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Braccialetti e “organizzazione scientifica del lavoro”

Anziché schierarsi pro o contro i braccialetti brevettati ma non ancora utilizzati da Amazon, bisognerebbe concentrarsi sui metodi e sugli strumenti di controllo e “miglioramento” della prestazione individuale che già esistono e rischiano davvero di tramutare i lavoratori in esecutori a distanza di ordini impartiti da una “cabina” di pilotaggio. È in questa cabina che bisogna entrare per fare in modo che l’organizzazione scientifica della filiera produttiva e del lavoro, resa possibile dalla strumentazione tecnologica di nuova generazione, non sancisca uno squilibrio strutturale, ovvero il dominio della grande impresa che possiede e gestisce dati nel suo esclusivo interesse. Il sogno di ogni impresa è quello di realizzare il massimo risultato possibile con il costo del lavoro più basso possibile. Eliminare i “tempi morti” -che morti non sono, specialmente nel commercio e nei servizi, dove interagire con il cliente è necessario-, mediante una “adeguata” organizzazione del lavoro, che in termini pratici significa ritmi e carichi di lavoro stressanti

Il controllo a distanza va contrastato e non basta dire che, se non si raggiunge un accordo tra impresa e organizzazioni sindacali sulla videosorveglianza, provvede “burocraticamente” l’ispettorato del lavoro. Ma l’introduzione dei braccialetti e altri dispositivi tecnologici va oltre il concetto di videosorveglianza a tutela del patrimonio, investe direttamente il come e il quanto i dipendenti devono lavorare, cioè i carichi e i ritmi di lavoro unilateralmente precostituiti. In un certo senso, benché siamo ancora agli albori della sperimentazione, è l’opposto dello Smart Working, o lavoro agile, che realizza un punto di incontro tra impresa e persona. La differenza comunque la fanno le norme di legge e la contrattazione. Produttività e remunerazione del capitale non sono criteri e misure da accettare a scatola chiusa: devono essere compatibili con il rispetto della salute e della sicurezza dei lavoratori, nonché della contrattazione collettiva che implica il riconoscimento delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. Che le grandi imprese nazionali e multinazionali utilizzino strumenti tecnologici sempre più avanzati è nell’ordine delle cose. Così come lo è la rivoluzione silenziosa derivante dall’intelligenza artificiale che, giorno dopo giorno, cambia il nostro modo di vivere e di convivere. Ma ormai è del tutto evidente che più gli strumenti sono potenti e più bene o male possono fare. Non è solo legittimo chiedersi cosa stia producendo la tecnologia avanzata nei diversi campi in cui viene applicata e in quello centrale del lavoro in particolare: è doveroso! Ci sono principi e valori costitutivi da salvaguardare, non già per impedire il progresso ma per favorirlo attraverso il controllo democratico e sociale di questi strumenti. Esiste una qualità del lavoro, o esiste solo quella del prodotto? Il problema non lo si affronta attraverso un batti e ribatti tra supposti innovatori e ostinati nemici della modernità, bensì mediante analisi e proposte finalizzate al miglioramento della qualità della vita delle persone, che passa, anche e soprattutto, dalla qualità del lavoro. Da questo punto di vista,  Amazon ha già dimostrato il contrario, proprio attraverso i carichi e i ritmi di lavoro dettati da metodi e strumenti programmati per ottenere dal lavoro umano il massimo possibile. È una catena di operazioni veloci, funzionali alla consegna a domicilio della merce in tempi pre-determinati. Cosa diventerà il lavoro all’interno di una simile impresa quando altri e ancor più condizionanti dispositivi elettronici saranno applicati alle persone? Il progresso non si può e non si deve fermare, ma non si deve commettere l’errore di scollegare la tecnologia dal modo in cui la si impiega. Errore analogo a quello che si commette quando l’istruzione non viene finalizzata all’educazione. Insomma, la storia insegna, con le sue tragedie, che non basta essere più istruiti per essere più umani. La tecnologia è un derivato della ricerca scientifica, ignora i giudizi di valore che competono alle persone e a quelle, in particolare, che ricoprono ruoli di responsabilità. Può liberare o asservire, opprimere o alleviare la fatica umana. Il Ministro Calenda, ha fatto bene a bacchettare questa impresa sui “braccialetti”, ma deve capire e forse sa giá che non è solo questione di braccialetti. Il mondo del lavoro è pervaso da troppi “spiriti animali” che pretendono di passare per moderni innovatori ma in realtà non lo sono...

G.G.

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