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Presente e futuro in cerca di sintesi virtuosa

Dove sono gli statisti che non pensano alle prossime elezioni ma alle prossime generazioni?
Che si spendono per aprire la strada a un futuro diverso?
Uno, in posizione strategica, per fortuna c’è.
È il Presidente della Repubblica Mattarella, che fa quel che può, non può fare ciò che compete ad altri e altre istituzioni: Governo, Parlamento, Regioni, Città metropolitane, Enti locali.
Si muove nel rispetto e a tutela della nostra preziosa Costituzione.
C’è solo da immaginare cosa succederebbe in Italia se al suo posto ci fosse una persona proveniente dalla stessa famiglia politico culturale di Antonino Spirlì, presidente provvisorio della Calabria dopo la morte prematura della Presidente eletta Jole Santelli.
Politici senza cultura politica adeguata che fanno il paio con quelli del nord che usano la politica e le istituzioni per promuovere affari, che si dichiarano sovranisti ma svendono la dignità e la sovranità nazionale.
L’Italia paga anni e anni di dissennata demagogia e antipolitica che hanno invaso anche le istituzioni, e oggi se ne vedono i risultati.
Il più evidente dei quali è una classe politica piena di “dilettanti allo sbaraglio” che alzano la voce e mettono veti.
Il colpo di fortuna derivante dal colpo di sole di Salvini che ha permesso a Conte di rinascere a nuova vita, e al Paese di respirare, ha prodotto indubbiamente dei risultati ma non ha ancora generato la svolta di cui l’Italia ha bisogno.
È vero che i nostri problemi storici vengono da lontano e non si possono risolvere in quattro e quattr’otto; ma il contesto politico istituzionale, italiano ed europeo, economico e sociale, è tale non solo da richiedere scelte coraggiose ma di esigerle.

Qualcuno pensa di poter governare la convivenza ancora lunga e problematica con il Covid, la vaccinazione di massa e la ripresa/rinascita economica, con l’ordinaria amministrazione e i vecchi metodi del dire e non dire, fare e non fare e rinviare?
L’Italia è già in ritardo sostanziale rispetto ai progetti di investimento collegati alle risorse finanziarie previste ma non automatiche del Recovery Found.
La tempestività, oggi, è parte importante del problema o della soluzione.
Chi non interagisce tempestivamente con gli eventi, le situazioni e i problemi, viene tagliato fuori. La Pandemia lo fa capire meglio, ma vale sempre.
Così come sempre c’è bisogno di collaborazione leale a tutti i livelli, soprattutto di fronte alle catastrofi non attribuibili agli avversari (per qualcuno nemici) politici.
Ognuno deve fare la sua parte, il governo deve fare la sua, non può fare anche quella dell’opposizione.
Cosa significa privilegiare il “solito gioco politico” invece della collaborazione per contrastare con tutte le nostre forze il virus e metterci nella condizione di avviare prima possibile la ripresa con risanamento e riconversione dell’economia?
Come minimo significa che si paga un prezzo maggiore alla pandemia, che la ripresa sarà più lenta, incerta e problematica, che l’aggancio tra presente e futuro sarà più complicato. C’é chi pensa che lo stato di emergenza nel quale ancora ci troviamo giustifichi risposte solo immediate e di breve respiro, ma chi usa la testa capisce che la grave crisi si può tramutare in grande opportunità solo se la ripresa sarà in grado di proiettare nel futuro ciò che si fa nel presente.
Il botta e risposta di qualche giorno fa tra il nostro Segretario Generale Bombardieri e il Presidente Conte è indicativo di un malessere che mette in evidenza un vecchio modo di governare di cui cominciano a preoccuparsi le stesse istituzioni europee che hanno messo l’Italia in cima all’elenco dei Paesi da aiutare.
Tutti sappiamo che la crisi è straordinariamente complessa, ma proprio per questo serve il coraggio della verità e delle scelte conseguenti da orientare verso il futuro, nella prospettiva della Next Generation EU.
Un esempio virtuoso ascrivibile a questa ispirazione e a questo orientamento è il diritto a Internet, cioè alla connessione, e quindi all’’istruzione e alla formazione come progetto di massa che incrocia la contrattazione e il ruolo della bilateralità in coerenza e coincidenza con la digitalizzazione dell’economia che inciderà sull’organizzazione del lavoro e della società.
Il governo è quello che è, ci sono ministri inverosimili che non si sa bene cosa fanno oltre che leggere foglietti che altri scrivono, come l’assurdo ministro degli esteri che un destino benevolo ha tenuto alla larga da incarichi ancor più importanti e inverosimili di quelli che ha già ricoperto.
Un fenomeno che la dice tutta sui passi in avanti fatti nell’ultimo anno, ma anche su quelli che non riusciamo ancora a fare.
E che sono necessari, non facoltativi.
Barcamenarsi è cosa diversa dal governare e decidere.

G.G.


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