giovanni foto200

Medici inadeguati e medicine sbagliate

Le persone di buona volontà che hanno a cuore il presente e il futuro dell’Italia cominciano a capire che bisogna stare all’erta di fronte a una situazione interna e internazionale che rischia di provocare impoverimento umano e regresso democratico conseguente a scelte di campo non solo sbagliate ma anche controproducenti. È vero che non bisogna drammatizzare tutto ciò che non si condivide, ma siamo di fronte a fatti e pericoli reali, rispetto ai quali è necessaria la sempre valida saggezza di agire quando e fin che si è in tempo. In alcuni paesi europei che mettono il filo spinato alle frontiere, l’attacco aperto all’indipendenza della magistratura e alla libertà di stampa, tipico dei regimi autoritari, è in stato avanzato. Nello stesso momento, in Italia, si torna a parlare di sentenze politiche e si creano problemi agli organi di informazione, si demonizzano avversari e minoranze, come fanno i regimi autoritari che usano le istituzioni per consolidare il proprio potere.

L’esperienza storica insegna che lo svuotamento della democrazia e il restringimento delle libertà colpiscono tutti e soprattutto i ceti popolari ai quali si offre in pasto qualche nemico inventato. Dove vanno a finire i diritti dei lavoratori faticosamente conquistati (molto sangue versato e vite sacrificate dalle generazioni che ci hanno preceduto) quando il contesto democratico istituzionale si indebolisce? Già adesso questo problema è evidente in tutte le situazioni in cui si arriva a livelli di sfruttamento e semi schiavitù dei lavoratori senza che lo Stato trovi la forza di reprimere e prevenire questi fenomeni. E cosa c’è, appena sotto il vero e proprio sfruttamento, se non il lavoro mal tutelato e retribuito che non permette di vivere dignitosamente? Le reazioni scomposte attorno al tentativo di arginare la totale liberalizzazione dei contratti a termine -questo significa, nella sostanza, l’abolizione delle causali e i rinnovi immotivati fino a 3 anni-, accompagnate da argomenti di parte che si tenta di far passare per verità oggettive, dimostra che il disaccordo di fondo non è sulla flessibilità in sè stessa, bensì tra quella buona e quella cattiva, la quale è il nome che si da all’obiettivo delle imprese, che mal sopportano le tutele ragionevoli dei lavoratori, di avere le mani libere nella gestione del personale. Dev’essere chiaro che la precarietà/instabilità non risiede nel più che legittimo contratto di lavoro a tempo determinato, quando questo è giustificato da una reale motivazione, ma nell’abuso che se ne fa, soprattutto nei confronti dei giovani. Cosa c’è di sensato nel demonizzare le causali e il contenzioso individuale, senza dire una parola sulle diffuse illegalità e irregolarità che inquinano la nostra società e il mercato del lavoro? Certo che il lavoro nero e la pirateria contrattuale, le frodi e l’evasione fiscale e contributiva (che non è prodotta dallo spirito santo ma dal mondo delle imprese) non si eliminano dall’oggi al domani. Ma quello che colpisce è che si penalizzano due volte le vittime di questo fenomeno, cioè i lavoratori, costretti a vivere nella perenne attesa di una conferma, in virtù di norme che assecondano le preferenze delle imprese, non i loro reali bisogni. I contratti di lavoro a tempo determinato non dovrebbero costare ne di più ne di meno di quelli a tempo indeterminato, ma alla condizione (già furbescamente negata dallo stesso ministro proponente) che vengano reintrodotte delle sensate causali in grado di dare una risposta al perché si assume in un modo o nell’altro. Alla fine, quando questo “decreto dignità” sarà pubblicato nella Gazzetta ufficiale e si potrà finalmente leggere, saremo costretti a dire che è sempre meglio di niente, ma è chiaro che il tentativo di annacquarlo ha già prodotto i suoi effetti. Con questi medici e queste medicine è difficile far risorgere l’Italia. Eppur tuttavia si cominciano ad avvertire incoraggianti segni di risveglio di fronte ai pericoli derivanti da una generale regressione democratica che usa cinicamente i migranti per distogliere l’attenzione dalla politica economica e sociale implicita all’interno di misure fiscali che colpiscono i ceti popolari a vantaggio di “quanti” stanno già più che bene. Piano piano lo capiranno, almeno in parte, anche quelli che per rabbia e rancore si sono rivolti ai medici senza arte nè parte che propinano medicine sbagliate e dannose per la salute dell’Italia presente e futura...

G.G.


Stampa   Email