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Congelare il risanamento delle periferie rivela una strategia

Ha ragione chi sostiene che se vuoi conoscere veramente una città devi andare nelle sue periferie, nei “luoghi” in cui la vita è più autentica di quel che appare nei centri storici, nelle vie del lusso e nelle moderne cattedrali del consumo. Nei quartieri più problematici, dove vivono le persone più fragili, si misura la presenza o l’assenza dello Stato, dei servici sociali, della cura e della pulizia del territorio, con tutto ciò che ne consegue in termini di integrazione e convivenza, di sicurezza e legalità, di civismo o del suo contrario. L’Italia ha i centri storici più belli del mondo, ma dal punto di vista sociale e urbanistico incuba da troppo tempo, nei quartieri più problematici, un malessere aggiuntivo alla povertà derivante dalla disoccupazione, dalla sottoccupazione e dai salari miseri. È il malessere derivante dall’abitare in luoghi trascurati, dove, con interventi mirati e neanche molto costosi, è possibile migliorare concretamente la qualità della vita dei cittadini e di quelli più deboli in particolare. Come mai, allora, il governo ha bloccato i finanziamenti già approvati per il risanamento di importanti pezzi d’Italia, dal nord al sud, corrispondenti a 96 comuni italiani?

Personalmente sono convinto che i motivi siano due. Uno riguarda la fobia di Lega e M5S nei confronti delle cose fatte dai governi Renzi e Gentiloni, a rischio di prendere delle clamorose cantonate, come in questo caso. L’altro concerne i nodi che cominciano a venire al pettine rispetto alla impossibilità di mantenere le promosse elettorali e alla conseguente necessità di rastrellare da tutte le parti, con artifici contabili e tagli compensativi, le somme necessarie per dimostrare che “procedono” sulla madre di tutte le ingiustizie sociali chiamata flat tax e sul reddito di cittadinanza che, nella migliore delle ipotesi, si tramuterà in rafforzamento del reddito di inclusione (Rei) già esistente. Insomma, è iniziata la strategia della confusione, del taglia di qua e compensa di là, a saldi di bilancio invariati o peggiorando deficit e debito pubblico, pur di farsi propaganda fino alle elezioni europee. Spetta anche a noi smascherare questa manovra, sia perché stanno giocando con il futuro dell’Italia e delle sua già fragile democrazia sostanziale, sia perché tagliare le tasse a chi non ne ha bisogno, con l’alibi retrogrado e regressivo che ciò si tramuterà in sviluppo virtuoso a beneficio di tutti, è smentito dalla storia e dalle analisi degli economisti intellettualmente onesti. Noi non siamo e non saremo mai schierati pro o contro questo o quel governo, consapevoli del fatto che quello in carica ha riscosso parecchio consenso anche tra i nostri iscritti, convinti che farà il loro interesse. Noi siamo schierati su contenuti di equità e giustizia sociale incompatibili con il taglio delle prestazioni e dei servizi sociali conseguente alla forte riduzione delle tasse ai ricchi. Possiamo girarla e rigirarla come vogliamo, siamo di fronte a un governo inimmaginabile che invece è diventato realtà e che va preso sul serio, anche per gli inquietanti condizionamenti esterni che mettono a rischio la sovranità del Paese e delle sue istituzioni. Altro che sovranismo. Qui ed ora è a rischio la nostra sovranità nazionale e chi la minaccia non è l’Europa ma qualche folle interprete di un altrettanto folle futuro, generato dalla democrazia diretta della rete, collegato con interessi e capi di governo non certo estranei alle false notizie propalate per inquinare la vita democratica del nostro come di altri Paesi. Non sarà facile, ma sono convinto che stia crescendo dal profondo del Paese la consapevolezza di trovarsi di fronte a un pericolo reale, per fronteggiare il quale non basta una sola “cosa”, una sola forza politica, un sola organizzazione sindacale. Ognuno deve mettere a disposizione quel che può e che sa fare nei contesti in cui opera, affinchè le grandi conquiste storiche non diventino ricordi sbiaditi del passato. Come sindacato dobbiamo stare sui contenuti connessi alla vita reale dei lavoratori e far capire, conti alla mano, che chi è ossessionato dalla flat tax non è dalla loro parte... anzi... sta facendo di tutto per rendersi portatore degli interessi economici e politici della parte di quegli italiani... che non abitano certo nelle periferie desolate e malmesse del nostro Paese...

G.G.


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