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Ce la faranno a governare… bene?

In nome del cambiamento è facile conquistare il potere, molto più difficile e talvolta impossibile, governare un Paese se non si hanno le idee chiare su come riempire di contenuti economici, sociali e culturali, questa magica parola. Se poi chi conquista il potere non ha nemmeno una classe dirigente all’altezza, l’impresa diventa impossibile e si rischia di tornare indietro. Non è certamente quello che dobbiamo augurare all’Italia, cioè a noi stessi, ma il governo 5Stelle-Lega presenta margini di ambiguità tali da far temere un pasticcio senza capo ne coda, in linea con le contraddittorie promesse delle rispettive piattaforme elettorali. Un governo che per nascere ha bisogno del “nulla osta” di Silvio Berlusconi e di un Presidente del Consiglio distante da due partiti che si “alleano” ma non si fidano l’uno dell’altro, ha una connotazione di ambiguità che somiglia più all’avventura che al programma/progetto di cui l’Italia ha bisogno.

Il governo che doveva essere già nato forse nascerà nelle prossime ore o nei prossimi giorni, ammesso di non trovarci di fronte a novità e svolte tipiche di chi, non avendo cultura politica, è disposto a fare tutto e il contrario di tutto pur di attestarsi su posizioni di comando. Un ragazzo come Di Maio, senza esperienza di vita e gavetta politica alle spalle, che arriva a sostenere “io alla presidenza del consiglio, a te (Salvini) tutto il resto”, che altro dimostra se non una regressione sconcertante della politica che il Paese rischia di pagare a caro prezzo? E chi, alla lunga, rischia di più, se non chi vive solo di lavoro, di servizi pubblici e sociali che, in un modo o nell’altro, hanno bisogno di un sistema fiscale orientato alla redistribuzione della ricchezza a favore degli esclusi e di chi non ha il necessario per vivere dignitosamente? Lo scetticismo, allo stato, è più che fondato, ma non equivale al pre-giudizio definitivo nei confronti del nuovo governo e di chiunque ne sarà il Presidente del Consiglio. Anzi, trovandoci di fronte al “mai visto” nella storia repubblicana e democratica del nostro Paese, sarà bene sospendere per un “attimo” il giudizio e vedere cosa farà o non farà, e come, riguardo ai principali problemi in Agenda. D’altra parte se è vero che questi non si risolvono con la demagogia e le promesse campate in aria, è anche vero che non si risolvono nemmeno facendo finta di affrontarli, come l’incremento della disuguaglianza e della povertà degli ultimi anni dimostra. Produrre e distribuire ricchezza in modo equilibrato e socialmente sostenibile è il problema dei problemi rispetto al quale il liberismo economico e finanziario è più causa che soluzione, ma non sembra sia questa la maggiore preoccupazione delle due forze politiche che, in senso relativo, hanno vinto e stravinto le elezioni ma non fino al punto di poter governare da sole. Forse adotteranno misure di distrazione di massa tipo “la legittima difesa” che già esiste e può contribuire ad alimentare il commercio legale è illegale di armi; di accanimento nei confronti degli immigrati regolari e “irregolari”; di ristoro momentaneo nei confronti di chi non ha lavoro e nessuna speranza di trovarlo; di riduzione delle tasse anche a chi non ne ha bisogno e anzi dovrebbe contribuire a una più equa redistribuzione della ricchezza. Può darsi perfino che correggeranno qualche contraddizione relativa al cosiddetto Jobs act, che doveva favorire i contratti di lavoro a tempo indeterminato e invece ha liberalizzato quelli a tempo determinato con l’assurda eliminazione della causale. Insomma, può starci che ci stupiranno. Perché dobbiamo negarci questa speranza e la possibilità di cambiare idea sulla pericolositá del tandem che s’appresta a governare l’Italia? Com’è possibile per due forze politiche che prima si attaccavano ferocemente? Il potere fa miracoli, scopriremo presto a vantaggio di chi. Di giorno in giorno, chiesto e concesso da Mattarella, siamo ancora in attesa che il governo si formi e prenda forma con i fatti che contano più delle parole...

G.G.

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