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Mettersi nei panni degli altri: questa è la “nostra” civiltà.

Nel suo quotidiano appuntamento con IL CAFFÈ, Massimo Gramellini ha scritto sul Corriere Della Sera del 15 agosto che “nulla è più faticoso del mettersi nei panni di qualcun altro”. Ha voluto rammentare a tutti quanto sia importante immedesimarsi nei problemi degli altri, soprattutto delle persone e delle famiglie che rischiano di scivolare o sono già nella vasta area dell’emarginazione e dell’esclusione sociale. Cos’è in definitiva la nostra civiltà e lo sviluppo socialmente sostenibile che il Sindacato rivendica, se non mettersi nei panni di chi viene brutalmente selezionato e, come dice Papa Francesco, scartato? Cosa significa dare voce e rappresentanza a chi non ne ha se non assumere come guida i valori laici, civili e religiosi che i profeti del nulla vorrebbero annegare in un pragmatismo affidato agli umori del momento e della cosiddetta rete? Qui non si tratta di sentirsi buoni a tutti i costi, ma di avvertire il pericolo costituito dalla comunicazione incontrollata che prevale nella cosiddetta società liquida e che può capovolgere il rapporto tra il vero e il falso, come dimostrato anche recentemente con le Ong irresponsabilmente etichettate come “taxi del mare” e i volontari accusati di essere complici degli scafisti.

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Lavoro per tutti e lotta alla criminalità come motore di sviluppo

Più ci inoltriamo nel tempo dell’intelligenza artificiale e più ci rendiamo conto che il problema principale è quello di rimanere umani. C’è modo e modo però di essere umani, se è vero che le tragedie passate e presenti sono “opera” dell’uomo. Cosa c’è di umano nello “scaricare” a mare persone destinate ad affogare, o nel riconsegnare a spietati carcerieri i migranti che tentano di scappare proprio dalla miseria e dalla violenza? Troppi fatti di spietata crudeltà e di cinico calcolo politico segnalano la rottura di argini che consideravamo sicuri e invece confermano che ci stiamo ri-avvicinando a condizioni esplosive non dovute alla dimensione dei problemi ma al come vengono vissuti e affrontati. Lo stesso Ministro Minniti, che ha un compito non facile, fa risalire certe sue non facili decisioni allo sbarco di migliaia migranti tra il 28 e il 29 giugno e alle strumentalizzazioni che si stavano preparando per riportare la paura al centro della vita pubblica.

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Incentivare il lavoro umano, non il sistema che lo svalorizza

La dignità nazionale non ha prezzo, se oltretutto non è in contraddizione con le regole di convivenza dell’Unione che presuppongono il rispetto reciproco tra i Paesi che ne fanno parte. Venendo meno agli accordi presi su Fincantieri, la Francia di Macron (meglio in ogni caso della reazionaria Le Pen) dimostra di considerare l’Italia un Paese debole con il quale è possibile non trattare alla pari. Vedremo come andrà a finire, ma bisogna ammettere che stavolta il Governo italiano sta tenendo testa a quello francese, sia riguardo al capitolo Fincantieri, sia su altre questioni di rilevante importanza come quella delle telecomunicazioni nella quale non è ancora chiaro quale equilibrio scaturirà dall’intreccio tra la Telecom, Mediaset e il Gruppo Vivendi dello spregiudicato finanziere francese Bollorè che gareggia con il “nostro” Berlusconi in capacità di utilizzare la politica e le istituzioni per raggiungere obiettivi personali prima ancora che nazionali.

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Fare scelte razionali è diventata l’impresa più ardua

Il Prodotto Interno Lordo cresce più del previsto e questa è sicuramente una buona notizia. Una notizia che purtroppo non modifica la realtà complessiva del Paese, alle prese con problemi vecchi e nuovi tra i quali c’è l’irrisolta questione salariale, se è vero che “gli italiani guadagnano meno di 20 anni fa”, come certifica il Fondo Monetario Internazionale. Qualche domanda a tal proposito bisogna porsela, non per alimentare discussioni inutili ma per orientare meglio le politiche contrattuali e retributive schiacciate verso il basso da un certo modo di intendere la competitività, che promuove l’inseguimento verso chi paga meno i lavoratori e premia a dismisura i manager che meglio ci riescono. Cos’è il dumping sociale/contrattuale/associativo, che promuove la disdetta dei contratti migliori o nega il loro rinnovo, se non questo?

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