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Chi chiede “pieni poteri” è fuori e contro la democrazia

Chiedere “pieni poteri” equivale a negare la democrazia.
Chiederli alla viglia di probabili elezioni politiche anticipate non può non allarmare tutte le persone e le istituzioni che invece la vogliono tutelare e sviluppare in una accezione realmente moderna e sempre più sostanziale.
Il che implica la costruzione permanente di una società inclusiva incentrata sulla persona e sui suoi diritti inalienabili, come le moderne democrazie sanciscono nelle loro Costituzioni e nei trattati internazionali di pari valore.
Com’è possibile che un politico con importanti responsabilità di governo arrivi a negare la democrazia che egli stesso, anche per giuramento, ha il dovere di difendere dai suoi nemici interni ed esterni?

È arrivato il momento di smascherare le manovre che dall’esterno e dall’interno puntano a usare l’Italia per fini politici che nulla hanno a che vedere con i problemi dei cittadini, dei lavoratori e dei pensionati italiani.
Attenzione però, tutto bisogna fare tranne che sottovalutare la gravità dei “pieni poteri”.
La quale implica la consapevolezza di essere già oltre il limite che un qualsivoglia modello democratico può tollerare.
Ma occorre anche precisare che siamo oltre il limite della decenza democratica fin da quando il governo è nato con accordi extraparlamentari, nonostante il tentativo non sempre lineare del Presidente del consiglio e di alcuni ministri di dare dignità al proprio ruolo.
Di giorno in giorno invece è cresciuto il peso del ministro dell’interno che ha pensato solo a guadagnare consensi con il beneplacito sostanziale di un “socio” di governo che, partito in netta maggioranza (che tuttora detiene in Parlamento) si è ridotto a minoranza insignificante dal punto di vista politico, incapace di orientare l’azione collegiale dell’esecutivo.
Che fare di fronte a questa situazione paradossale?
Il compito del Presidente della Repubblica non sarà facile, non va lasciato solo, occorre sentire che il momento è straordinariamente delicato per il futuro della democrazia italiana.
Quando si è al governo e se ne fa organicamente parte, non esiste il diritto di non governare o di “sgovernare”.
L’Italia invece ha dovuto vivere la triste esperienza di ritrovarsi con un governo che ha fatto sistematicamente opposizione a sè stesso, ri-generando il fantasma di una destra non democratica, che aspira a comandare, invece di governare nei limiti e secondo le regole. Come succede nei regimi e nelle dittature.
Salvini se la canta e se la suona da fin troppo tempo, perché qualcuno glielo ha permesso, e questi sono i risultati.
Il “grande” Grillo, aveva perfino dichiarato pubblicamente che di lui “ci si può fidare”.
L’amara verità è che dei due partiti di governo, così come sono adesso, non ci si poteva e non ci si può fidare, benchè sia inevitabile fare i conti col disastro politico ed economico da loro prodotto in 14 mesi di incessante campagna elettorale e di propaganda che ha sistematicamente ignorato i problemi del Paese.
Nella gara a chi imbroglia di più adesso è in netto vantaggio il pre-fascista capo della Lega, il quale vorrebbe sfruttarlo per realizzare il colpo grosso sognato dai 5 stelle prima delle elezioni politiche del 2018, quando aspiravano a governare da soli.
Sembra preistoria rispetto al “risultato” prodotto dai grillini in poco più di un anno, tempo che è servito solo a ingrassare la Lega estremista e sovranista, che preferisce Putin alla nostra Costituzione, avvicinandola alla più inquietante ipotesi di una maggioranza assoluta. 
Nessuno può chiedere al presidente della Repubblica Mattarella di fare cose che non gli competono.
Di certo farà quelle di sua competenza con il consueto rigore costituzionale al fine di governare la sconcertante crisi prodotta da Lega e 5 stelle.
Se, quando e come andremo a votare non lo deciderà Salvini.
Grazie al cielo abbiamo istituzioni democratiche e regole da rispettare, obblighi internazionali che non sono nella disponibilità di personaggi che chiedono “pieni poteri” come se una ipotesi del genere fosse contemplata dal nostro sistema.
Il solo fatto di evocarli pone chi lo fa al di fuori della nostra Costituzione.
Una Costituzione che si fonda sull’esatto opposto, ovvero su poteri distinti e bilanciati, con al centro l’indipendenza della magistratura, che i leghisti in affari loschi vedono come il fumo negli occhi.
La premura di andare a votare deriva anche da questo.
Non sarà facile governare questa sconcertante crisi.
Ciascuno deve fare la sua parte, anche il Sindacato, unitariamente, deve fare la sua.
Ai giochi di potere si deve sostituire un’Agenda che metta al centro i problemi del Paese, degli investimenti e del lavoro in primo luogo, senza il quale e impoverendo il quale, non ci sarà futuro vivibile.
La democrazia ci appartiene, ne facciamo parte, la dobbiamo difendere attivamente.

G.G.


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