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UIL Lombardia: un congresso che lascia ben sperare

In attesa di una normale maggioranza di governo che vincitori e vinti difficilmente riusciranno a generare, in virtù della brutta politica prodotta negli ultimi anni, la stagione congressuale della UIL si avvia verso la tappa conclusiva del Congresso Nazionale di Giugno. Anche il Sindacato, anche la UIL ha bisogno di curare le sue fragilità, i suoi ritardi e i suoi problemi, se vuole stare al passo con i tempi. Per questo servono due cose apparentemente contraddittorie: essere riflessivi e tempestivi. Essere veloci e per il cambiamento non significa nulla se non è chiara la direzione di marcia, se non sono chiari i presupposti culturali e gli obiettivi concreti conseguenti. Così come serve a ben poco avere delle buone idee e intenzioni se non si è in grado di strutturarle dinamicamente nella vita reale e nel “mercato sociale” di cui facciamo parte. Il quale, però, di tutto ha bisogno tranne che di essere concepito in chiave commerciale, solo quantitativa, come competizione intrasindacale a scapito della qualità del confronto con le nostre naturali controparti.

L’unità sindacale aveva e mantiene il suo valore insostituibile, da non concepire mai al di fuori del suo significato concreto. Al Novotel di Milano Nord Ca’ Granda si è svolto un congresso ricco di contenuti e di buoni propositi che potranno svilupparsi se ciascuno di noi, ciascuna categoria, struttura territoriale, Caf e Ital, lavorerà in sinergia con le altre, con un sentimento di organizzazione che deve farsi carico anche delle sue fragilità e dei suoi vincoli finanziari. La UIL non è in grado di fare tutto quello che ciascuno di noi ritiene giusto fare, nell’ottica circoscritta del proprio territorio e della propria categoria, a prescindere dai precitati vincoli e dalle responsabilità legali. Crescere significa anche distinzione e rispetto dei ruoli, nella consapevolezza che i problemi dell’organizzazione sono problemi di cui tutti devono farsi carico. Regionalizzare il Caf è stata un’impresa non facile e anche il modo in cui lo si è fatto richiede comportamenti conseguenti in grado di dimostrare con i risultati di aver fatto una scelta sensata, nell’interesse esclusivo dell’organizzazione. Naturalmente il congresso ha messo al centro le disuguaglianze, le pari opportunità e la qualità del lavoro che, nel loro insieme, rientrano nel modo di intendere e di vivere la democrazia, anche economica. Per noi è sostanza e partecipazione, per altri solo forma e procedura che possono legittimare anche le più clamorose iniquità, perché questo è il mercato e così va il mondo. No, no e no. Sì, sì e sì a norme di convivenza civile che sanciscano una uguaglianza di base che non c’entra nulla con le legittime differenze riguardanti il merito, la bravura, la creatività, il talento delle persone. E d’altra parte, cos’è il salario minimo di cui tanto si parla se non una norma di civiltà? E per quale ragione non dev’essere considerato tale quello tabellare sancito dai CCNL di categoria? La qualità del lavoro naturalmente non riguarda solo la retribuzione, ma non può certo prescinderne e per noi la stella polare rimane l’art. 36 della Costituzione, anche e soprattutto per i giovani, anche e soprattutto per le donne: il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a se e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Chi ha il diritto di violare questo diritto? Per conto di chi si emanano norme e misure contrarie allo spirito e alla lettera della Costituzione? Riforme? Contrattazione? Impresa 4.0? Salute e Sicurezza? Danilo Margaritella nella sua ampia relazione, Luca Visentini nel suo vibrante intervento in chiave europea, Paolo Bombardieri prima e Carmelo Barbagallo nelle sue conclusioni hanno indicato la direzione di marcia. Spetta a noi ri-metterci in cammino con l’animo sereno di chi è convinto di battersi per una “Giusta causa” che ne racchiude tante altre. E visto che siamo nel mezzo di feste eccezionali come il 25 Aprile, il 1° Maggio e il 2 Giugno, credo che non ci stia male un viva la libertà con l’animo commosso verso chi ha dato la vita per conquistarla. Evviva i lavoratori di tutto il mondo con un pensiero speciale a quelli (sono tantissimi) che ancora oggi sono sfruttati e schiavizzati, evviva la Repubblica democratica fondata sul lavoro. La memoria è viva se ogni giorno, in ogni situazione e contesto produce i suoi effetti. La nostra Patria è la Costituzione.

G.G.

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