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Antifascismo e antifascisti, oggi

L’antifascismo è per sempre. Non è a scadenza. È il vaccino dei vaccini che ha bisogno di richiami e di educazione permanente alla convivenza che lo alimenti quotidianamente. L’antifascismo  è necessario perché il fascismo c’è stato e i fascisti ci sono e ci saranno sempre e non tutti quelli che in un dato momento si dichiarano antifascisti sono immuni dai virus antidemocratici che la storia produce, soprattutto in tempo di crisi. Come si spiega, se non così, il fatto che tanti comunisti dichiarati, allora, si convertirono alla lega di Bossi e oggi a quella parafascista di Salvini, e tanti socialisti si dispersero in forze politiche “nuove” che tutto erano tranne che antifasciste? L’antifascismo, però, in Italia e nel “cuore” dell’Europa è di sistema, istituzionale e costituzionale, il che aiuta nei momenti difficili, ma non costituisce una garanzia assoluta. Quando Renzi afferma che “chi non è antifascista non è degno della comunità democratica” forse dovrebbe capire meglio le implicazioni di una simile presa di posizione.

È antifascista Berlusconi che nei suoi anni migliori andò a trovare a casa quando lo si indicava all’ingrosso come suo naturale erede? E a quale “cultura” politica è ascrivibile il brutto termine rottamazione riferito a persone in carne e ossa? Che cos’è l’antifascismo, oggi, a 73 anni dalla liberazione dal regime fascista e a 70 dall’entrata in vigore della Costituzione? Per essere autentico e produrre effetti deve tramutarsi in norme (che abbiamo), prevenire e reprimere ogni forma di violenza e di controllo extralegale del territorio e promuovere politiche attive che invece oggi scarseggiano a fronte di azioni di segno contrario, come quelle dei fascisti dichiarati di Casa Pound. L’antifascismo è, innanzitutto e soprattutto, educazione alla convivenza e all’uguaglianza nei diritti e nei doveri di base e, in quanto tale, implica una serie di valori che costituiscono l’essenza della democrazia sostanziale. L’antifascismo è per sua natura unitario e unificante e oggi in Italia ci sono problemi anche da questo punto di vista, come si è visto a Macerata. Nessuno sottovaluta il problema della governabilità  derivante derivante dalla “pazzesca” evoluzione della politica italiana che sembra studiata apposta per non permettere a nessuna forza politica di governare da sola. Ma siamo sicuri che sia un male in questo periodo storico? Si parla tanto di democrazia decidente o governante, ma il rischio è quello di cadere in mano a chi non vede l’ora di “comandare”, ma al di fuori dei vincoli della nostra Costituzione, dei trattati internazionali, di cui oggi non si può fare a meno, della cultura umanitaria che costituisce la grandezza dell’Italia. I veri violenti sono quelli che a tutti i costi devono individuare dei nemici per categorie: questa è la fonte del razzismo e di tutte le discriminazioni. Il Paese non si governa solo con i numeri, a nessuno si deve permettere di giurare sulla Costituzione antifascista e governare contro di essa come è già successo nella recente storia italiana. È antifascista Berlusconi? Lo sono Salvini e Meloni? Certo non vanno messi tutti sullo stesso piano ma, chi in un modo chi in un altro, stanno tutti dalla stessa parte a contrastare il passo alla sinistra di governo che, fino a poco tempo fa, veniva associata all’inesistente “pericolo comunista” e oggi viene identificata come avversario da battere con ogni mezzo. Non voterò per il Partito Democratico come ho sempre fatto da quando esiste, ma, ciò nonostante, mi auguro che il 4 marzo non crolli, anzi che prenda tanti voti, così come mi auguro che ne prenda tanti Liberi e Uguali per il quale invece voterò. L’uno e l’altro, insieme, rappresentano il cuore e l’anima del vero centrosinistra che, in questo Paese, ha fatto le cose migliori e prima o dopo, speriamo non troppo tardi, tornerà ad essere unito. In Regione, con scarsa convinzione, voterò per Gori: non sia mai detto che il centrodestra a trazione leghista continui a governare la Lombardia grazie al voto di bandiera di una parte degli elettori progressisti. A tutti piace vincere ma, in politica, alla vittoria elettorale ci si dovrebbe arrivare attraverso i contenuti e non a prescindere da questi. Personalmente sono convinto che l’impossibile convivenza all’intero della stessa casa di queste due forze politiche sia dovuta anche all’indebolimento dello spirito autenticamente antifascista, che al suo centro ha proprio la cultura della convivenza. Chi ci governerà? Fiducia nel Presidente Mattarella e che Dio ce la mandi buona...

G.G.


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