giovanni foto 200 2019 trasp

Con l’Italia, in e con l’Europa democratica

La democrazia è consustanziale all’interesse dei lavoratori.
Alla libertà politica e sindacale senza la quale, come vediamo nei paesi dove è più debole o inesistente, i diritti dei lavoratori e dei cittadini sono sistematicamente calpestati.
Ricordiamocelo sempre. Sempre.
Perché ne parliamo adesso?
Perché dall’Europa giungono notizie preoccupanti ed è nostro interesse seguirne con partecipazione gli sviluppi.
Non solo quelli relativi ai soldi del recovery fund, che ci interessa prendere e utilizzare bene.
Le ultime prese di posizione da parte della Polonia, in particolare, e di altri 11 Paesi governati dalla destra -che chiedono tanto filo spinato finanziato dalla Ue per scopi inconciliabili con i suoi valori costitutivi-,fanno ritenere che siamo al momento del dunque.
Tradotto in termini pratici significa "o dentro, o fuori" e non "dentro e fuori" nel contempo: dentro, per i vantaggi e gli aiuti; fuori, per non rispettare vincoli, principi e valori sottoscritti nei trattati.
Potremmo definirla eversione politico istituzionale.
Una minaccia per l’intera Unione, per la democrazia e la libertà di tutti.
Noi compresi, che in casa abbiamo i “loro” alleati: politici che aspirano a fare le stesse cose.
Cose nel senso di leggi apertamente illiberali, cioè incompatibili con la nostra civiltà, cioè con i valori e i         diritti di cui vive e si alimenta. 
Questo non significa trascurare i problemi della pandemia e quelli ad essa connessi, tutt’altro.
I problemi sono quelli che sono e vanno affrontati tutti, anche perché interdipendenti gli uni dagli altri.

Ci sono traditori dei diritti delle persone, che si definiscono patrioti, ma traditori di quei diritti rimangono.
I governanti polacchi e ungheresi che vogliono stare in Europa per lucrare vantaggi senza rispettare le regole della casa comune – regole che corrispondono ai valori che hanno rifondato l’Europa della pace e della convivenza, della libertà e della democrazia-, sono tra questi.
Secondo il Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, siamo di fronte a un degrado morale senza precedenti all’interno della moderna Unione Europea che richiede una risposta ferma da parte dei Paesi fondatori, se si vogliono evitare conseguenze disastrose.
Siamo nuovamente di fronte a un passaggio decisivo di quelli che fanno andare avanti o costringono a tornare indietro.
È il momento di dire e ribadire da che parte stare.
Se stare con l’Italia, i suoi valori e la sua Costituzione, con i diritti dei cittadini e dei lavoratori che questa prevede e prescrive; oppure con “governi stranieri” e reazionari, come quello polacco che “ordina” alla “sua” Corte suprema di esentarlo dal rispettare il superiore diritto europeo condiviso e sottoscritto della stessa Polonia.
Questo è stato concepito a presidio della libertà dei popoli e di ogni singola persona, non certo per il suo contrario.
Dobbiamo sentirlo sulla nostra pelle questo problema, guai a sottovalutarlo come lontano da noi, anche perché i falsi patrioti li abbiamo in casa: fratelli neri in affari, fascisti convinti e politici a loro simili che all’Italia e agli italiani possono fare e fanno ancora del male, dopo quello tragico, di un passato che non passa mai ed è diventato memoria.
Che altro dimostra ancora una volta l’inchiesta di Fanpage sulla Lobby nera, il cui materiale è stato consegnato alla magistratura perché possa valutarne i profili penali?
Quelli politici sono chiari e vedono protagonista il deputato europeo Carlo Fidanza, di cui i cittadini italiani leali con sè stessi  si devono vergognare, piuttosto che sentire fratelli.
Non siamo filo governativi e non lo saremo mai, nei confronti di nessun governo, ma siamo in grado di distinguere e di assumerci le nostre responsabilità in tutte le situazioni date.
Certo è che con una simile opposizione e con la Lega che tiene il piede in due scarpe, il buon governo della pandemia, nonostante la rissosità e il rompicapo del Green pass, è quasi un miracolo. Altro che storie.
Se l’Italia è tornata ad essere tutta “bianca” vuol dire che le cose vanno meglio.
E se chi ne ha titolo e competenza afferma che “grazie ai vaccini vediamo la fine della pandemia”, vuol dire che, nonostante i quasi 3 milioni di connazionali over 50 senza neanche la prima dose, l’agognata immunità di comunità, è vicina.
Per un Paese che soffre di contrapposizione permanente e urlata, è davvero un ottimo risultato.
Raggiunto, a onor del vero, grazie al massiccio apporto delle istituzioni scientifiche e sanitarie che in qualche modo hanno orientato, aiutato e supportato i decisori politici ad adottare misure imperfette ma molto concrete.
Misure che, allo stato, risultano decisive.
Ragione di più, adesso, per occuparci con determinazione dei problemi dei lavoratori ed in particolare delle tante persone che faticano ad andare avanti, che rischiano di perdere il posto di lavoro, o di non trovarlo/ritrovarlo per lungo tempo, talvolta perdendo perfino la speranza.
Qualcuno, che sventola la bandiera del sovranismo e della demagogia ingannevole, deve spiegare perché appena c’è sentore di qualche modesto aumento di tasse solo nei confronti dei ricchi, come nel caso della tassa di successione per i patrimoni superiori ai 5 milioni di euro, i politici di una certa parte insorgono e alzano polveroni.
Quando in realtà, i lavoratori e le persone più bisognose, i giovani in particolare, avrebbero solo da guadagnare da una misura del genere, peraltro di equa redistribuzione della ricchezza, presente nei più moderni e avanzati Paesi del mondo.
Tassare “equamente” i ricchi nostrani e le grandi multinazionali è segno di salute democratica e noi siamo per il rafforzamento della democrazia e per la coesione sociale.
Sempre.
E anche per questo salutiamo con favore la tassazione minima al 15% a carico delle multinazionali, condivisa da 136 nazioni.
Quanta fatica fatica per fare una cosa di buon senso... riflettiamoci.

G.G.