giovanni foto200

Risolveranno o creeranno problemi?

Come Sindacato dobbiamo andare oltre la scontata speranza che il governo faccia qualcosa di buono, a prescindere dalle nostre opinioni personali. Andare oltre, significa valutare razionalmente programmi, fatti e comportamenti che incidono sulla vita delle persone. È da questo realistico punto di vista che, dopo i primi discorsi programmatici del Presidente del Consiglio e le prime “uscite” dei suoi due vice, è impossibile non prendere atto che siamo di fronte a un governo pericoloso. Pericoloso per la dichiarata vicinanza a personaggi e governi lontani dalla nostra cultura dei diritti e dai nostri interessi concreti. Pericoloso perché il cumulo di costose e discutibili promesse tende ad aggravare pericolosamente i nostri problemi finanziari. Chi ha buona memoria sa che “l’Unione Europea è la più grande conquista dell’umanità dai tempi dell’impero romano in poi”. Per chi si trova al governo invece è diventata la causa principale dei nostri problemi.

Scaturisce da questa fuga dalla realtà l'interesse politico di alcuni partiti/movimenti a non tentare nemmeno di risolverli ragionevolmente assumendosi le proprie responsabilità, ma a farli diventare campagna elettorale permanente per conquistare voti. Un atteggiamento spregiudicato che senza alcun dubbio fa male all'Italia, la quale, anziché stare al suo posto, tiene il piede in due o più scarpe. Questo ha fatto Conte in Canada, appiattendosi sull’inaffidabile presidente americano, portatore di un’idea commerciale  della politica, lontanissima dai nostri ideali e dai nostri interessi concreti. Trump mette il dazio sull’acciaio e noi ci accodiamo sulle sue posizioni continuando a rinviare la decisione sull’Ilva che nonostante tutto altri ci invidiano tanto da essere disposti a pagare miliardi per prendersela. Altro che democrazia diretta. Siamo di fronte ad un opportunistico e avventuroso approccio ai problemi, che rischia di ricadere anche sulle organizzazioni sindacali, alle quali troppo spesso si addebitano responsabilità e ritardi della politica. Le leggi non le fa il sindacato e senza una buona legislazione di sostegno è impossibile ricomporre la filiera del lavoro secondo equità e giustizia, anche retributiva. Se si facesse chiarezza in questo senso non esisterebbe il problema del salario minimo e della pirateria contrattuale che è figlia della cattiva politica, non già dei limiti e dei ritardi del sindacato, che ci sono ma non riguardano l’odioso fenomeno del dumping contrattuale e retributivo. Possiamo aspettarci da questo governo qualche buona modifica legislativa? Certo che sì e la dobbiamo pure “sollecitare”. Ma intanto dobbiamo attenerci alle cose che si fanno e alle pubbliche dichiarazioni. Quando Di Maio sostiene che “la ricetta per far decollare le imprese è lasciarle in pace” fa una scelta di campo di stampo liberista che oltretutto contraddice la promessa di ripristinare l’art. 18 fatta in campagna. A quale Di Maio dobbiamo credere? Rimetteranno la causale nei contratti a termine? Dobbiamo credere a chi  vuole chiudere l’Ilva o a chi la vuole risanare e rilanciare? Di chiaro non c’è quasi niente. Questo è l’esito “finale” del 4 marzo che corrisponde con l’inizio di una storia di governo tutta da scrivere benchè politicamente orientata. Cosa c’è di nuovo riguardo allo storico squilibrio Nord-Sud, rispetto al quale l’Europa non c’entra un bel niente? Cosa dobbiamo aspettarci da un governo che incorpora simpatia e attrazione verso un politico che in Russia ha creati  “il sistema capitalistico più selvaggio del mondo”? Hanno mai speso una parola di simpatia e sostegno verso il giovane avvocato russo Alexei Navalny che entra ed esce continuamente dal carcere sol perché contesta il gigantesco sistema di potere messo in piede da Putin? Per quale ragione non dovremmo preoccuparci da un Governo che si lascia attrarre da uomini e modelli che nella sostanza sono delle “mezze” dittature? Tutti i Paesi meritano rispetto e pari dignità ma il rispetto è sempre reciproco e per esigerlo dagli altri bisogna avere le carte in regola. Le hanno i politici che oggi rappresentano l’Italia in Europa e nel mondo? Gentiloni era rispettato da tutti e lo stesso Renzi aveva chiesto, con buone ragioni, di subordinare gli aiuti all’Ungheria di Orban all’accettazione delle quote di immigrati che questo signore non voleva e non vuole ancora prendere, a danno diretto dell’Italia. Come mai è così simpatico a Salvini? Eppure la democrazia in Ungheria è ridotta ai minimi termini...

G.G.


Stampa   Email