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Che cos’è un posto di lavoro?

Spesso ci troviamo di fronte al problema delle “priorità”. Cosa è possibile o conviene fare prima, e cosa dopo.
Ma non sempre la realtà permette di governare in modo prevedibile.
Hai voglia di programmare di fronte a una crisi internazionale spaventosa, al centro delle quali ci sono le armi e i rapporti di forza nella versione più cruda e violenta. O di fronte a fatti e crisi di varia natura, impreviste e imprevedibili.
Programmare si può e si deve, ma sempre sulla base di una ispirazione.
Forse è questa l’”anima” di cui tanto si parla a proposito del governo cosiddetto giallo-rosso.
La si chiami come si vuole, ma chi governa deve far capire al Paese dove vuole andare. Da questo punto di vista non ci siamo (ancora).
Se da un lato è giusto riconoscere le difficoltà del passaggio dal precedente Governo al Conte 2, coincidente con l’approvazione di una difficile legge di bilancio con margini finanziari limitati; dall’altro si aspetta ancora il salto di qualità sul terreno della politica economica e sociale, con al centro il lavoro.
Lavoro nel senso pieno dei suoi molteplici significati.
O il Governo si dà questo respiro, senza nulla togliere ai problemi internazionali e alle questioni politiche dell’“alleanza” che lo ha fatto nascere, oppure saranno problemi seri.
Il Sindacato continuerà a lottare per sviluppare le prime misure fiscali adottate per valorizzare il potere d’acquisto delle retribuzioni medio basse dei lavoratori dipendenti.

Ma è del tutto evidente che servono investimenti cospicui per creare nuova occupazione, anche attraverso una ridefinizione formale e sostanziale della nozione posto di lavoro, che non può più essere quella attuale.
Che cos’è, oggi, un posto di lavoro?
Se ci limitiamo a leggere i numeri può sembrare che galleggiamo o addirittura miglioriamo di qualcosina i livelli occupazionali.
Se invece li analizziamo e ne comprendiamo le ricadute sociali, gli effetti sulle persone in carne e ossa, ci rendiamo conto che il mercato del lavoro italiano, negli ultimi anni, si è ulteriormente indebolito e squilibrato, anche per effetto di una generalizzata riduzione del monte ore che, tra l’altro, ha favorito a dismisura il part time involontario.
Il che significa che tante, troppe persone sono costrette a lavorare poco, guadagnare e vivere con poco.
Questo è solo un aspetto dei tanti che ricadono perlopiù sulle donne e sui giovani.
Governare un Paese non significa occuparsi solo di lavoro, ma è impossibile governarlo bene se al lavoro non si dà la giusta importanza, sia per crearlo, attraverso il volano degli investimenti virtuosi, sia per renderlo una costante della buona convivenza civile e sociale, anche attraverso l’incrocio equilibrato dei diritti e dei doveri.
Non ci si può occupare di lavoro solo dal punto di vista del numero di persone che risultano occupate.
Occorre ripensarlo alla luce dello sviluppo tecnologico continuo, da diversi punti di vista, orari, organizzazione, strumenti di sostegno compresi.
Il fatto che all’interno del governo si torni a parlare di legislazione del lavoro con la volontà di correggere il jobs act è positivo, ma per il momento sono solo parole.
La presenza in questo governo del centrosinistra avrà senso compiuto solo se genererà una politica economica e sociale incentrata sugli investimenti, anche in funzione del risanamento ambientale, affinché il concetto di salute e benessere possa riassumere tanto il clima quanto il lavoro, per un generalizzato miglioramento della qualità della vita di tutte le persone.
Utopia? Senza ottimismo della volontà non si va da nessuna parte.
Lo sviluppo umano, il progresso sociale e civile, potremmo dire la Storia, ha questa scaturigine. Cosa farà e quanto durerà il governo in carica, nessuno lo sa. Si naviga a vista, e sul piano interno l’onda altissima dalla quale non farsi travolgere è quella dell’Emilia Romagna.
Cose da fare, anche a costo zero, ce ne sono tante.
Ma ci sono i politici che si oppongono sostenendo che non rientrano nelle priorità del Paese, così contribuendo a generare assuefazione rispetto alla dimensione patologica di problemi irrisolti: evasione fiscale, lavoro nero e irregolare, riforma della contrattazione ed erga omnes nel rispetto della rappresentanza e della rappresentatività.
Un governo, degno di questo nome, deve avere un programma, ma anche e soprattutto un’ispirazione dalla quale scaturisca la visione d’insieme che permetta di agire in contemporanea sia sul piano internazionale che su quello interno, sia a livello economico che sociale, sia per creare lavoro che per dare allo stesso la dignità, il valore e il rispetto previsti dalla Costituzione.

G.G.


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