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Pericolosa incultura di governo

Indipendentemente dai sondaggi, favorevoli o meno, alle forze politiche di governo e, in particolare, a quella che sposa le posizioni più estreme, cresce nel Paese la consapevolezza dei pericoli che incombono sulla nostra democrazia. Passo dopo passo, proposta dopo proposta, ormai è chiaro che si punta a smantellare tutto ciò che ha dato e continua a dare significato concreto alla democrazia nel nostro Paese, incompiuta e imperfetta finchè si vuole, logora e incapace, finora, di generare lo sviluppo sostenibile di cui c’è bisogno per sanare le profonde piaghe sociali che ci affliggono da troppo tempo, ma pur sempre infinitamente migliore dei regimi autoritari e intimamente corrotti che infestano il mondo. La nostra democrazia reale, imperfetta e incompiuta, non è tuttavia un sistema di conteggio solo per decidere chi comanda, bensì un insieme di valori e principi che regolano la vita pubblica, dal quale sono scaturite le conquiste concrete di cui godono i cittadini italiani e dal quale è possibile attingere gli strumenti di resistenza e difesa propositiva dagli attacchi di chi vuole rimettere in discussione il meglio della nostra storia e delle nostre conquiste, sia in campo civile che sociale.

La memoria affievolita è un problema che limita la consapevolezza di ciò che l’Italia e l’Europa hanno realmente riconquistato liberandosi dal nazifascismo e dalla violenza legalizzata che rappresentava, ma questa è una ragione di più per avvertire la pericolosità di un governo che al suo interno ha ministri che fanno proposte chiaramente ascrivibili allo sdoganamento incostituzionale del fascismo. Una democrazia è tale, per la libertà che garantisce a tutti i cittadini, ma anche perché stabilisce cosa è vietato fare affinchè, soprattutto i più deboli, le minoranze -i lavoratori nelle imprese, le persone nella società e nella convivenza civile-, siano tutelati dal potere economico e politico. I diritti di ultima istanza, fondamentali, hanno questo grande e insopprimibile significato che rappresenta l’essenza della democrazia. Qualcosa di sostanziale che fa la differenza con i regimi e che i lavoratori in primo luogo, le organizzazioni sindacali, le forze politiche “sane” e tutte le persone di buona volontà devono difendere. Non passivamente ma attraverso la riorganizzazione progettuale di quel vasto campo che crede, come non mai, al contenuto universale e umanamente insuperabile della nostra Costituzione. Qui, a mio parere, risiede il principio/concetto autentico di Patria, di visione e sovranità nazionale rispettosa e amica degli altri Paesi, che mette al centro i diritti e i doveri in un’ottica di condivisione e convivenza pacifica. Altro che sovranismo che svende l’Italia, i suoi valori, la sua umanità e la sua cultura alla “Multinazionale della Reazione” che, pur di vincere, sdogana perfino i nazifascisti e i razzisti. Come si fa a non considerare inquietante la proposta di abrogare la legge Mancino che condanna e sanziona gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista, avanzata dal Ministro Lorenzo Fontana con l’esplicito consenso di Salvini? Una legge che semmai andrebbe rafforzata e applicata meglio, per la semplice ragione che l’odio politico a sfondo razziale o altrimenti motivato nega alla radice l’uguaglianza di tutti i cittadini, alimenta le discriminazioni e la violenza, come la storia insegna. Ormai è chiaro ed evidente che esiste un movimento sovranazionale che punta alla disgregazione dell’Europa, rispetto alla quale l’Italia è diventata terra di conquista, attraverso alleanze politiche e manovre oscure che puntano al bersaglio grosso di nuovi equilibri internazionali. Governano facendo propaganda in funzione delle prossime elezioni politiche europee in programma la prossima primavera. Ha ragione Massimo Cacciari quando sostiene che non c’è un momento da perdere. “la situazione dell’Italia si sta avvitando in una spirale distruttiva, le politiche progettate da questo governo sono gravemente demagogiche e lontane da qualsivoglia realismo accompagnate da linguaggi e valori lontani dalla nostra cultura”. Siamo ancora in tempo per la parte che ci riguarda a dimostrare di essere davvero autonomi e indipendenti dai partiti, ma non indifferenti e neutrali rispetto ai diritti civili e sociali di tutti, cioè di ogni singola persona. Questa è la vera patria: quella dei diritti di tutti e di ciascuno... a cominciare dal lavoro e nel lavoro...

G.G.


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