giovanni foto 200 2019 trasp

Non c’è democrazia senza sindacato

Ci voleva proprio una manifestazione come quella di Piazza San Giovanni a Roma promossa da CGIL CISL UIL.
Unitaria, sentita, ampiamente partecipata, composta, costruttiva e propositiva nei confronti di un governo chiuso al confronto con i corpi intermedi, che troppo spesso usa la parola popolo in maniera strumentale.
Non ci vuole tanto a capire che rifiutare di confrontarsi con chi rappresenta il lavoro, e i lavoratori li rappresenta veramente, equivale a dimostrare di avere qualche problema con la democrazia reale.
Quella, certo, imperfetta ma ampiamente sperimentata nel corso della storia che ha migliorato nettamente la vita dei ceti popolari e dei lavoratori in particolare, grazie alle lotte, anche sindacali, per il progresso dalle quali è scaturita la nostra Costituzione.
La manifestazione del 9 febbraio, in tal senso, va al di là della robusta piattaforma unitaria presentata al governo, non perché il Sindacato debba coltivare velleità politiche che fuoriescono dalla sua “mission”, ma perché ancora una volta dimostra di possedere più visione nazionale e unitaria di quella che (non) hanno i partiti di governo, impegnati per sè stessi.
Da un lato si appellano al popolo e alla democrazia diretta, dall’altro praticano un solipsismo di governo che la nega alla radice.

È il governo che, di fatto, si dimostra pregiudizialmente ostile nei confronti del Sindacato, non viceversa.
A noi, quindi, per il momento, non rimane che prenderne atto e usare la nostra forza per dimostrare che adottare misure di immediato impatto positivo, non significa automaticamente fare il bene dell’Italia, anzi.
La manifestazione, in quanto tale, ha avuto successo; la sua efficacia la si vedrà nei prossimi mesi e anni.
La UIL è l’Unione Italiana del Lavoro, non della disoccupazione.
Quella endemica che angustia la vita di tante persone e famiglie va combattuta con strumenti adeguati e investimenti mirati che, oltre a creare lavoro, modernizzino (tutto) il Paese, collegandolo meglio al suo interno, con l’Europa e il mondo intero.
Altro che isolazionismo e stupido sovranismo, contrario alla storia e al buonsenso. La politica peggiore, da questo punto di vista, è quella che pensa a sè stessa.
Cosa stanno facendo, malamente, Lega e 5 stelle, se non questo?
Dicono, e soprattutto fanno, quel che a loro conviene, di momento in momento, a costo di guastare i rapporti con altre istituzioni e Paesi storicamente amici, ignorando le conseguenze negative derivanti da un simile stile di governo e relazionale. L’Italia ha bisogno di amici e di amicizia; invece è ridiventata un problema.
Per quanto tempo si può andare avanti così?
Si vede chiaramente che vanno alla ricerca di bersagli da colpire, sia per sviare l’attenzione verso i loro problemi, sia per dare enfasi a quello che fanno, anche in modo ridicolo e ripetitivo.
Uno stile di governo che immiserisce la politica e lo stesso principio di governabilità connessa alle responsabilità di ruolo e di rappresentanza istituzionale.
Conte tentenna e si barcamena, ma a danno del prestigio e della reputazione dell’Italia, come non si era mai visto.
Sarebbe questo il cambiamento? In peggio sicuramente.
Ma ciò che più preoccupa è la totale assenza di una politica economica e sociale sensata, attraverso investimenti strategici, anche dal punto di vista ambientale, in grado di dare significato concreto al concetto di sostenibilità.
La quale esiste solo se implica la coesione sociale collegata al lavoro, la previdenza obbligatoria e integrativa, per oggi e per i giovani che in pensione ci andranno nei decenni futuri.
Per un fisco equo che non ha nulla a che fare con la flat tax. Per una sanità pubblica efficace ed efficiente in ogni regione d’Italia, incompatibile -diciamolo chiaramente- con l’autonomia differenziata che c’è nella testa di qualche presidente di regione che vuole far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta, approfittando di un governo disposto a qualsiasi tipo di scambio tra i due partiti che lo compongono pur di reggere e durare.
Per politiche attive per il lavoro e ammortizzatori sociali adeguati.
Per una costante e ben strutturata lotta alla povertà che preveda una commisurata assistenza.
Noi non siamo contro la misura chiamata impropriamente reddito di cittadinanza, che oltre tutto non è una redistribuzione della ricchezza dall’alto verso il basso, come sarebbe stato auspicabile. Questo però non deve creare sperequazione tra chi lavora e chi non lavora, tra poveri di fatto che non lo prendono e persone che povere non sono, di fatto, ma lo prendono.
Quello che preoccupa di più le persone che hanno la testa sulle spalle è il caos che la premura e il mancato coordinamento possono generare, fermo restando che, se dovesse funzionare, saremo i primi a prenderne atto e a dire bravi a coloro che lo hanno concepito e messo in atto.
Ancora un po' di pazienza e poi valuteremo fatti, non più previsioni. Fatti come quelli, anche sconfortanti già visti, e come il repentino peggioramento della congiuntura economica che, almeno in parte, ha qualcosa a che vedere con l’incertezza che trasmette questo governo.
Questo è poco ma sicuro, così come lo è la grande manifestazione unitaria alla quale abbiamo partecipato che risintonizza il Paese con il Sindacato vero che in Italia è democraticamente rappresentato da CGIL CISL UIL.
La nostra Confederazione la prova l’ha superata e quindi un sentito ringraziamento va a tutti coloro che hanno contribuito alla sua riuscita.

G.G.


Stampa   Email