle norme di legge e dei contratti di lavoro.

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25 Aprile: né indifferenti, né equidistanti

Sono passati 74 anni dalla Liberazione dell’Italia dal regime fascista e dall’occupazione nazista, ma il tempo non attenua l’importanza della sua celebrazione, tutt’altro che rituale.
Il fatto che tanti giovani scoprano l’importanza dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e partecipino ai viaggi della memoria promossi da CGIL CISL UIL, aiuta a capire quanto sia importante custodire, rendere viva e feconda la lezione derivante dalla tragedia generata dal fascismo e dal nazismo.
Regimi dittatoriali violenti che purtroppo si affermarono anche grazie al favore di una parte consistente del popolo italiano e tedesco e all’indifferenza di un’altra parte altrettanto consistente, oltre che all’irresponsabilità di chi li finanziò e li lasciò fare quando era possibile stopparli.
Riflessione che ci riporta al presente e ai movimenti basati su reazioni emotive e irrazionali che, da sempre, costituiscono la premessa delle degenerazioni politiche che spianano la strada ai personaggi più spregiudicati e “malati” di protagonismo.

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Europa

L’Europa c’è.
C’è e ci sarà. Non perché conviene a pochi privilegiati ed ai cosiddetti euroburocrati, ma perché la stragrande maggioranza dei cittadini si rende conto che sarebbe peggio lasciarla o distruggerla.
Molto meglio lavorarci dentro per cambiarla, rendendola più democratica e sociale e facendo scaturire miglioramenti per il lavoro, per il welfare, per la sicurezza e l’ambiente, più sicura e prospera, come mai potrebbe esserlo attraverso l’autarchia proposta dai nazionalisti che oggi si definiscono sovranisti.
Lo dimostra, ad abundantiam, il disorientamento, se non il pentimento, della maggioranza dei cittadini del Regno Unito che sentono la brexit come un problema piuttosto che come soluzione di quelli supposti o reali.
Ormai mancano poche settimane alle elezioni, è il momento in cui tutti devono assumersi le proprie responsabilità.
Il futuro non è figlio di nessuno, bensì del nostro spingere la storia verso una direzione o l’altra: più umanesimo o chiusura autoritaria, più diritti e uguaglianza o muri e discriminazioni, più tolleranza o intolleranza, più propensione alla sintesi che tiene insieme o malintesa concezione di un’autonomia che non ha più senso da molteplici punti di vista.

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Brexit? Da soluzione a problema: un classico del populismo

La storia insegna che per rompere e dividere non servono grandi idee.
Basta inventarsi dei nemici e andare contro a testa bassa, come fanno i demagoghi e i sovranisti reazionari nei confronti dell’Europa.
Come hanno fatto i responsabili di una brexit tanto assurda quanto impraticabile nei termini e nei tempi previsti da quelli che si sono battuti per ottenerla.
È ancora presto per tirare le somme, ma finora emerge chiaramente che si è creato e non risolto un problema.
Certo che l’esito di un voto regolare va rispettato. Ma in questa paradossale vicenda politica hanno pesato fattori e comportamenti che devono servire da lezione non solo ai cittadini del Regno Unito, ma anche ai cittadini europei che tra il 23 ed il 26 maggio di quest’anno andranno a votare per rinnovare il Parlamento e ancora oggi non sanno se l’Inghilterra ne farà parte oppure no, con tutto ciò che ne consegue.
Benchè sia inutile piangere sul latte versato e sia verosimile che se oggi si rivotasse vincerebbe il remain nell’Unione europea, il problema adesso va oltre il restare o uscire dalla Ue.
Si chiama Regno Unito ma oggi è più disunito che mai e, anzi, rischia di uscirne mutilato per effetto della stessa logica referendaria che gli scozzesi sono pronti ad utilizzare per rimanere nell’Unione europea, come desidera la maggioranza dei suoi cittadini.