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Come la Germania?

Governare con una maggioranza classica di centrosinistra o di centrodestra è sempre più difficile. Nei prossimi mesi, con tutta probabilità, l’Italia si troverà di fronte a questo problema, come ancora vi si trova la Germania che aspetta l’esito del congresso straordinario del Partito Socialdemocratico per sapere se riproporre per la quarta volta un governo composto da forze politiche che di “norma” dovrebbero alternarsi alla guida del Paese. E d’altra parte sarebbe sbagliato spiegare questo fenomeno in termini di mera conservazione e convenienza. Non è vero che sono sparite destra e sinistraconservatori e progressisti, come non pochi vanno sostenendo, anche in malafede, è vero invece che è aumentato il bisogno di assumersi comuni responsabilità, se non ci si vuole rassegnare a una contrapposizione cieca che comporta rischi notevoli per il nostro sistema di convivenza. Come si fa a rimanere indifferenti di fronte a un populismo tendenzialmente reazionario che mira ad azzerare 70 anni di storia e di conquiste?

Il giorno della memoria che il 27 gennaio celebreremo serve a ricordarci il perché abbiamo una Costituzione che ripudia la guerra e tutto ciò che la precede in termini di intolleranza e discriminazioni dalle quali dobbiamo tutelare anche le future generazioni. Resistere si deve non solo di fronte alle tragedie in corso, ma anche e soprattutto per impedire che se ne materializzino altre in virtù della nostra imperdonabile indifferenza. Se la frammentazione del consenso rende difficile comporre una schematica maggioranza di governo, non significa che viene meno la necessità di governare e di relazionarsi adeguatamente con le istituzioni internazionali. Il 5 marzo l’Italia si troverà di fronte a questo problema di non facile soluzione e il gestore principale sarà il Presidente della Repubblica che, saggiamente, si è mosso in anticipo comunicando a tutti -con il discorso di fine anno e con atti concreti che valgono più di mille dichiarazioni propagandistiche, come la “pedagogica” nomina a senatrice a vita di Liliana Segre, sopravvissuta al campo di concentramento-, che il 5 marzo non si riparte da una tabula rasa. Il compromesso tra i cristiani democratici e i socialdemocratici tedeschi è stato dignitoso e sarà di più alto profilo se questi accetteranno di continuare a governare assieme ad Angela Merkel. Da noi basta seguire la campagna elettorale e alcuni suoi protagonisti per capire che non esistono le condizioni per il governassimo di cui si parla e non pochi auspicano. Quando Berlusconi propone Salvini Ministro dell’interno, il quale si autocandida alla presidenza del consiglio, con obiettivi a dir poco imbarazzanti, non fa altro che confermare di che pasta è fatta questa accozzaglia che lui coalizza contro l’Italia sociale e progressista di cui il sindacalismo confederale e quello imperniato sulla partecipazione della UIL è parte, non per gentile concessione di qualcuno ma per conquiste storiche e vite dedicate che parlano attraverso la Costituzione. La centralità del lavoro e del welfare, dei diritti civili e sociali, ci permette di identificare con chiarezza la discriminante valoriale da cui scaturisce il modello di sviluppo per il quale lottare affinchè il lavoro sia dignitosamente retribuito e ragionevolmente tutelato in luogo dell’economia dei lavoretti e dei salari miseri che certi “esperti” fanno passare per innovazione e destino ineluttabile. Si possono esprimere riserve e contestazioni rispetto alla politica non solo economica e sociale del Governo Renzi e del Governo Gentiloni, ma bisogna dire senza mezzi termini che il Partito Democratico, Liberi e Uguali e i loro alleati effettivi e potenziali sono di un altro pianeta politico rispetto ai demagoghi che popolano il centrodestra e l’avventurosa galassia chiamata 5 stelle. Motivo di più per vivere, con il cuore spezzato e la ragione combattuta, questo appuntamento elettorale che costringe a fare scelte dolorose, anche in virtù di un’astrusa legge elettorale. E pensare che in Lombardia il nostro voto potrebbe favorire un ignorante patentato come il candidato leghista alla presidenza che ha parlato a vanvera di “razza bianca” e di articolo 3 della Costituzione, fa riflettere e preoccupa non poco. Certo, si possono anche definire moderatamente estremisti, relativamente parlando, ma sempre di quella pasta sono fatti. Qual è il livello di coscienza che dobbiamo far prevalere?

G.G.

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