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Democrazia è convivenza

La favola metropolitana secondo la quale le principali Istituzioni internazionali impedirebbero all’Italia di essere governata democraticamente, non sta in piedi. In realtà è vero il contrario. Si tenta maldestramente di scaricare su queste istituzioni l’incapacità di effettuare scelte compatibili con i vincoli di bilancio dettate dalla situazione finanziaria del Paese. Un conto sono le “raccomandazioni”, altra cosa le infrazioni e le conseguenti procedure che ci espongono ai rischi tipici di chi non viene più considerato credibile. Dare dell’ubriacone al Presidente della commissione europea, il quale fa notare lucidamente che “l’Italia non rispetta la parola data” produce solo effetti negativi. Draghi e Juncker non impediscono e non impongono nulla. Se il governo del cambiamento, però, pretende di fare tutto a costi aggiuntivi, ripetendo gli errori del passato che hanno generato la pesante condizione finanziaria del nostro presente, la responsabilità è tutta sua. E se trasmette la convinzione di agire solo per alimentare la campagna elettorale europea dei partiti di governo, è inevitabile che si espone l’Italia a pericolosi rischi.

Dalla “manovra” finanziaria tutt’altro che dettagliata, non emerge una visione di Paese orientata allo sviluppo unitario e sostenibile mediante investimenti e sostegno ai redditi sotto la soglia di povertà strutturato per promuovere e valorizzare il lavoro. Ciò nonostante la UIL non rifiuta il confronto di merito con il Governo, anzi, assieme a CGIL e CISL lo chiede e nel contempo lancia una campagna di assemblee nei luoghi di lavoro per informare, discutere e approfondire le implicazioni di ogni singola proposta. Quando ci si trova di fronte a misure concrete si deve avere l’onestà intellettuale di sospendere il pre-giudizio sui soggetti politici che le propongono e concentrarsi sul merito delle stesse, pur sapendo che la fiducia e la credibilità dei proponenti non sono variabili ininfluenti, anzi sono parte del problema o della soluzione. L’autonomia del Sindacato dai partiti e dai governi è un bene irrinunciabile, per noi fuori discussione. Il solo modo di rappresentare e coinvolgere seriamente i lavoratori, fermo restando le responsabilità di sintesi unitaria che competono ai gruppi dirigenti delle organizzazioni sindacali. Le assemblee convocate, allo stato, vanno interpretate come una pre-mobilitazione rispetto alla eventuale emanazione di misure socialmente inique. È credibile, per esempio, la previsione del Presidente dell’Inps, Tito Boeri, secondo la quale “quota 100” per andare in pensione farà crescere il debito pubblico italiano di 100 miliardi? A carico di chi andrebbe se non delle future generazioni e dei giovani di cui spesso si parla in maniera strumentale? Non siamo tenuti a pendere dalle labbra di Boeri, il quale però ha la sua credibilità e Presiede un Istituto di previdenza pubblica che ha un peso enorme nella vita del Paese e nei suoi equilibri finanziari, al quale è ridicolo rispondere con argomenti tanto polemici quanto ridicoli. A noi interessano le implicazioni reali delle misure proposte, rispetto alle quali il ruolo dei tecnici è prezioso, ferma restando la supremazia della politica. La quale, a maggior ragione, deve assumersi la responsabilità di dire le cose come stanno e di sottoporsi alle verifiche “democratiche” delle autority indipendenti, così come all’esperienza storica che dice cose diverse dalle teorie economiche di persone che non hanno mai messo piede in un’azienda. La tesi secondo la quale le persone che vanno in pensione vengono contestualmente sostituite è smentita dalla realtà. In verità, anche nella migliore delle ipotesi, aumentano i costi e contestualmente si riducono le entrate. Non saper e non voler convivere con poteri che ne bilanciano altri attraverso istituzioni e organi indipendenti non significa altro che rifiuto della democrazia. Ragion per cui, ancora una volta, Mattarella è costretto a ricordare che “la nostra Costituzione ha creato un sistema in cui nessuno da solo può avere troppo potere. Perché questo garantisce l’unità della società". Oggi la dialettica è tra conquiste storiche da migliorare e adeguare, e l’avventura di quanti ripropongono un capitalismo/liberismo ancor più selvaggio ammantato da un sovranismo tanto stupido quanto pericolosamente reazionario. Chi ama l’Italia e la sua italianissima Costituzione... non può stare a guardare...

G.G.


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