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Contro l’Europa significa contro l’Italia

In un sistema parlamentare basato su una Costituzione che delimita e bilancia i poteri di tutte le istituzioni, Governo compreso, non è possibile, anzi è vietato governare al di fuori delle leggi nazionali e sovranazionali. È quello di cui non sta tenendo conto il governo in carica, il quale tenta di dimostrare di risolvere i problemi come non sono stati capaci di fare “quelli di prima”. Fosse vero, tanto di cappello. Ben venga un governo che non piace ma fa cose buone per migliorare la vita dei cittadini italiani, che dovrebbe venire prima degli interessi particolari dei partiti. Ma ormai è chiaro che si sta giocando una partita per cambiare gli equilibri politici in Italia e in Europa a favore di una destra reazionaria che nega anche la storia. Il bersaglio grosso è rappresentato dalle elezioni europee in programma nel prossimo mese di maggio, rispetto alle quali tutte le occasioni sono buone per farsi propaganda al fine di convincere i cittadini italiani che in Europa serve una alleanza politica simile a quella che al momento “governa” l’Italia.

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Invece del silenzio e del rispetto

Se ogni occasione è buona per fare e farsi propaganda speculando sui problemi, quanto meno un disastro come quello di Genova, con decine di morti, numerosi feriti e centinaia di sfollati, dovrebbe costituire una eccezione, ma purtroppo così non è stato. Chi governa dovrebbe assicurare che tutto sia fatto per accertare le responsabilità, non intimidire e accusare in blocco “quelli di prima” per dimostrare che “la musica è cambiata”. I ponti sono progettati per non crollare mai, sia per tecniche di progettazione adeguate a ogni singola opera ingegneristica, sia per i materiali usati, sia per il monitoraggio costante e la manutenzione adeguata che nell’insieme garantiscono il transito in sicurezza delle persone e dei mezzi. Se un ponte crolla c’è sicuramente una causa, ma non è detto che siano chiare e chiaramente accertabili le responsabilità.

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Congelare il risanamento delle periferie rivela una strategia

Ha ragione chi sostiene che se vuoi conoscere veramente una città devi andare nelle sue periferie, nei “luoghi” in cui la vita è più autentica di quel che appare nei centri storici, nelle vie del lusso e nelle moderne cattedrali del consumo. Nei quartieri più problematici, dove vivono le persone più fragili, si misura la presenza o l’assenza dello Stato, dei servici sociali, della cura e della pulizia del territorio, con tutto ciò che ne consegue in termini di integrazione e convivenza, di sicurezza e legalità, di civismo o del suo contrario. L’Italia ha i centri storici più belli del mondo, ma dal punto di vista sociale e urbanistico incuba da troppo tempo, nei quartieri più problematici, un malessere aggiuntivo alla povertà derivante dalla disoccupazione, dalla sottoccupazione e dai salari miseri. È il malessere derivante dall’abitare in luoghi trascurati, dove, con interventi mirati e neanche molto costosi, è possibile migliorare concretamente la qualità della vita dei cittadini e di quelli più deboli in particolare. Come mai, allora, il governo ha bloccato i finanziamenti già approvati per il risanamento di importanti pezzi d’Italia, dal nord al sud, corrispondenti a 96 comuni italiani?

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Pericolosa incultura di governo

Indipendentemente dai sondaggi, favorevoli o meno, alle forze politiche di governo e, in particolare, a quella che sposa le posizioni più estreme, cresce nel Paese la consapevolezza dei pericoli che incombono sulla nostra democrazia. Passo dopo passo, proposta dopo proposta, ormai è chiaro che si punta a smantellare tutto ciò che ha dato e continua a dare significato concreto alla democrazia nel nostro Paese, incompiuta e imperfetta finchè si vuole, logora e incapace, finora, di generare lo sviluppo sostenibile di cui c’è bisogno per sanare le profonde piaghe sociali che ci affliggono da troppo tempo, ma pur sempre infinitamente migliore dei regimi autoritari e intimamente corrotti che infestano il mondo. La nostra democrazia reale, imperfetta e incompiuta, non è tuttavia un sistema di conteggio solo per decidere chi comanda, bensì un insieme di valori e principi che regolano la vita pubblica, dal quale sono scaturite le conquiste concrete di cui godono i cittadini italiani e dal quale è possibile attingere gli strumenti di resistenza e difesa propositiva dagli attacchi di chi vuole rimettere in discussione il meglio della nostra storia e delle nostre conquiste, sia in campo civile che sociale.