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Su Razzismo, odio e violenza non ci si può astenere

Da cosa si sono astenuti i 98 Senatori che non hanno approvato la “mozione Segre” per combattere razzismo, antisemitismo e ogni forma di istigazione all’odio?
Cosa non condividono Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia della mozione presentata dalla Senatrice a vita Liliana Segre, che mira a combattere il linguaggio e i discorsi di odio sulla rete, nella vita sociale in generale e negli stadi?
Che lo abbia fatto un partito che si autodefinisce liberale, come Forza Italia, vuol dire che si sono perse le coordinate politiche e culturali, e che pur di non condividere nulla con gli avversari politici si è disposti perfino a calpestare i propri principi.
Principi che, in questo campo, sono anche e soprattutto morali, di ultima istanza, non negoziabili.
La mancata unanimità su una mozione che mira a contrastare concretamente, non più solo a parole, il razzismo e la violenza verbale, dimostra che “il pesce puzza dalla testa”.
Cosa c’è di più ridicolo e pericoloso di un politico che dopo aver chiesto i pieni poteri adesso associa la mozione Segre a un potenziale ”stato di polizia”?
C’è quello che sappiamo da tempo, cioè un disegno politico che ha bisogno di odio e rancore per raggiungere il suo scopo che è quello di una democrazia ridotta, più formale che sostanziale, dentro la quale prima vengono i ricchi e la ricchezza e poi gli “altri”, come dimostrano le proposte su "Flat tax" e  "autonomia differenziata" che accentuano le disuguaglianze e istituzionalizzano l’ingiustizia sociale.

Se ci si astiene sui principi che stanno alla base del nostro sistema di convivenza, la politica diventa imbarbarimento che si riflette sull’intera società, rilegittimando il male da cui ci siamo liberati.
Non si tratta di sopravvalutare i rischi ma di essere chiari.
La libertà è un diritto umano, un elemento fondante della democrazia. Ma è cosa diversa e contrapposta rispetto alla violenza, alle discriminazioni e alle sopraffazioni che nessuna logica numerica può mai giustificare.
Esiste o non esiste il fenomeno del linguaggio violento, soprattutto in “rete”? È doveroso o è facoltativo combatterlo?
Quella sulla mozione Segre per istituire una commissione straordinaria parlamentare contro l’antisemitismo, il razzismo e il linguaggio di odio che dilaga soprattutto nei social, non è un’astensione come un’altra, bensì la triste riconferma di un bubbone politico che all’Italia può fare solo del male.
Non siamo più di fronte alla normale dialettica tra forze politiche con orientamenti e programmi divergenti dal punto di vista economico e sociale, ma accomunati dagli stessi valori.
Siamo di fronte a un fenomeno politico vecchio che appare nuovo per carenza di memoria.
Favorito, certo, dal malessere che coinvolge tante persone e famiglie con il problema del lavoro che non trovano, del “part time involontario” e dell’occupazione intermittente, del reddito che non basta a vivere dignitosamente.
Ma anche derivante da fattori più complessi che non c’entrano con la condizione materiale delle persone, come dimostra lo sviluppo del populismo, il riemergere del nazionalismo e del regionalismo antiunitario anche in Paesi e settori della società a benessere diffuso.
Con tutti i suoi difetti e limiti -in buona parte derivanti proprio dalle forze politiche e dai governi che poi li denunciano-, la “vecchia Europa” era e rimane l’avamposto dei diritti della persona, se non viene meno il rispetto dei principi costituzionali che li prevedono e garantiscono.
L’evidenza dimostra che non sempre è così.
Sia per effetto del problematico fenomeno migratorio, che alcune forze politiche cavalcano ma non governano, assumendosi le relative responsabilità, per il bene del Paese e non “solo” per motivi umanitari.
Sia perché dietro il propagandistico slogan “prima gli italiani” non c’è il principio di uguaglianza. tra tutti i cittadini.
Che tutti gli italiani non siano uguali, nella “valutazione” di Salvini, lo dimostra ad abundantiam la triste e violenta morte di Stefano Cucchi, rispetto alla quale l’ex ministro degli interni ha preso le parti dei poliziotti e i loro diretti superiori che, in una volta, hanno disonorato la divisa, lo Stato e la Costituzione.
La verità è che i politici falsi e bugiardi sono pericolosi, anche se prendono tanti voti.
Sono quelli che pretendono di disquisire sul razzismo -come se non sapessimo già cos’è, cosa ha fatto e continua a fare nel mondo- ma non fanno nulla contro i razzisti e la violenza verbale che, anzi, sdoganano con il loro modo di fare.
Basta! È il titolo del nuovo libro di Lilli Gruber che invita non solo le donne ma anche gli uomini a lottare insieme per per riaffermare principi, valori, pratiche di vita e di lavoro che non hanno nulla a che vedere con l’internazionale della volgarità e de “La politica del testosterone” senza anima né cervello.

G.G.


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