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Contro l’Europa significa contro l’Italia

In un sistema parlamentare basato su una Costituzione che delimita e bilancia i poteri di tutte le istituzioni, Governo compreso, non è possibile, anzi è vietato governare al di fuori delle leggi nazionali e sovranazionali. È quello di cui non sta tenendo conto il governo in carica, il quale tenta di dimostrare di risolvere i problemi come non sono stati capaci di fare “quelli di prima”. Fosse vero, tanto di cappello. Ben venga un governo che non piace ma fa cose buone per migliorare la vita dei cittadini italiani, che dovrebbe venire prima degli interessi particolari dei partiti. Ma ormai è chiaro che si sta giocando una partita per cambiare gli equilibri politici in Italia e in Europa a favore di una destra reazionaria che nega anche la storia. Il bersaglio grosso è rappresentato dalle elezioni europee in programma nel prossimo mese di maggio, rispetto alle quali tutte le occasioni sono buone per farsi propaganda al fine di convincere i cittadini italiani che in Europa serve una alleanza politica simile a quella che al momento “governa” l’Italia.

Siamo in un vicolo cieco? A mio parere anche peggio, come tristemente simboleggia la nave bloccata davanti al porto di Catania, dopo l’inutile e controproducente braccio di ferro con l’Europa. La quale viene irresponsabilmente indicata dal nostro governo come controparte e nemica dell’Italia. Sbandierare ai quattro venti che “dalla Diciotti non sbarca nessuno” è un’affermazione oltretutto insensata, sia perché sulla nave militare c’è anche  l’equipaggio italiano e sia perché, prima o dopo, dovranno scendere, seppure dopo una serie di violazioni gravissime da parte di un ministro che, per primo, dovrebbe rispettare la legge. Invece si comporta come se fosse il capo del governo, perché evidentemente qualcuno glielo permette. Una situazione deleteria per un Paese come il nostro che ha bisogno di aiuto, anche e soprattutto dall’Europa, la quale viene additata come causa dei nostri mali, per meschini calcoli elettorali. La strategia ormai evidente è quella di usare gli otto mesi che ci separano dalle elezioni politiche europee per aizzare i cittadini italiani contro “l’Europa dei burocrati”. A tale scopo si usano e strumentalizzano i vincoli finanziari e il problema dei migranti, in particolare, non già per ottenere il massimo aiuto possibile all’interno delle regole esistenti -e per cambiare le stesse con una coerente politica delle alleanze-, bensì per alimentare il muro contro muro funzionale al loro disegno politico. Ovvero pro o contro l’Europa, come se la Storia non avesse già “illuminato” la via verso la quale proseguire il cammino del progresso sociale e della democrazia sostanziale, la quale non è certamente quella che si esaurisce in un voto interpretato come mandato a comandare come meglio si crede. Chi governa, come chi amministra la giustizia o svolge funzioni pubbliche, non può coprirsi dietro i sondaggi per giustificare comportamenti illegali. È quello che purtroppo stanno facendo i principali rappresentanti di questo governo in maniera ormai pericolosa e ricattatoria. Al suo interno la fanno da padrone i due partiti di maggioranza, i quali, anziché governare nel rispetto delle regole, le stravolgono quotidianamente a loro piacimento. Si distoglie l’attenzione dai problemi veri e se ne inventano altri per attaccare sistematicamente chi governava prima. Il gioco è ormai scoperto. I danni derivanti da questo metodo/stile di governo cominciano ad emergere e saranno sempre più evidenti. Cosa dire della “vertenza” Ilva e della disperata volontà di uscirne vincenti politicamente, anziché assumersi le responsabilità che competono a un ministro “subentrante”? Calenda-Di Maio? Del Rio-Toninelli? Conte-Gentiloni? Impossibile, popolare o non popolare che sia, sostenere che non siamo di fronte a un cambiamento in peggio. Il governo precedente lo abbiamo criticato, anche aspramente, soprattutto riguardo alla filosofia del jobs act, a come è stata presentata e anche contraddetta con i contratti determinati esplosi come non mai, a una certa filosofia degli incentivi che ha fatto passare l’idea secondo la quale le imprese assumono a tempo indeterminato solo se lo stato ci mette dei soldi. Ciò nonostante siamo chiaramente di fronte a “una vergogna nazionale” costituita da un governo che arriva a sequestrare di fatto una sua nave, le donne e gli uomini a bordo, lo stato di diritto, le convenzioni e i trattati internazionali. È come se avessero sequestrato l’Italia e la sua Storia...

G.G.


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