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L'alto profilo del governo Draghi

Non c’è cosa peggiore che perdere la fiducia nel futuro e temere di non farcela.
Questo è il rischio di fronte al quale si trovano milioni di famiglie italiane che spendono, consumano e si curano meno per mancanza di reddito sufficiente.
Una condizione che deriva soprattutto dal poco e mal distribuito lavoro, che a sua volta deriva da problemi e squilibri di sistema preesistenti, maggiorati e resi ancor più evidenti dalla pandemia.
Generare fiducia, alimentare speranza e prospettare una ripresa a breve, ricca di investimenti e di lavoro dignitoso non è semplice, ma è quello che deve fare, ciascuna Istituzione e Organizzazione, pubblica o privata, per quello che può.
Il compito/ruolo principale, però, di predisporre le condizioni immediate per uno sviluppo duraturo centrato sul lavoro, spetta al governo.
Lo sta facendo?
Il Paese è di fronte e sta vivendo un paradosso: ha un governo che ha bisogno di essere governato.
Il governo di alto profilo che il Presidente della Repubblica Mattarella ha chiesto a Draghi il giorno in cui lo ha incaricato non può essere riferibile solo al curriculum e al prestigio dell’ex Presidente della Banca centrale europea.
O si desume dagli atti di governo, oppure non esiste.
O si tramuta in metodi e decisioni di livello pari alle attese dichiarate, oppure ci si ritrova nella solita palude tanto cara a chi non vuole cambiare niente.

Va bene non urlare e non andare dietro alle sparate quotidiane di certi politici interessati solo a fomentare il malcontento, ma non so quanto sia utile lasciare senza risposta la demenziale affermazione secondo la quale “il mese di aprile in rosso è sequestro di persona”.
A tutto c’è un limite, di fronte a una situazione difficile che ci costringe a lottare ancora per sconfiggere la pandemia, bisogna mettere da parte la timidezza e dire chiaramente che a danneggiare l’Italia e gli italiani più fragili sono proprio coloro che ne ritardano la fuoruscita, favorendo nuove ondate di contagio attraverso un “aperturismo” scollegato dai dati reali del contagio.
Dati, non opinioni.
Una volta tanto ci troviamo di fronte a dati oggettivi che, messi in relazione alla salute dei cittadini e alla sicurezza del Paese, impongono l’adozione di misure adeguate.
Perché tante inutili e dannose polemiche, nel momento in cui lo sforzo finale ci fa intravedere un’estate quasi riconquistata alla “normalità” e all’auspicato avvio di una forte ripresa economica?
Pasqua e pasquetta, la primavera, le scampagnate, la vita all’aria aperta, i locali pieni di vita e famiglie serene, per il momento ci sono negate. Per capriccio o insipienza di qualcuno?
Io francamente penso il contrario, al netto di errori e limiti che, di fronte a una pandemia così insidiosa, sono inevitabili.
La vita piena è da riconquistare e la stiamo faticosamente riconquistando, è quindi da irresponsabili affermare che “dopo un anno siamo al punto di partenza”, come dichiara chi spera di raccattare un po’ di voti fomentando il malcontento.
Come da riconquistare, risanare e ricostruire è lo sviluppo economico dal quale in larga parte dipende la coesione sociale.
Se oggi siamo ancora alle prese con le restrizioni derivanti dalle zone rosse e arancioni, ciò lo si deve solo ed esclusivamente alla Pandemia e al dovere di combatterla con determinazione.
Al dovere di limitare i danni e soprattutto il numero dei morti che, fino a prova contraria (dati alla mano, non opinioni a ruota libera), è proporzionale a quello dei contagi e dei ricoveri in terapia intensiva, a loro volta derivanti dai fattori ormai noti alla scienza e all’opinione pubblica più attenta.
Purtroppo bisogna constatare che il sentimento di unità nazionale non c’è stato e non c’è neanche con il governo Draghi: questo è il nostro principale problema.
Non abbiamo il senso del limite, non sappiamo accantonare interessi di parte nei momenti in cui è chiaramente prevalente l’interesse generale del Paese, da non confondere con il generico ritorno a una normalità colma di iniquità e ingiustizie che nulla hanno a che vedere con la coesione sociale di cui c’è bisogno.
La quale a sua volta è inimmaginabile senza il lavoro, il benessere psicofisico e la dignità che trasmette alle persone, nella misura in cui non viene svalorizzato come lo è stato negli ultimi decenni.
Se il governo Draghi è di alto profilo o no lo si vedrà dal come saprà utilizzare gli investimenti e creare lavoro, dal come saprà fare sintesi equilibrata oppure no, nel dialogo/confronto con i corpi intermedi e le parti sociali.
Le campane da ascoltare sono almeno due e finché si ascolta con particolare interesse solo quella che non ha saputo generare altro che precarietà e insensate disuguaglianza, di alto profilo ci sarà ben poco.
Vedremo presto.
Adesso è importante concentrarci nello sforzo decisivo della lotta alla pandemia. In ogni caso ci sarà da lottare.
Ormai è chiaro che un certo modo di fare e di concepire la politica contribuisce più a creare e a cavalcare i problemi, che a risolverli.
Buona Pasqua a tutti, nonostante tutto.

G.G.


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