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Chi è, oggi, Giuseppe Conte?

Quando nasce un nuovo governo ci si chiede se la nostra vita migliorerà, peggiorerà, o sarà più o meno come prima.
Il miglioramento della vita collettiva dipende da vari fattori, ma soprattutto dall’equilibrio economico-finanziario del Paese e dalla qualità del suo sviluppo.
Da questo punto di vista l’Italia non è messa bene, per effetto di un debito pubblico eccessivo e di una sostanziale stagnazione economica che solo in parte deriva da cause esterne.
Come può crescere un Paese che non investe adeguatamente in opere pubbliche strategiche?
Come si può generare il riequilibrio territoriale e la coesione sociale di cui c’è bisogno se non si rimette al centro la dignità del lavoro nella sua valenza esistenziale e la giustizia distributiva mediante una politica fiscale equa e coerente con il dettato costituzionale?
Questa è la condizione di fatto dalla quale riparte il Governo Conte bis, ereditata dal Governo Conte imperniato sull’accordo tra due partiti, due programmi e due vicepresidenti che dettavano legge, il quale era nato per fare la rivoluzione ed è morto miseramente.
Miseramente ma nella piena trasparenza di comunicazioni fatte al Parlamento dallo stesso Presidente del Consiglio che ha ricevuto dal Presidente della Repubblica l’incarico di formare il nuovo governo.

Ma chi è, oggi, Giuseppe Conte?
Per quale motivo è ragionevole sperare e prevedere che il Conte 2 sarà diverso dal Conte 1 che, sempre in Parlamento, prima ha coperto e salvato Salvini e poi lo ha affondato?
È un opportunista spregiudicato?
Sulla sua persona sono state dette tante cose, non certo belle e positive. I giudizi anche pesantemente negativi erano più che giustificati.
Poi sono successi fatti importanti che lo hanno messo in una luce diversa, anche se non ancora del tutto chiara, dal momento che il nuovo governo da egli presieduto ha appena giurato.
Il tempo, gli atti, le misure concrete, lo stile di comunicazione, l’esercizio concreto del suo ruolo, in discontinuità concreta con l’esperienza precedente ci diranno se l’Italia ha cambiato  davvero direzione oppure no.
Lo capiremo presto perché i problemi e il calendario politico impongono di assumere decisioni rapide che, per quanto ci riguarda, devono ricadere positivamente anche e soprattutto sui lavoratori dipendenti e i pensionati, in termini di rivalutazione salariale e potere d’acquisto, tramite la leva fiscale.
Credo sia legittimo continuare a chiedersi chi è oggi Giuseppe Conte e anche temere che sia un grande opportunista, diventato in fretta un politico freddo e spregiudicato.
A noi però non deve interessare più di tanto fare analisi psicologiche e processi alle intenzioni che lasciano il tempo che trovano.
Dobbiamo attenerci agli atti e alle cose concrete che il nuovo governo farà o non farà, ma anche alle parole che precedono i fatti e che non sono prive di importanza rispetto a fenomeni di abbruttimento politico e sociale che hanno caratterizzato la vita pubblica degli ultimi anni.
Un Governo con un programma finalmente c’è. A mio parere si deve caratterizzare e fare apprezzare, se ci riesce, per le cose che fa, non per le dichiarazioni inutilmente polemiche e inconcludenti nei confronti di chi oggi si trova all’opposizione.
Esiste anche una sorta di razzismo politico che fomenta odio e che -in un’ottica democratica, incentrata sul rispetto reciproco-, non dovrebbe esistere.
Invitare i cittadini a protestare davanti a Montecitorio nel giorno in cui il governo chiede legittimamente la fiducia in Parlamento, come ha fatto Giorgia Meloni, non significa altro che fomentare odio politico e sociale, diseducare al non rispetto delle istituzioni.
Anche Salvini ha deciso di accodarsi, rendendo evidente da chi e da cosa l’Italia si è svincolata, grazie alla decisione di un Presidente del Consiglio che mollato chi pensava di poterlo utilizzare a proprio piacimento e preso le distanze dallo stesso movimento che lo ha inizialmente proposto.
Ma dietro a questa “operazione politica” si intravede la mano discreta ma saggia del Presidente della Repubblica Mattarella, il quale rispetta e fa rispettare la Costituzione senza bisogno di gridare.
Adesso devono parlare i fatti.
I primissimi passi sono incoraggianti, finalmente siamo “tornati” in Europa a pieno titolo e senza alibi; sarebbe imperdonabile non sfruttare questa occasione per realizzare riforme, adottare misure e correggere errori passati, all’insegna di un modello di sviluppo realmente sostenibile sia dal punto di vista sociale che ambientale.
L’estrema destra che si è data appuntamento davanti a Montecitorio sarà ancor più aggressiva nei prossimi mesi.
Il Governo che ha appena giurato non deve dimostrare solo di essere migliore di quello precedente. Per questo obiettivo basterebbe poco.
Deve dimostrare di essere qualitativamente diverso e nettamente migliore dal punto di vista di tutte le variabili essenziali e strutturali dello sviluppo e della convivenza civile e sociale.
Nei confronti dei lavoratori dev’essere giusto ed equilibrato, non inutilmente sbilanciato a favore delle imprese, le quali hanno bisogno di buona flessibilità, non di personale perennemente instabile, non tutelato ed equamente retribuito, perché così preferiscono.
La lotta alla pirateria contrattuale, di cui beneficiano anche le grandi imprese mediante gli appalti al massimo ribasso, deve rientrare tra gli obiettivi programmatici del governo e bene hanno fatto CGIL CISL UIL a chiedere immediatamente di incontrare il nuovo governo per verificare sul campo la disponibilità a confrontarsi sulla piattaforma unitaria.
Nei confronti del Conte 1 eravamo quasi allo Sciopero Generale. Nei confronti del Conte bis, si spera di no, ma l’autonomia del Sindacato nei confronti dei governi, dei partiti e delle controparti è sacra e inviolabile.
A noi interessano i fatti ed i risultati, a partire da una rivalutazione salariale che aspetta da fin troppo tempo.

G.G.


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