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Con e per l’Italia che non vuole sbandare

Lo sciopero nazionale dei lavoratori del gruppo Ilva, proclamato unitariamente da Fiom, Fim, Uilm e pure Usb rappresenta la prima robusta e motivata protesta sindacale nei confronti di un governo che tenta di usare anche questa complessa “vertenza” per fini diversi da quelli istituzionali. Segno di autonomia, non del suo contrario, nei riguardi di un ministro che, anzichè assumersi le responsabilità che gli competono, continua a rinviare con pretesti e sospetti insopportabili. Inizio della fine della luna di miele? È presto per dirlo, ma se continua con la politica del rinvio e degli annunci smentiti da nuove ipotesi e proposte, su tutte le questioni politicamente e socialmente sensibili, inevitabilmente questa avventura di governo si confermerà come sommatoria caotica e insostenibile.

I cittadini italiani d’altra parte hanno già cominciato a pagare il conto del come il governo viene “valutato” dagli investitori e risparmiatori interni ed esteri. I maggiori interessi che il nostro Stato paga sui Buoni poliennali del tesoro, saliti fino al 3,25% in seguito allo scetticismo che aleggia attorno alle “ambiguità” di un governo che non sa fare sintesi, non significano altro che un costo aggiuntivo a carico dei cittadini italiani che pagano regolarmente le tasse. Con la differenza di non poco conto che il prezzo maggiore lo pagheranno i lavoratori e i pensionati a reddito medio basso e la collettività in generale che avrà meno risorse da impiegare per investimenti, servizi e welfare. Agli italiani col portafoglio pieno, come quell’”imprenditore” di Parma che ha brutalmente violentato una ragazza di 21 anni, assieme a un nigeriano simile a lui, non dispiace riscuotere maggiori interessi, a danno degli altri italiani che glieli devono pagare. È importante focalizzare questo aspetto per far comprendere alle persone semplici che la politica economica e sociale del governo a direzione leghista non è a favore di tutti gli italiani, come Salvini vorrebbe far credere attraverso il disgraziato e cinico utilizzo che fa dei migranti, ma solo di quegli italiani che hanno più soldi di quanti ne servano per vivere bene, anche in virtù delle tasse che evadono, e ciò nonostante alzano la voce e protestano perché pretendono leggi e provvedimenti a misura dei propri interessi. Questo è il trucchetto che spetta anche a noi smascherare, proprio perché siamo autonomi dai partiti e dai governi. Proprio perchè mettiamo al primo posto l’interesse dell’Italia e degli italiani che vivono di lavoro e che sarebbero penalizzati da una politica fiscale iniqua. Lo sciopero dell’11 settembre dei lavoratori Ilva e altri “movimenti” di vitalità democratica che crescono nel Paese rappresentano segnali incoraggianti da sviluppare, purchè al centro abbiano sempre contenuti largamente unitari e condivisibili. Non serve una contrapposizione cieca e pregiudiziale, sempre e comunque. Servono proteste motivate, argomentate e comprensibili, mirate ad ottenere risposte chiare e risultati concreti come quella di far ri-nascere in Italia una grande industria dell’acciaio attraverso la conciliazione, al più alto livello possibile, del lavoro con la Salute e la Sicurezza dei lavoratori e dei cittadini. A mio parere, una protesta generale sarebbe più che motivata attorno alla flat tax e a ciò che di scardinante essa rappresenta, nel momento in cui farà il suo ingresso ufficiale nel Documento di Economia e Finanza che il governo dovrà necessariamente aggiornare entro il mese di settembre. Non basta, quindi, tornare in Piazza. Bisogna saperci tornare con le idee chiare, la più chiara delle quali consiste nella consapevolezza di una minaccia incombente all’insieme delle nostre storiche conquiste, per le quali i nostri padri spirituali hanno combattuto e pagato anche con la vita. Non è retorica, è storia vera. La manifestazione spontanea di San Babila del 28 agosto, da questo punto di vista, ha un valore notevole, nella misura in cui rappresenterà la ripartenza più matura e consapevole che non può più aspettare. Il No a Orban e Salvini non è il no a due persone che la pensano diversamente da noi, è il No a una nuova versione di fascismo di cui il filo spinato è la più terribile testimonianza, anche simbolica, di gente che osa richiamarsi al Crocifisso. È il Sì, ora e sempre, alla democrazia sostanziale, alternativa a quella cosiddetta illiberale che tramuta il governo in regime contro minoranze e avversari... Più chiaro di così...

G.G.


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