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Non tollerano i servitori dello Stato e i garanti della “legge suprema”

I nostri governanti sono “spaventosamente” chiari solo quando devono attaccare qualcuno, minacciare e discriminare, pur di arrivare allo scopo. Il loro scopo. Adesso che i nodi delle promesse fatte vengono al pettine, si chiede a dirigenti e alti funzionari del Ministero del Tesoro di “trovare” una decina di miliardi per finanziare quello che chiamano reddito di cittadinanza, anche imbrogliando le carte. Che altro ci si può aspettare da ministri che hanno giurato su una Costituzione che non rispettano e davanti a un Capo dello Stato che volevano accusare di alto tradimento? Non vogliono capire che “il legislatore non può sottrarsi ai vincoli della Carta” e che esistono funzioni di garanzia che non possono e non devono prendere ordini dal governo. Rientra in questo clima avvelenato, per esempio, la vigliacca e propagandistica precisazione del ministro Di Maio sul “reddito di cittadinanza” da riconoscere solo agli italiani. Sono vigliacchi e sleali due volte, sia perché la distinzione più comprensibile sarebbe quella tra chi è in regola e chi non lo è, tra chi paga e chi non paga le tasse, e sia perché il governo non può decidere arbitrariamente a chi si applicano determinati diritti, rispetto ai quali i tribunali di ultima istanza, nazionali ed europei, si sono già pronunciati.

L’unica cosa chiara è la confusione politica e istituzionale rappresentata da un governo che si propone di “regolare” diversamente la vita del Paese, ma difficilmente potrà riuscirci senza creare problemi maggiori di quelli che pensa di risolvere con le sue grossolane e pericolose proposte. Se promettono benefici socialmente discutibili e finanziariamente insostenibili, per forza di cose scattano meccanismi e processi di autodifesa che lo stesso governo in carica sta sperimentando con la tensione interna tra il Ministro dell’economia Tria da un lato, Conte, Salvini e Di Maio dall’altro, nei panni dei richiedenti più deficit per finanziare i loro obiettivi politici. Chi li ostacola è un nemico da addomesticare o sostituire, in spregio alla logica istituzionale e alle funzioni di garanzia che, in quanto tali, non sono di parte, pro o contro i governi che si alternano alla guida del Paese. L’Italia ha una Ragioneria (e un Ragioniere) Generale dello Stato, a tutela della correttezza e della coerenza dei conti pubblici, fin dagli anni 20 del secolo scorso, come ha ricordato recentemente il costituzionalista Sabino Cassese, alquanto seccato nei confronti di chi pretende che i “servitori dello Stato” diventino servitori del governo. Perché si è dimesso il Presidente della Consob Nava se non per le insopportabili pressioni e dichiarazioni di sfiducia del governo nei suoi confronti? Quella che stiamo vivendo è una calma apparente da Paese che naviga senza una rotta precisa e senza progetti di sviluppo all’altezza dei suoi annosi problemi. A questo governo piacerebbe tanto cantarsela e suonarsela da solo, ma in democrazia non funziona così e presto vedremo, con la Legge di Bilancio, se verrà fuori più o meno equità sociale riguardo alle politiche attive per il lavoro, di sostegno al reddito per contrastare la povertà, alle imposte dirette e indirette, alle pensioni e più in generale alla previdenza e al welfare che, dal complesso delle misure, saranno inevitabilmente indebolite o rafforzate. Non più parole ma fatti e numeri che ricadono sulle persone in carne e ossa. Oggi siamo di fronte al tentativo di finanziare in deficit ciò che è stato promesso. Ma che bravura è quella di elargire benefici costosi, anche a chi non ne ha bisogno, destinati ad incrementare la già pesante condizione finanziaria del Paese, sulla base di vaghe prospettive di crescita prive di fondamento analitico? Un buon “padre di famiglia” può anche indebitarsi per il futuro dei figli, ma si comporta da irresponsabile se non tiene sotto controllo i suoi debiti e fa l’arrogante nei confronti dei suoi creditori. Possiamo dire che l’Italia corre questo rischio se commette l’errore di inseguire un sovranismo ingannevole e controproducente? È proprio vero che Salvini e Di Maio se ne fregano dei mercati, come demagogicamente dichiarano, o è vero il contrario? Chi governa ha sempre un margine di discrezionalità, ma un conto è dare e togliere, aggiungere e tagliare in maniera sensata e socialmente equilibrata, destinare il debito a sviluppo reale e incremento occupazionale che lo ripagano, altra cosa è operare in maniera scriteriata e tale da esporre il Paese a un futuro peggiore del già problematico presente... e noi non staremo a guardare...

G.G.


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