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A chi serve alzare la voce?

L’accordo sui migranti tra “tutti” i Paesi dell’Unione fa tirare un sospiro di sollievo a quanti temevano il peggio, ma questo non significa che siamo di fronte a una svolta  che permetta di governare davvero questo fenomeno epocale mediante una politica realmente europea. L’accordo prende atto del disaccordo sul criterio cruciale della distribuzione vincolante dei profughi che penalizza l’Italia, non solo su questo punto, limitandosi ad auspicare una condivisione su base volontaria che rende evidente il tentativo fallito del governo Italiano di imporre la sua linea. Una linea ambigua anche per la mai dichiarata contrarietà alle posizioni dei Paesi che rifiutano di europeizzare l’accoglienza attraverso il criterio oggettivo  delle quote. La tanto attesa riformulazione del trattato di Dublino è tornata “in alto mare”, dove, nelle ultime ore, sono morte altre 100 persone, di cui 3 bambini. Persone che nessuno vuole, anche perché ce ne sono altre, che non dicono “la vita prima di tutto”, anzi, alzano la voce e ci costruiscono sopra la loro inquietante fortuna politica.

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Una brutta piega

L’Italia rischia di sbandare per mano di un non governo incapace di decidere e di attuare il cambiamento promesso. L'emergere di queste prime titubanze non è di per sè negativo, anzi è un primo, sia pur confuso, ridimensionamento delle promesse fatte. Ma è tutt’altro che un ravvedimento operoso. Ci fossero soldi disponibili e libertà di spendere aumentando il deficit e il debito, si capisce che lo farebbero, mentre con i mercati all’erta e qualche ministro più “educato”, l’impresa di applicare il contratto di governo è più ardua. Perciò il governo prende tempo su tutto, ma intanto asseconda la linea dura su migranti, minoranze e non assimilati che, oltre ad essere antistorica, è anche contraddittoria e controproducente nel momento in cui si tenta di mettere il nostro Paese a disposizione di una internazionale reazionaria e regressiva che sta minacciando la democrazia e la convivenza. Se l’Italia vuole la riforma del trattato di Dublino, per realizzare la distribuzione dei migranti che hanno diritto di rimanere in Europa in tutti i Paesi che ne fanno parte, lo deve dire chiaramente con la voce del Presidente del Consiglio e di chi la rappresenta per quello che è, non per quello che la si vuole far diventare.

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Quali italiani vengono prima di altri italiani?

L’Italia ha bisogno di essere governata e non spartita in zone di influenza che rischiano di aggravare i suoi squilibri anziché superarli gradualmente attraverso una politica di sviluppo coerente con questo obiettivo. È l’unico motivo che possa giustificare una deroga ai vincoli finanziari imposti dal nostro debito pubblico, il cui abbattimento è nell’interesse di tutti, ma soprattutto dei cittadini che, in un modo o nell’altro, lo pagano, sia in termini di interessi passivi, sia in termini di ridotti investimenti pubblici e servizi sociali. Quando un ministro ripete propagandisticamente che “prima vengono gli italiani”, si dovrebbe ricordare che c’è una bella differenza tra la maggioranza assoluta degli italiani che pagano 2 volte il debito pubblico e una minoranza, banche comprese, che sul debito pubblico e sui debiti privati accumula ricchezze che si tramutano in dividendi per pochi. Questo a grandi linee, in quanto è chiaro che occorre tutelare il risparmio di tutti, come ancora una volta prevede la nostra Costituzione, anche per favorire l’acquisto della casa in cui si vive e lo sviluppo generale del Paese.

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Risolveranno o creeranno problemi?

Come Sindacato dobbiamo andare oltre la scontata speranza che il governo faccia qualcosa di buono, a prescindere dalle nostre opinioni personali. Andare oltre, significa valutare razionalmente programmi, fatti e comportamenti che incidono sulla vita delle persone. È da questo realistico punto di vista che, dopo i primi discorsi programmatici del Presidente del Consiglio e le prime “uscite” dei suoi due vice, è impossibile non prendere atto che siamo di fronte a un governo pericoloso. Pericoloso per la dichiarata vicinanza a personaggi e governi lontani dalla nostra cultura dei diritti e dai nostri interessi concreti. Pericoloso perché il cumulo di costose e discutibili promesse tende ad aggravare pericolosamente i nostri problemi finanziari. Chi ha buona memoria sa che “l’Unione Europea è la più grande conquista dell’umanità dai tempi dell’impero romano in poi”. Per chi si trova al governo invece è diventata la causa principale dei nostri problemi.