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Non a nome nostro

Chi mai potrà credere all’assurda accusa nei confronti di Mario Draghi, secondo la quale egli sta avvelenando il clima? A che pro farebbe questo? E chi mai potrà considerare credibile un accusatore che solo qualche mese fa ha detto che “aver avuto un italiano a capo della Bce ha aiutato sicuramente l’Italia in questi anni”? Se poi si tratta della stessa persona che voleva mettere in stato d’accusa il Presidente Mattarella, nientedimeno che per attentato alla Costituzione -che evidentemente non capisce e non interpreta correttamente-, si capisce fino a che punto si è disposti a distorcere la verità. La quale ha fatto emergere chiaramente che il governo vuole adattare le regole ai suoi obiettivi e usare in modo spregiudicato il debito pubblico in funzione degli stessi. La capacità di governo si dimostra a parità di condizioni e vincoli finanziari. Il debito è certamente una risorsa di straordinaria importanza, ma nella misura in cui non lo si usa in modo contraddittorio e tale da divorare una quantità enorme di risorse altrimenti destinabili in investimenti e prestazioni sociali di cui c’è enorme bisogno. Questo succede inevitabilmente quando si devono pagare interessi più alti ai sottoscrittori dei titoli di Stato.

Quella del “Governo Conte” è una manovra finanziaria asservita a un orientamento politico di parte, inaccettabile nel momento in cui utilizza il denaro pubblico in modo distorto e rompe il vincolo della leale collaborazione con altre istituzioni nazionali e internazionali. Un governo legittimo può e deve poter fare le sue scelte. Ma non può fregarsene dei danni che le sue decisioni provocano alla comunità di cui fa parte. Non si spiegherebbero altrimenti le dure reazioni di forze politiche e “governi amici” che chiedono alle istituzioni europee fermezza nei confronti della manovra finanziaria italiana, considerata scorretta e pericolosa anche per loro. Stiamo parlando di un Paese come l’Austria, il cui primo ministro, Sebastian Kurz, ha detto in modo secco che “la commissione europea deve respingere la manovra” presentata dal governo italiano. Sorda e cattiva l’Europa? Pregiudizi nei confronti di questo governo? Nient’affatto. Siamo nel campo di accordi, intese e trattati che regolano la convivenza e, checchè se ne dica, fanno parte della democrazia. Debole e imperfetta, da migliorare e rafforzare con il contributo di quanti non hanno “secondi fini”, ma pur sempre democrazia e non libero arbitrio basato sulla prepotenza militare. L’Europa non vuole e non è in grado di imporre alcunchè a nessun Paese. A nome di quale popolo italiano parla il “convertito” Salvini quando si permette di dire che saremmo sotto attacco di chissà quali forze oscure? Semmai il dubbio è quello di assecondare le mire di governi che vedono l’Europa come il fumo negli occhi, per manifesta superiorità democratica, politica e culturale, morale e civile, certo non militare. L’Europa dei Paesi fondatori che, dopo la seconda guerra mondiale, si sono liberati dal “male assoluto” del nazifascismo (così definito da Papa Wojtyla) e delle cause che lo avevano generato, così come da ogni dittatura e regime fondato sulla violenza “in nome del popolo”. I richiami al popolo come massa indistinta bastano e avanzano per metterci in guardia. In realtà siamo immersi nel gioco sporco di una “comunicazione” che mischia verità, mezze verità e autentiche falsità. Ingannare attraverso la disinformazione è diventato molto più facile di un tempo e questo spiega anche il perché giornali e giornalisti indipendenti vengono presi di mira e perfino apertamente minacciati dalla principale forza di governo, come fanno i regimi. Un gioco sporco che è causa ed effetto di fenomeni di imbarbarimento che hanno ridotto la qualità della politica fino all’attuale livello di pericolosità. Chi governa ha il diritto di respingere le critiche, fa parte del gioco democratico. Ma ha anche il dovere di rispettare le regole della convivenza tra Paesi che fanno parte della stessa “comunità”. Aiutare chi ha bisogno è sempre una buona cosa. Spendere male e al disopra delle proprie possibilità, anche perché si vogliono regalare soldi che non creano sviluppo e lavoro, non è ciò di cui ha bisogno l’Italia...

G.G.


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