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Un Paese disorientato

Il problema principale del Paese, oggi, è quello dei mancati investimenti pubblici e privati.
I quali, per incidere sugli squilibri economici e sociali, dovrebbero essere quantitativamente e qualitativamente tali da generare non solo incremento di Pil ma anche una più equa redistribuzione della ricchezza prodotta.
Dove sta il mitico cambiamento, promesso e sbandierato, da questo punto di vista?
Ma anche al netto di questo limite evidente, che da solo bastava a giustificare la grande manifestazione unitaria del 9 febbraio a Roma, promossa da CGIL CISL UIL, gli “accordi” di governo tra Lega e M5S stanno rivelando i limiti di una classe dirigente non all’altezza di guidare il Paese e di rappresentarlo adeguatamente in Europa.
Lo dimostra il suo isolamento, lo confermano le avventate iniziative e le accuse insensate nei confronti della Commissione europea che rendono l’Italia ancor più vulnerabile.
Chi si fida di politici come Salvini e Di Maio che antepongono gli interessi personali e di parte a quelli generali e alla coesione sociale?
Prendiamo quello che viene chiamato reddito di cittadinanza.
Racchiude un’idea buona -lotta alla povertà, promozione del lavoro, contrasto all’abbandono scolastico-, ma attraverso strumenti, tempi, metodi e sproporzioni che rischiano di ottenere più disorientamento che sviluppo inclusivo.

Ben venga un trasferimento di risorse per combattere la povertà in modo sensato.
Ma perchè accelerare i tempi anche a costo di generare conflitti tra istituzioni che dovrebbero collaborare?
Il disaccordo con le Regioni sui Navigator conferma lo stile prepotente di un governo con scarsa cultura istituzionale e costituzionale.
Sfide inutili e dannose che ricadono sui cittadini.
Quanti se ne dovranno assumere, chi li dovrà assumere, con quale stipendio e destinazione non è ancora chiaro.
Si generano ritardi e confusione, anche in relazione alla ipotesi di assumerli a tempo determinato, che CGIL CISL UIL hanno ufficialmente contestato.
Non si rispettano le competenze delle Regioni e, ad operazione già partita, nessuno sa ancora che compiti avrà questa figura all’interno dei Centri per l’Impiego.
Insomma, una prepotenza “politica” che mette a nudo le reali intenzioni dei proponenti: erogare quanto genericamente promesso prima delle elezioni europee e poi si vedrà. Il lavoro, purtroppo, non è il vero scopo di questa operazione.
Quota 100? Più ombre che luci.
Anche in questo caso, poco senso di responsabilità.
Si mandano “prematuramente” in pensione tante persone a carico della collettività, ma nel settore pubblico si mettono in crisi importanti servizi sociali per effetto della mancata sostituzione contestuale del personale.
E Salvini sarebbe il rappresentante dell’Italia produttiva?
Elargire benefici con soldi pubblici prima delle elezioni è un vizio vecchissimo che ha contribuito a generare l’enorme debito pubblico che oggi ci condiziona, così come peserà sulle generazioni future. Da irresponsabili.
Questo non è cambiamento, ma incapacità di realizzarlo su presupposti di risanamento e sviluppo all’insegna del riequilibrio socio economico di cui il Paese ha davvero bisogno.
E, d’altra parte, un governo tutta tattica e furbizia non può fare altro che questo.
La Tav è l’emblema dei pregiudizi e delle pregiudiziali opposte che bloccano il paese e lo espongono a pericolosi accordi tra i due partiti di governo, in una logica di scambio extraparlamentare e talvolta anche extracostituzionale.
Un governo che rimette in discussione decisioni legittimamente assunte e ratificati da trattati recepiti dal Parlamento, espone il Paese ad avventure senza precedenti.
Lo si vede anche quando tenta di far passare una inaccettabile ”autonomia differenziata” emarginando il ruolo del Parlamento, come hanno fatto notare i costituzionalisti che hanno scritto al Presidente della Repubblica Mattarella per segnalare il pericolo.
Insomma, è arrivato il momento di reagire a una situazione di pericolosa regressione, anche culturale e civile, che nessuna propaganda di governo può occultare.
La parte più matura del paese, trasversale agli schieramenti politici, non si potrà mai riconoscere in un modo di governare che fa male all’Italia.
E su questa parte, che include tanti “pentiti” (destinati ad aumentare) che bisogna far leva.
I laici come noi non amano i pregiudizi, anzi, li aborrono.
A Piazza San Giovanni a Roma e alla manifestazione antirazzista di Milano non ci siamo andati per ostilità pregiudiziale nei confronti di chi ci sta “governando”. Ci siamo andati perché siamo convinti che questo governo fa troppe cose storte e non fa quelle di cui c’è bisogno...

G.G.


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