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Non ci siamo

Secondo il politologo francese Yves Mény la democrazia è un libro aperto, con ancora molte pagine da scrivere.
Pagine che, nonostante tutto, non saranno scritte dai sovranisti di casa nostra che stanno provando a svuotarla e svenderla a chi non la predica e non la pratica a casa propria.
La fiducia nel futuro tuttavia non può e non deve tramutarsi in sottovalutazione di fatti e comportamenti, stili di governo e linguaggi che non hanno nulla a che vedere con la democrazia, anzi la minacciano apertamente.
Non si spiegano diversamente i continui richiami del Presidente della Repubblica ai doveri istituzionali sistematicamente non adempiuti dai due partiti di governo, i quali utilizzano le istituzioni per farsi propaganda, alimentando un clima di interminabile campagna elettorale che nuoce al Paese.

Un clima di permanente conflittualità che allontana dai problemi reali, favorisce la confusione e l’ambiguità, impedisce al governo di assumere una posizione sui temi più sensibili dell’Agenda politica, trasforma ogni fatto di cronaca in penoso e squalificante scontro politico, ultimo in ordine di tempo il tremendo omicidio del giovane carabiniere Mario Cerciello Rega, immediatamente attribuito a due nord africani che invece hanno collaborato alla individuazione dei “probabili” responsabili.
A chi giovino tanto odio e pregiudizio che avvelenano la vita pubblica, l’abbiamo capito, ma non basta.
Ormai è del tutto evidente che lo “scontro di civiltà” esiste, ma è di natura autenticamente politica e democratica.
L’italiano Salvini è l’esatto opposto dell’italiano Mattarella.
Due culture politiche e istituzionali.
Due opposti modi di concepire le responsabilità istituzionali.
Due posizioni antitetiche sull’unità nazionale e sull’Europa.
Due posizioni inconciliabili sui migranti.
Due opposte visioni sulla politica fiscale.
Uno è estraneo e sostanzialmente contrario, checchè ne dica, allo spirito e alla lettera della Costituzione, che calpesta quotidianamente, anche nel linguaggio; l’altro ne è custode e interprete nella vita reale, anche nelle occasioni più difficili.
Senza nulla concedere all’emotività di quanti, noi tra questi, sono stati e sono tuttora critici nei confronti del governo in carica, i fatti stanno a dimostrare che siamo di fronte a un bubbone politico di grandi proporzioni.
Siamo di fronte a una maggioranza di governo che il direttore di un grande quotidiano italiano ha definito , “L’incoscienza al potere”, cioè a una situazione mai vista che non può andare avanti così per molto tempo.
Una maggioranza numerica che non corrisponde a una maggioranza politica come hanno constatato ancora una volta CGIL CISL UIL nell’incontro sul fisco del 25 luglio con il Presidente del Consiglio Conte, al quale è stato chiesto di comunicare qual è la posizione del governo, non di questo o di quel ministro.
Che “razza” di italiano è un ministro che, dipendesse da lui, applicherebbe ai redditi alti e milionari la stessa aliquota fiscale che si applica ai lavoratori dipendenti e pensionati con redditi bassi?
È evidente che la specifica “crisi italiana” viene da lontano e ha cause complesse che sarebbe assurdo attribuire all’ultimo periodo.
La cosa allarmante però è che il governo che doveva cambiare e risolvere tutto, in realtà ha complicato e ingarbugliato tutto.
Come se ne esce? Non spetta al Sindacato dirlo, ma il Paese ha bisogno di essere governato con efficienza ed efficacia, non all’insegna del fare tanto per fare (diversamente da chi c’era prima), nella logica del Decreto Sblocca Cantieri che non previene ma favorisce la corruzione che inquina il mercato, danneggia l’economia, penalizza i lavoratori con la logica degli appalti e dei subappalti che non rispettano nemmeno la “clausola sociale”.
Siamo sostanzialmente a crescita zero e non esiste alcuna progettualità che non sia quella tendenzialmente reazionaria di un partito che tenta scorrettamente -utilizzando le istituzione e le funzioni di governo- di confondere i suoi interessi con quelli dell’Italia.
Non è così, bisogna spiegarlo bene soprattutto ai lavoratori e ai pensionati, punto per punto, nel merito.
Il Sindacato chiede con forza la riduzione del peso fiscale sulle retribuzioni e le pensioni.
Se sarà necessario e ci saranno le condizioni, anche mediante lo sciopero generale.
Cosa diversa dalla riduzione indiscriminata a tutti che equivale a qualcosa di peggio di una presa in giro, ovvero il prendere soldi dalle tasche delle persone e delle famiglie a reddito medio basso per darli a chi ha redditi e profitti alti, a scapito della spesa sociale, sotto l’indistinto e generico mantra “taglio della spesa pubblica”.
Il Sindacato c’è, farà sentire la sua voce e il suo peso unitario.

G.G.


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