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Si avvicina il momento della verità

A qualcuno conviene che si parli sempre di migranti e sicurezza in termini volutamente esagerati ed esasperati, ma il vero banco di prova riguarderà l’economia e il lavoro, i redditi e le tasse, gli investimenti e il debito pubblico, le pensioni presenti e future, il welfare universale. Temi sensibili che richiedono equilibrio e volontà di orientare lo sviluppo in una direzione più sociale e inclusiva piuttosto che selettiva, liberista e individualista. In quale direzione andrà la Legge di Bilancio si comincerà a capire nelle prossime settimane con il Documento di Economia e Finanza, ma l’orientamento politico emerso nei primi 100 giorni di governo è abbastanza chiaro, e anche preoccupante. O si costringe il governo a misurarsi con i problemi delle persone e delle famiglie, dei lavoratori e dei disoccupati, oppure sarà devastante e asimmetrica spartizione elettoralistica delle risorse. Con il partito, che ha preso la metà dei voti dell’altro, che arrafferà più risorse per fare una controriforma delle pensioni contro le future generazioni.

Ed una politica fiscale finalizzata a favorire i percettori di redditi alti, a scapito della spesa sociale e delle opere pubbliche che, con la redistribuzione della ricchezza mediante le imposte dirette e indirette, hanno un rapporto di causa ed effetto. Siamo in una situazione difficile che tutte le persone consapevoli conoscono. Bisogna “aiutare” questo governo a sbagliare il meno possibile e a non imboccare strade senza ritorno, come ha invece fatto la Lega schierandosi al fianco di Orban, il quale ha trasformato l’Ungheria in un nuovo regime che si vorrebbe allargare all’intera Europa. È chiaro che ci troviamo di fronte a una cinica alleanza di potere che si nutre di convenienze reciproche e di un vecchissimo modo di far politica che appare nuovo solo a chi non ha memoria. Ma ciò nonostante e malgrado la furbizia che caratterizza i politici emergenti del momento -unitamente al ruolo oscuro che la Casaleggio e associati esercita sulla politica e sulle istituzioni-, a mio parere sarebbe sbagliato non cogliere le differenze tra Lega e 5stelle e quelle interne a questi ultimi, benchè “capaci” di cambiare idea con impressionante facilità. Sono contraddittori e pericolosi, ma ogni tanto emerge qualcosa di buono che non può lasciarci indifferenti. In Europa lo abbiamo visto con il voto sull’Ungheria, in Italia la situazione è più complessa ma ci sono temi sui quali è possibile, non dico trovare accordi, ma trovare convergenze di fatto, sì. Lo ha dimostrato la complessa vertenza Ilva, potrebbe dimostrarlo il cosiddetto reddito di cittadinanza che inevitabilmente farà emergere contraddizioni e incongruenze che a mio parere sarebbe sbagliato limitarsi a giudicare dall’esterno. Possiamo, come organizzazione sindacale dei lavoratori, mettere il reddito di cittadinanza sullo stesso piano della flat tax? Personalmente sono contrario a dare soldi in cambio di niente, penso sia devastante da diversi punti di vista, così come ritengo che ogni persona debba avere il diritto di vivere con un reddito da lavoro e il dovere di concorrere alla creazione della ricchezza di cui gode, secondo la lettera e lo spirito dell’art. 4 della nostra Costituzione. Il valore morale, sociale e costituzionale del contrasto attivo alla povertà, tramite strumenti simili al reddito di cittadinanza, è diametralmente opposto alla flat tax e questo dato di fatto non può lasciarci indifferenti. Il pericolo quindi è insito nella logica spartitoria che mira a suddividere pariteticamente un certo numero di miliardi all’una e all’altro. Logica che si tramuta in finanziamento pubblico delle rispettive campagne elettorali in vista delle elezioni europee. Altro che politica economica e sociale, sviluppo sostenibile e interesse nazionale. Sarebbe una gigantesca lottizzazione delle finanze pubbliche. Le prossime settimane e i prossimi mesi saranno di straordinaria importanza per il futuro dell’Italia. Noi vogliamo e dobbiamo esserci, anche se non sarà facile. Il Paese ha bisogno di una sana e vigorosa opposizione non solo politica, ma anche sociale. Ne ha bisogno la democrazia, ne hanno bisogno l’Italia e la Giovane Europa. Servono salutari cambiamenti, non certo svolte regressive e autoritarie che piccoli personaggi ingigantiti dalle circostanze storiche cercano di imprimere...

G.G.


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