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Cosa emerge dal condono fiscale

Comunque vada a finire si è capito chiaramente che si voleva fare un condono generalizzato, tale da soddisfare e assolvere anche da reati penali quella parte di elettorato che corrisponde al profilo politico e culturale della Lega. E si tenga presente che nei pasticci fatti da questo “partito” c’è anche quello dei 49 milioni di rimborsi elettorali truffati e spariti, rispetto ai quali i magistrati di Genova ipotizzano il reato di riciclaggio che si voleva far rientrare nel condono. Vedremo alla fine cosa faranno, in ossequio alla disastrosa logica di scambio che caratterizza questo governo, all’interno della quale emerge il capolavoro politico della Grillo & Casaleggio: con il doppio dei voti il loro partito conta assai meno di chi ne ha presi la metà. Quello che fa, chiede e ottiene la Lega è sotto gli occhi di tutti, checchè ne dica Marco Travaglio che di questo “miracolo” è coautore. L’Italia è visibilmente a rischio, ma bisogna stare attenti a non assecondare la china che ci farebbe precipitare verso esiti imprevedibili e difficilmente governabili, oggi simboleggiata dallo spread che sale e dal rating del Paese che si abbassa.

Quando si scrive ultimo gradino prima del livello “spazzatura”, bisogna leggere che la manovra finanziaria non convince nessuno -di quelli che la analizzano e ne comprendono le implicazioni- e non è nemmeno veritiera nei numeri. Una manovra tutta politica ed elettorale che rischia di sfasciare il Paese e rispetto alla quale il condono fiscale, che si aggiunge edilizio edilizio, ha il sapore clientelare di un vecchio e disastroso modo di far politica.  L’esatto opposto del salvifico cambiamento vaneggiato. Dobbiamo dirla tutta? La “manina” di cui parla Di Maio, a proposito del decreto fiscale, corrisponde a quella che lui personalmente ha messo nel Decreto per Genova dove ha fatto rientrare inopinatamente una vera e propria sanatoria di case abusive a Ischia, di cui c’è solo da vergognarsi. Un altro premio alla illegalità, in linea con la disastrosa filosofia dello scambio tra i due partiti di governo, che sommano il peggio di ciascuno dei due a danno del presente e del futuro del Paese. Il condono fiscale voluto dalla Lega, chiamato pace fiscale per meglio ingannare i cittadini, ai quali si fa credere che gli evasori e gli autori di reati, anche penali, sono vittime dello Stato e delle sue agenzie di riscossione, fa riemergere l’anima di questo “vecchio” movimento che un tempo rivendicava l’indipendenza del Nord. Sempre separatista e contro qualcuno -ieri l’Italia e i meridionali, oggi l’Europa e gli immigrati-, disposta ad allearsi con chiunque sia disponibile a contrastare un modello di sviluppo fondato sui valori della Costituzione italiana, come incessantemente ripete il “nostro” Presidente della repubblica. Il volto di un partito che sposa gli interessi della parte più egoista, meno sociale e più incline alla illegalità. Come è dimostrato dal condono sproporzionato che voleva adottare, dalla politica fiscale incentrata sul taglio delle tasse ai redditi più alti e dalla contrarietà all’uso limitato del denaro contante che, non a caso, la criminalità organizzata e quanti sguazzano nella illegalità, vedono come il fumo negli occhi. A danno inevitabile dei lavoratori e dei cittadini onesti che pagano regolarmente le tasse e rispettano le leggi. Eppure con questa forza, che il 4 marzo ha preso poco più del 17% dei voti, si è alleato il movimento che per anni ha gridato “onestà, onestà” e oggi capisce di essere in compagnia di chi l’onestà se la mette sotto i piedi e da cui rischia di essere contagiato. Crisi di governo? Auspicarla in questo momento sarebbe da irresponsabili. Bisogna fare il possibile per limitare i danni e agire, ciascuno nel proprio ambito di lavoro e di responsabilità, per fare opposizione politica e sociale costruttiva. Dietro il condono c’è la parte peggiore del Paese e della politica. Quella che saccheggia e piccona lo Stato di cui poi si lamenta e al quale scarica ogni sorta di onere e responsabilità. A chi spetta ricostruire condizioni diverse da quelle presenti, se non a quanti amano davvero l’Italia e non vogliono che regredisca economicamente, socialmente e culturalmente?

G.G.


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