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Andrà tutto bene?

Nel pieno della prima ondata, la paura da un lato e lo straordinario impegno collettivo dall’altro ci spinsero a sostenere che “Andrà tutto bene”.
È cambiato qualcosa? Si, in peggio.
Nulla di irrimediabile, ma certamente di pericoloso, tipico di un vecchio modo di affrontare i problemi che riduce tutto a disputa, come se di mezzo non ci fosse il bene superiore della salute e il benessere economico e sociale presente e futuro del Paese.
Formule perfette non ne esistono, men che meno di fronte a un virus invisibile e inafferrabile che penetra nei nostri corpi con esito anche letale.
E nemmeno di fronte alla necessità ineludibile di tutelare due tipi di salute: quella delle persone e quella dell’economia.
È vero che i dati vanno letti e interpretati da chi ne ha competenza -non sarebbe male, per esempio, metterli sempre in relazione al numero di abitanti delle singole Regioni-, ma i morti e i ricoverati in terapia intensiva, in continuo aumento nelle ultime settimane, rappresentano un dato di fatto di immediata comprensione da parte di tutti.
L’allarme quindi è più che giustificato, le restrizioni normative mirate e l’autocontrollo personale sono funzionali alla tutela della Salute e della Sicurezza di tutti, nonché a non rimettere in ginocchio il Paese, il quale, viceversa, deve capire che il suo futuro è a rischio.
A rischio, evidentemente, se le risorse finanziarie vengono usate senza la necessaria lungimiranza.
Il futuro ancora non si intravede.

Non emerge la discontinuità relativa che lo alimenta coinvolgendo e aggregando le energie migliori del Paese, una vecchia Confindustria che vuole apparire nuova ripropone le solite ricette che generano squilibrio tra pubblico e privato, tra imprese e società, tra profitto e scopo condiviso, anziché responsabilità diffusa per un modello di sviluppo che integra e non esclude.
I soldi stanziati dall’Europa, quando arriveranno, sono destinati alle future generazioni, ma le impellenze del presente sono tante e tali da mettere a rischio la riconversione economica e il riequilibrio sociale di cui l’Italia ha bisogno.
Dobbiamo assolutamente evitare che ciò si verifichi, a partire dalla minacciosa contagiosità del Covid, conseguente, in buona misura, ai comportamenti poco rispettosi della necessaria prevenzione.
Se non c’è prevenzione, nel lavoro e nella vita di relazione, la Salute e la Sicurezza sono sempre a rischio.
Ci eravamo rilassati un po' troppo? Pare di sì.
Eppure avevamo detto che il Coronavirus doveva indurci a comprendere la necessità di correggere produzioni, consumi e stili di vita, ricostruendo una scala di priorità diversa da quella aresponsabile generata da un profitto privato scollegato da obiettivi sociali e civili condivisi.
Se abbiamo sciupato una parte dei sacrifici fatti soprattutto durante il lockdown, la responsabilità è anche “nostra”, ma in particolare di chi vede complotti e manovre dappertutto, dando un pessimo esempio nel “non uso” delle mascherine anche in occasione di manifestazioni pubbliche, opponendosi per “partito preso” a misure ragionevoli e di buonsenso.
In fondo vedere Salvini con la maschera di Trump è già una risposta.
La storia purtroppo ci regala personaggi tanto ridicoli quanto pericolosi che accedono a ruoli pubblici di grande responsabilità, pur non avendo i requisiti necessari ovvero cultura, competenze, esperienza e onestà intellettuale tale da rendere civile il confronto tra idee e programmi, sulla base di comuni valori di convivenza.
Il perché, fa parte della complessità e del malessere diffuso che questi personaggi accentuano anziché curare.
Come è stata fronteggiata la pandemia negli Stati uniti è sotto gli occhi di tutti e, d’altra parte, questa è la risposta che Trump ha ricevuta dalla brava giornalista, Savannh Guthrie, a una delle sue tante sparate: “Ma lei è il presidente, non lo zio pazzo di un tizio qualsiasi”.
L’Italia non ha bisogno di politici che si ispirano a simili personaggi e alle politiche antipopolari che adottano e che tentano di occultare tramite il populismo/sovranismo/nazionalismo che imbarca il Fascismo eterno di cui parlò e scrisse (La nave di Teseo) il compianto Umberto Eco.
Meglio, molto meglio i nostri modesti politici, che però, soprattutto quelli che stanno al governo, devono darsi una svegliata.
Per sconfiggere insieme la Pandemia e risanare l’Italia.

G.G.


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