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Non sarà facile uscirne

Il Governo Lega 5 Stelle non è chiaramente definibile e ancor meno lo è il Presidente del consiglio Giuseppe Conte che impareremo a conoscere strada facendo, anche se ha già provveduto a presentarsi “modestamente” come avvocato difensore dei cittadini italiani. A quali cittadini italiani si riferisca non si capisce bene, ma anche questo lo capiremo meglio man mano che dalle parole si passerà ai fatti: a cosa sarà data la priorità, al come si affronteranno i problemi, sia a livello nazionale che in Europa e nelle istituzioni internazionali. Dire che questo governo non è chiaramente definibile non significa ignorare da chi è composto, sottovalutare gli obiettivi che si prefigge di raggiungere e i rischi ad essi connessi, già ben evidenziati dalle indegne “pressioni” esercitate nei confronti del Presidente della Repubblica. Le quali sono destinate a proseguire nell’azione di governo, nel momento in cui emergerà il problema della copertura finanziaria, del rispetto e della eventuale modifica dei trattati europei, della governabilità del debito pubblico.

Dire irresponsabilmente che ce ne freghiamo dell’Europa e facciamo il contrario di quel che ci “raccomanda”, come se si trattasse di una controparte e non della casa comune che abbiamo contribuito a costruire, può farlo Salvini, ma non lo può accettare il Presidente della Repubblica che si rende conto delle conseguenze alle quali l’Italia andrebbe incontro nel caso in cui questo disegno dovesse realizzarsi. Un conto è chiedere rispetto e pari dignità all’interno delle istituzioni europee di cui facciamo parte, altra cosa è fare propaganda ostile e presentarsi con posizioni, richieste e ministri che fanno emergere una pericolosa volontà di rottura destinata ad aggravare i problemi dell’Italia e degli italiani più deboli. Il cambiamento che s’intravede non ha nulla di virtuoso e anche i mercati finanziari, che sono più apolitici di quanto si creda e non si commuovono di fronte a nessuno, hanno cominciato a reagire lasciando immaginare cosa potrebbe succedere nel caso in cui l’Italia andasse fuori strada. Il governo Conte è oggettivamente pericoloso sia perché Salvini e Di Maio non hanno nessuna esperienza e cultura di governo, sia perché il costo complessivo del loro contratto è tanto insostenibile quanto iniquo, sia perché non regge politicamente che il Presidente del consiglio possa dirigere e coordinare chi lo ha “nominato”. Oltretutto è anch’egli privo di esperienza politica. Andare fuori strada in queste condizioni è facile, ed è esattamente quello che bisogna evitare. Lo può e deve fare solo Mattarella? A mio parere no, serve il contributo di tutti, delle persone e delle organizzazioni più consapevoli della posta in gioco. Per quanto ci riguarda bisogna ri-caricarsi di sana autonomia e lavorare per smontare la carica antisociale contenuta in alcuni punti del programma di governo e in particolare sulla flat tax. Questa, in un colpo solo, annullerebbe storiche conquiste e aggraverebbe gli squilibri strutturali del Paese, malamente e solo teoricamente compensati dal cosiddetto reddito di cittadinanza, allo stato mal concepito e finalizzato, destinato prima o dopo a confluire nel più serio reddito d’inclusione, per funzionare il quale servono politiche attive e coinvolgenti i corpi intermedi realmente rappresentativi. Tra l’altro bisognerebbe chiedere al “ragazzo di Grillo” come mai, pesando quasi il doppio della Lega, i 5 Stelle accettano di mettere sulla flat tax una somma nettamente superiore di quella che serve per il reddito di cittadinanza. E come mai accettano di capovolgere la piramide sociale regalando soldoni ai benestanti che non ne hanno bisogno, a scapito della salute e del welfare dei cittadini più fragili. Quanti voti ha preso Salvini per imporre una misura così iniqua e sostanzialmente non costituzionale? In verità siamo di fronte a una filosofia dello scambio che sancisce un accordo di potere sulle spalle del Paese, a beneficio “politico” immediato dei contraenti, pronti a governare facendo propaganda e prolungando la campagna elettorale. Quando finirà questa “guerra incivile”?

G.G.


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