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Ripartire dalla Costituzione e dal Lavoro

Scrivo il giorno prima delle elezioni, al “buio”. Lunedì 5 marzo il Paese sarà messo di fronte a una fotografia che lo rispecchia abbastanza fedelmente dal punto di vista economico e sociale e che contrasta con la sua naturale bellezza e le sue inespresse potenzialità. Non siamo più di fronte a previsioni e supposizioni ma a risultati nudi e crudi con i quali non sarà facile costruire una maggioranza di governo sensata, che non è semplice somma di numeri. E se a questo si aggiunge la mancanza di spirito unitario attorno ai valori che dovrebbero essere condivisi e invece non lo sono, si capisce di fronte a quale problema si trovi un Paese che è tornato a crescere economicamente, relativamente al fondo che aveva toccato durante l’ultima grande crisi, ma non percepisce questa faticosa risalita come riequilibrio sociale, bensì come consolidamento dei suoi storici squilibri. Situazione drammatica? No, no e no. Questo lasciamolo dire ai “distruttori” che sono già stati messi alla prova e a quelli che vorrebbero provarci, sostenendo che peggio di così non può andare.

Molto peggio di così è già andata e potrebbe ancora andare se non prevarrà uno spirito di ricostruzione che, evidentemente, richiede politici e classi dirigenti, sindacato compreso, all’altezza dei problemi vecchi e nuovi. Probabilmente nemmeno il responso delle urne basterà a riportare coi piedi per terra gli autori delle sparate demagogiche e delle mosse insensate che hanno caratterizzato la campagna elettorale. Parafrasando il detto secondo il quale ogni paese ha il governo che si merita, si può dire che l’Italia ha i “leader” e i cattivi maestri che si merita, in cima ai quali c’è l’impresentabile e “moderato”Berlusconi, il quale, tanto per ricordarci chi è, sostiene che il “il fascismo è morto e sepolto” e che “il problema è l’antifascismo dei centri sociali”, per reprimere il quale propone Salvini Ministro dell’Interno. Questa è la realtà con la quale, piaccia o non piaccia, dobbiamo ancora una volta, e in condizioni peggiori di prima, fare i conti e con la quale dovrà farli anche chi ci rappresenta al massimo livello. Realtà confermata dalle forzature e le scorrettezze nei confronti del Presidente della Repubblica, con il quale gli autori dovranno fare i conti alla luce di un pensiero già noto che ha come punto di riferimento ineludibile la Costituzione Italiana. Alla quale peraltro si aggiungono le Istituzioni Europee di cui facciamo parte, checché ne dicano gli euroscettici di casa nostra. Certo che l’Italia rischia se cade in mano ai cosiddetti sovranisti reazionari e fascistoidi che, come le tribù, esaltano la distinzione tra italiani e non ma ignorano quella tra ricchi e poveri, evasori e cittadini che pagano tutto, onesti e imbroglioni, violenti e pacifisti. Distinzione che, in estrema sintesi, costituisce la discriminante tra chi lotta per una società coesa e inclusiva e chi pensa ancora, con la testa rivolta all’indietro, che economia e finanza possano essere doganate e confinate attraverso un assurdo mix di protezionismo (dall’esterno) e liberismo (all’interno) che alberga solo nella testa di dittatori o aspiranti tali. È soprattutto grazie alla Banca Centrale Europea guidata da Mario Draghi se l’economia si è faticosamente ripresa, così come è grazie alla tenuta democratica dei principali Paesi dell’Unione europea, tra cui il nostro, se il populismo scellerato di Trump non ci ha travolto come auspicavano i “leader” del centrodestra che “culturalmente” gli somigliano. Ora siamo nuovamente alle prese con il problema della governabilità. L’incarico di formare il nuovo governo non sarà dato a chi si auto-attribuisce la vittoria, bensì, quando sarà il momento, a chi sarà in grado di formare una maggioranza e di riscuotere la fiducia di Camera e Senato. In ogni caso spetterà al Capo dello Stato valutare il da farsi. E, dopo tutte le strumentalizzazioni e le gravi offese dei cattivi maestri nei confronti dell’ex Presidente della Repubblica, sarà chiaro a tutti che Mattarella e Napolitano, sul rispetto della Costituzione, appartengono alla stessa scuola di pensiero. La vera sovranità risiede lì. Difendiamola dai “barbari” di casa nostra che la vogliono saccheggiare e svuotare. Non sarà facile, ma la l’Italia si ricostruisce solo in (e con) Europa rimettendo al centro Persona e Lavoro.

G.G.


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