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Poverini, non ce la fanno a formare il governo...

I cosiddetti leader dei partiti che hanno vinto le elezioni sono talmente bravi che a 45 giorni dal voto siamo punto e accapo. Ognuno può interpretare come meglio crede il voto del 4 marzo, resta il fatto che vincere ma non riuscire a formare il governo somiglia più a una sconfitta che a una vittoria. Ciò si verifica perchè sulle cose da fare, sul come e con chi farle, con quale politica economica e sociale non c’è accordo. Una brutta realtà che non sorprende ma conferma che non siamo messi bene, ribadita dalla volgarità e dagli insulti degli ultimi giorni. In queste condizioni sarà un’impresa non cadere dalla padella alla brace, come certamente si verificherebbe nel caso in cui ai bisogni delle persone si rispondesse con la demagogia di governo che farebbe regredire l’Italia. Una bella patata bollente per Mattarella, ulteriormente confermata dal fallito tentativo della Presidente Casellati, conseguenza diretta dei veti incrociati e dei pregiudizi che rendono poco credibili anche le improvvise aperture dei 5 stelle nei confronti del Partito Democratico.

Il quale, per fortuna, ha perso malamente le elezioni ma non il lume della ragione e la dignità con le quali, al momento giusto, deve rientrare in partita, anche mediante la correzione della linea politica che lo ha portato alla sconfitta. Lotta alla povertà, lavoro dignitoso e ragionevolmente tutelato, equità fiscale e lotta all’evasione, appalti, sicurezza e criminalità organizzata, investimenti mirati per il lavoro e il riequilibrio sociale, Europa, immigrazione e integrazione sociale, costituiscono la piattaforma unitaria sulla quale si sviluppa o regredisce la democrazia e con essa la qualità della vita delle persone. Questa e non altro dovrebbe essere il perno dello sviluppo sostenibile che lo strapotere della finanza e un’economia succube del risultato da essa atteso hanno ridotto a funzione di un sistema squilibrato dal quale giammai potrà scaturire la coesione sociale, la quale dovrebbe essere il punto di partenza e di arrivo di un sistema sano. Questa è la nostra piattaforma permanente, dentro la quale c’è il lavoro come diritto-dovere di ogni persona. Non come privilegio per accedere al quale si deve lottare gli uni contro gli altri a beneficio di pochi che si godono i frutti e dettano le condizioni. Utopia? Certo che sì, come lo era, in passato, qualcosa che poi è diventata realtà, grazie a chi ci ha creduto e ha lottato in condizioni molto più difficili di quelle presenti. Anche a questo deve servire la memoria, al fine di non accettare come ineluttabile la perdita dei preziosi diritti personali e sindacali da concepire anche come presidio di democrazia. Se da un lato è ingiusto sostenere che siamo tornati indietro in maniera generalizzata, come dimostrano alcuni importanti diritti civili conquistati recentemente, dall’altro bisogna riconoscere che così è per quanto riguarda il lavoro, il quale non è un problema tra i tanti ma è quel tale bene che genera benessere per sè e per la propria famiglia e che, quando non c’è, produce angoscia e malessere. Chi si occupa, oggi, seriamente e con equilibrio, del lavoro e dei lavoratori? Che cultura del lavoro, programmi e obiettivi hanno i partiti che hanno vinto le elezioni? Se è vero (solo in parte) che il lavoro non si crea per decreto, è ancor più vero però che, per decreto, si può drogare l’economia e creare precarietà, come si è fatto anche negli ultimi anni. Chi può negare che, dietro questo risultato, ci siano le mani di una sola parte sociale? Adesso il Paese ha bisogno di un governo. La prova del fuoco non consiste nel saper vincere le elezioni demonizzando gli avversari ma nel tramutare i voti che si ricevono in programmi di governo che facciano vincere il Paese intero. Il Sindacato deve continuare a fare il suo lavoro, sempre in salita, ma è chiaro che un cattivo quadro politico rende ancor più difficile fare contrattazione, organizzare sindacalmente e rappresentare i lavoratori. Per i disoccupati, i lavoratori, i pensionati e quanti vivono con redditi al di sotto di quanto permette una vita “dignitosa”, la buona politica è ciò di cui vi è maggior bisogno. La sua carenza, a maggior ragione, dev’essere compensata da una forte e unitaria presenza sindacale, da esercitare nei confronti di tutte le forze politiche e del governo che prima o dopo si insedierà. Auguri al “nostro” Presidente Mattarella...

G.G.


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