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Dall’impeachment al giuramento: incredibile ma vero

Il Governo che desiderava e suggeriva il politico statunitense di estrema destra, Steve Bannon, alla fine è nato, per effetto di un accordo di potere a due, chiamato “contratto”, di cui in campagna elettorale nessuno aveva parlato. Erano culturalmente e geneticamente diversi e su fronti contrapposti, si ritrovano spregiudicatamente insieme, per fare cosa lo vedremo alla prova dei fatti e non più delle parole. Di sicuro abbiamo capito che sono capaci di tutto e da questo scaturisce la composta e riflessiva inquietudine di chi sperava in un cambiamento diverso da quello che si prospetta. Un Governo definito politico, presieduto da un estraneo alla politica, destinato più a ricevere “indicazioni” su cosa fare o non fare che a dirigere e coordinare l’attività di governo. Un accordo all’interno del quale il peso della Lega è stato maggiore del partito che ha preso il doppio dei suoi voti, a riprova di una serie di anomalie che, prima o dopo, metteranno in evidenza la natura regressiva del tanto sbandierato governo del cambiamento.

Non perché al suo interno non vi siano delle dignitose presenze che potranno anche fare qualcosa di buono che eventualmente non mancheremo di apprezzare, ma perché sui temi sensibili dal punto di vista politico e culturale, economico e finanziario, nonché civile, il reazionario Salvini, sommato al tanto giovane quanto spregiudicato Di Maio, fa presagire il peggio e non il meglio. All’accordo finale che ha fatto nascere il governo Lega-M5S, infatti, si è arrivati dopo la gravissima e grottesca minaccia di impeachment nei confronti del Presidente Mattarella, a misura della reiterata miseria morale dei proponenti. Reiterata perché, ci aiuta la memoria, segue di qualche anno quella altrettanto folle e disperata nei confronti dell’ex Presidente Giorgio Napolitano. Un record di demagogia difficilmente uguagliabile che ci aiuta a capire qual è la posta in gioco e cosa significa poter contare su istituzioni democratiche di garanzia, non surrogabili dalla magica rete o dai gazebo. Quale cultura e pratica di governo ci si deve aspettare da una forza politica che pensa di servirsi delle Istituzioni di garanzia anziché rispettarle? Cosa potrà fare chi dichiarava di non volersi alleare con nessuno, assieme a una Lega tanto liberista in campo economico quanto chiusa e reazionaria in campo sociale e civile? Anche un po’ fascista? A mio parere sì, come si può esserlo, oggi, in Italia e in Europa, soprattutto sui diritti umani e civili, a imitazione del modello Orban, il quale teorizza una identità/purezza etnico religiosa coerente con il razzismo e il nazionalismo di vecchio stampo piuttosto che con i valori costituzionali della convivenza. Non c’è democrazia senza convivenza nella diversità riconosciuta e riconoscibile in natura e per cultura e non ci sarà mai pace e coesione sociale se non si afferma, senza infingimenti, che prima di tutto viene la persona. Dopodiché la natura dei problemi è tale da richiedere sempre una assunzione di responsabilità riguardo al come si affrontano e si ritiene di “risolverli”. La ruspa di Salvini, “le famiglie gay non esistono” del neo ministro Lorenzo Fontana, la legittima difesa all’americana che si tramuta in una carneficina legalizzata, dimostrano che dietro il “prima di tutto vengono gli italiani” c’è il prima di tutto vengono quelli che stanno fin troppo bene, i vecchi e sempiterni conservatori che non amano il cambiamento vero e appoggiano il cambiamento del cambiamento che si tramuta in regressione politica, economica, sociale e civile. Che altro è la flat tax se non questo? Abbiamo capito di che pasta sono fatti i “nuovi” governanti. Alleati per sommatoria di obiettivi contraddittori, difficilmente realizzabili senza provocare ulteriori danni. La parola cambiamento ormai non significa più nulla di preciso, ma se viene sbandierata dai capi partito che sono voluti entrare nel governo con la volontà di applicare alla lettera la parte del programma che interessa a ciascuno dei due contraenti, non può non preoccupare. E se il buongiorno si vede dal mattino, tutto si può fare, tranne che stare a guardare e giudicare... Il Sindacato, la UIL, c'era e ci sará...

G.G.


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