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Greta, Carola, Olga... il sostegno alla speranza viene dalla migliore gioventù

Olga Misik è la ragazza che sfida il potere o, per meglio dire, il sistematico abuso di potere che in Russia si identifica con Putin.
Lo fa leggendo ad alta voce la Costituzione russa davanti alle truppe anti-sommossa che il governo di quel regime schiera tutte le volte che c’è da impedire una più che motivata manifestazione di protesta nei suoi confronti.
Un’altra ragazza giovanissima che si mette simbolicamente alla testa di un movimento che va oltre i confini nazionali, abbracciando l’aspirazione universale alla libertà, ai diritti di tutti e di ciascuno, alla giustizia sociale che i regimi illiberali vedono come il fumo negli occhi.
Sarà un caso, sarà una coincidenza, fatto sta che Olga Misik, Greta Thumberg e Carola Rackete sono giovanissime donne che sfidano l’arroganza del potere con una determinazione che fa riflettere.
Questa è la migliore gioventù che fa onore e dà speranza all’umanità, lottando in prima persona.

Quella che si oppone fieramente alle società chiuse, ottuse e illiberali che i registi internazionali del sovranismo teorizzano attraverso la progressiva demolizione delle istituzioni democratiche.
Mediante barriere, chiusure, separazioni, discriminazioni e anche violenze legalizzate che purtroppo hanno fatto breccia anche in Europa, anche a casa nostra, con leggi e decreti a misura di ciò e di chi si intende colpire.
L’esatto opposto di quanto previsto dalle Costituzioni fondate sul rispetto della persona, la libertà di espressione, il pluralismo politico e culturale.
Questo non è il tempo dell’indifferenza.
Il nostro è il tempo della partecipazione e dell’impegno conseguente, affinchè la democrazia sostanziale si sviluppi e non regredisca miseramente ad appuntamento elettorale una tantum per decidere chi deve comandare.
La democrazia è altro da questa misera e miserabile deriva.
Però, attenzione.
Nel bene e nel male, ci sono giovani e giovani, bisogna stare attenti a non generalizzare.
I giovani leghisti che danno alle fiamme il fantoccio di Laura Boldrini, evidentemente ispirati dal loro “capo”, oppure diffondono scientemente false notizie, per noi sono gioventù bruciata sull’altare di falsi ideali e di una violenta volgarità che non ha nulla a che fare con il concetto di formazione ed educazione politica.
Non è questa l’Italia libera e liberata per la quale combatterono e morirono tanti giovani per abbattere il fascismo che in forme diverse tenta di rientrare.
Il conflitto generazionale in politica non mi ha mai convinto.
Men che meno la tesi secondo la quale il cambiamento -cioè le riforme, le misure, il linguaggio e lo stile di governo- di cui aveva e ha bisogno l’Italia, potesse avvenire su base anagrafica.
Una smentita significativa viene dal fatto che il Parlamento più giovane della Storia repubblicana ha espresso un governo mediocre, abborracciato attorno a un cosiddetto contratto di governo sul quale non si ritrovano gli stessi partiti che lo hanno sottoscritto.
Se è vero che il livello della classe politica continua a peggiorare “paurosamente”, è del tutto evidente che il problema non è generazionale bensì di contenuti, di cultura di governo, di esperienza e senso delle istituzioni.
In verità, sia tra i giovani che tra i vecchi, anagraficamente parlando, si trova il meglio e il peggio, a riprova del fatto che un nuovo umanesimo è possibile soltanto attraverso un’alleanza di scopo.
Attorno ad un Manifesto che in realtà esiste già ed è quello della uguaglianza universale nei diritti inalienabili della persona che, in un modo o nell’altro, queste giovanissime donne rilanciano.
Donne coraggiose, cariche di ideali e di concretezza, che non vedo in modo tanto diverso da come vedo e sento Papa Francesco.
Da come vedo e sento un Nelson Mandela e altre figure storiche che hanno lasciato un patrimonio politico, ideale e culturale di inestimabile valore.
Servono buone idee e persone credibili che le incarnino.
Queste giovanissime donne, che si oppongono fieramente all’indifferenza e all’abuso di potere, rappresentano un esempio da coltivare, attraverso non solo l’alleanza intergenerazionale attorno ai diritti delle persone che il potere tenta di surrogare mettendo gli uni contro gli altri, ma anche attraverso la decisiva alleanza tra la ragione e il sentimento.
Sentimento profondo nei confronti delle persone che stanno davanti e dietro le idee e gli ideali di giustizia sociale, di convivenza pacifica e di sviluppo sostenibile nel rispetto dell’ambiente che non è proprietà privata ma appartiene a tutti.
Partecipare, lottare.
Questo è il nostro destino: il destino di chi ci crede.

G.G.


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